La lingua madre è la costruzione del mondo

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La lingua madre è la costruzione del mondo, è la concretezza attraverso cui le forme della vita acquistano senso e si definiscono.

Poi si potranno imparare altre lingue, si potrà diventare poliglotti, ma quando tutto trema e s’ingarbuglia, quando l’angoscia dei suoni frana in un diluvio di nonsenso, la lingua madre è la sola che resta ferma a coagulare assenso e dissenso, morte e vita, essere e non essere del senso.

Ciò che sembra barbaro e impreciso a chi ascolta parlare tra madre e figlio è soltanto la diversità e l’unicità che affermano la certezza di un’esperienza dentro la quale mischiare teorie o frastuoni impropri è una violazione della dignità.

Si dice che una volta un consigliere di Carlo V suggerì al sovrano di promulgare un editto che obbligava tutti, in ogni angolo del regno, a parlare e scrivere soltanto il castigliano, in modo, sosteneva il consigliere, che immediatamente tutti potessero comprendere pienamente la fermezza delle leggi. In realtà voleva soltanto e semplicemente uccidere, cancellare la diversità, la quale è ricchezza, confronto, scontro e crescita. Il giorno in cui l’intero universo dovesse arrivare a parlare una sola lingua, vorrà dire che sarà morta definitivamente la poesia e che i cuori e le anime saranno diventati salvadanai del nulla uniforme.

Che ognuno continui a esprimersi nei suoni che gli hanno aperto la luce; che ognuno dica amore in mille e mille modi, e proprio per sottolineare quanto l’amore sia infinito ed eterno.

Dante Maffia faronotizie.it

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