Malaga 1936-1939. Il Console Italiano Cav. Tranquillo Bianchi: una “Schindler list” tutta italiana

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Malaga 1936-1939. Il Console Italiano Cav. Tranquillo Bianchi: una “Schindler list” tutta italiana

Le tremende conseguenze politico-sociali della Guerra Civile spagnola, purtroppo, rimangono tuttora un argomento scomodo che a volte nasconde una verità ancora viva nella memoria di quelle vecchie generazioni che hanno ispirato la classe politica spagnola di oggi. In Spagna, tra le tante atrocità commesse in nome di una falsa giustizia dettata da contrapposte ideologie, un nostro connazionale si oppose da solo contro una delle più tragiche ingiustizie della storia moderna. il carattere e l’umanità di un uomo straordinario ed carismatico scossero le coscienze e la ceca indifferenza di coloro che in quel periodo imponevano il loro potere di vita o morte su centinaia di persone innocenti. Stiamo parlando del Console italiano a Malaga Tranquillo Bianchi e delle sue sbalorditive peripezie per salvare innumerevoli perseguitati politici dalle esecuzioni di massa ordinate da improvvisati tribunali popolari e militari durante gli anni oscuri della Guerra Civile di Spagna.Tranquillo Bianchi nasce il 20 ottobre 1892 a Sormano, un piccolo borgo vicino al lago di Como, da una umile e laboriosa famiglia che nel 1897 emigrò nella Foresta Nera tedesca. Con grandi sacrifici della propria famiglia, Tranquillo Bianchi si laureò a pieni voti in Ingegneria all’Università, di Kalrsruhe  (D) , ma nel 1913 rientrò in Italia per assolvere agli obblighi di Leva. Grazie ai suoi studi universitari, poté quasi subito accedere Scuola Allievi Ufficiali di Complemento del Genio di Verona. All’inizio della 1^ Guerra Mondiale, Tranquillo Bianchi fu inviato con il grado di S.Tenente del Genio. al fronte dove, grazie ad un gesto eroico, si meritò la prima Medaglia al Valore Militare attribuita al Corpo del Genio.

Dopo la guerra Tranquillo Bianchi lascia l’Esercito ed viene assunto dal Ministero degli Esteri come Addetto Militare e, per la sua perfetta conoscenza della lingua tedesca, destinato all’Ambasciata del Regno d’Italia a Berlino. Rimase in Germania fino al 1929, anno in cui chiese di essere trasferito all’Agenzia Consolare di Malaga.

Nel luglio del 1936 lo scoppio della Guerra Civile spagnola e la conseguente chiusura della città da parte delle forze anarchiche-repubblicane produssero uno scompiglio totale nella gestione del Consolato ialiano che si trovò isolato a gestire l’emergenza del momento, costellata da efferati fatti di sangue contro la popolazione sospettata di collaborazionismo con il bando nazionalista. Nel primo periodo repubblicano il Console Tranquillo Bianchi salvò dalla fucilazione alcuni eminenti personaggi di quella città, tra cui il Vescovo Balbino Santos Olivera, altri rappresentanti del clero e tutta la famiglia del Generale nazionalista Gonzalo Queipo de LLano y Sierra, fedele , nonchè scomodo, complice del dittatore Franco. Grazie ai suoi provvidenziali contatti con la Marina Mercantile italiana, tutti i connazionali e molte persone notabili di Malaga poterono sfuggire alla ferocia omicida degli anarchici imbarcandosi per Tangeri dove trovarono rifugio presso quelle autorità. Per queste azioni provvidenziali ed eroiche, le autorità di Malaga nel ’37 insignirono il Console Tranquillo Bianchi dell’onorificenza  “Figlio Adottivo della città di Malaga”, mentre in Italia gli veniva conferita la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare per aver messo in salvo tutte le famiglie italiane anche a rischio della propria vita. Le atrocità degli anarchici terminarono l’8 febbraio del ’37 con la resa della città alle truppe italiane di invasione del C.T.V.. Gli Italiani, subito dopo l’occupazione, consegnarono la città alle forze nazionaliste le quali, su ordine dei loro generali Mola, Franco e Queipo de Llano, iniziarono una dura e sanguinosa repressione contro i prigionieri e sulla popolazione arresa, con numerose fucilazioni di massa, vendette, condanne a morte pronunciate da tribunali fantoccio ed eseguite immediatamente dopo la lettura della sentenza, false delazioni per dispetto personale. Tali sanguinose repressioni e spirito di vendetta sui vinti suscitarono lo stupore e lo sdegno degli ufficiali italiani che non riuscivano a comprendere e a giustificare simili livelli di violenza e punizione. Questo, per disgrazia, fu la norma generale in tutta la Spagna conquistata dai Nazionalisti. Si iniziò ad utilizzare sistematicamente il metodo della terra bruciata per eliminare qualsiasi possibilità di ripresa del nemico, il quale, a sua volta, poteva rappresentare un ipotetico pericolo fisico per la sicurezza dei nuovi occupanti. Non ci si rendeva conto che una violenza ingiusta, smisurata ed indiscriminata avrebbe esacerbato nei vinti un inarrestabile desiderio di vendetta che avrebbe devastato per decenni le coscienze degli spagnoli. I comandanti del C.T.V. non poterono far altro che prendere le distanze da simili efferatezze e informarono i loro superiori di quanto avveniva nei territori occupati.

In questo clima di ferocia e terrore, l’Agente Consolare italiano Tranquillo Bianchi, mise in atto una piccola “Schienderlist” tutta italiana che funzionò sia con la Malaga in mano al Fruente Popular, e sia quando le truppe nazionaliste ebbero il controllo della città dopo il febbraio del ’37. 

Dopo la caduta di Malaga, durante le efferate operazioni di “limpieza” dei Nazionalisti, il Console Bianchi , grazie alle sue personali conoscenze e forte della gratitudine guadagnata con la fuga del Vescovo e della famiglia di Queipo de LLano, riuscì ad intercedere con le autorità militari per salvare centinaia di abitanti di Malaga arrestati e condannati a morte dai tribunali militari di occupazione.

Al portone di ingresso del Consolato d ’Italia si formarono interminabili file di persone che tentavano di chiedere aiuto all’unica persona che avesse avuto il coraggio di opporsi a simili crudeltà. Accompagnato dal suo autista, a bordo di una vettura decapottabile che gli abitanti di Malaga chiamavano scherzosamente “la bañera” (vasca da bagno), il Console Tranquillo Bianchi, forte delle proprie protezioni agli alti livelli del regime, percorreva di notte le oscure strade cittadine dove si avevano sporadiche notizie delle fucilazioni dei prigionieri per poterne salvare quante più persone possibili, caricandole sulla vettura e dandogli rifugio in casa propria e nei locali del Consolato italiano. Dopo le inascoltate ammonizioni del Console Generale a Siviglia di non intromettersi in affari che esulavano dalle competenze diplomatiche, il Governo italiano nel 1940, per motivi di opportunità, decise di rimuovere il Console Tranquillo Bianchi, affidandogli il Consolato Generale di Belo Horizonte in Brasile.  Alla fine del gennaio 1942, le relazioni diplomatiche con i Paesi dell’Asse Roma-Berlino-Tokyo furono drasticamente interrotte dal Brasile e pertanto il Console Tranquillo Bianchi fu inviato a dirigere la rappresentanza diplomatica ad Agen (Bordeaux), in territorio d’occupazione tedesca in Francia ove si era aggregata una cospicua comunità di connazionali emigrati per lavoro in quella regione.

Nel settembre 1943, all’indomani dell’Armistizio, trovandosi in territorio controllato dalle truppe naziste, la Gestapo fermò il Console Bianchi per conoscere se intendesse rimanere al fianco dei tedeschi sotto la Repubblica di Salò oppure, come traditore dell’Alleanza italo-tedesca, essere deportato in Germania insieme alla moglie e figli. Dopo una sofferta meditazione e consapevole delle conseguenze che avrebbero dovuto soffrire i propri familiari, il Console Bianchi con coraggio dichiarò di mantenersi fedele al proprio giuramento verso il Re e la Stato italiano. Pertanto furono tutti trasferiti a Toulose per poi essere tradotti in treno a Parigi, prima della deportazione finale in Germania. 

La stessa provvidenza che in Andalusia animò Tranquillo Bianchi a salvare tante vite umane si presentò nelle vesti di un monaco incontrato per caso durante una breve sosta ad una stazione ferroviaria verso il confine: guardato a vista da un ufficiale delle SS, Tranquillo Bianchi si siede per un caffè a fianco del prelato nel piccolo bar della stazione, quando si accorge che questi era di lingua spagnola. Senza farsi comprendere dall’ufficiale tedesco, il nostro diplomatico chiede nella lingua del sacerdote di far pervenire al Generale Queipo de LLano, in Spagna, il messaggio che sta per scrivere . Con un sotterfugio, Tranquillo Bianchi prende una salvietta di carta del bancone e vi scrive in spagnolo «Gonzalo, mi trovo nella stessa situazione della tua famiglia nel ’36. Sono in Francia contro i tedeschi, Fai qualcosa per noi! La Primula Nera» , piega il foglietto e lo nasconde sotto il bicchiere del prelato, il quale dopo aver visto allontanare il treno si accorge del messaggio in codice. Come scritto in un copione di un film, dopo due settimane giunge un telegramma dal Comando tedesco che ordina di rilasciare il Console e la sua famiglia, liberi di raggiungere la Spagna sotto la protezione di Franco, amico della nazione germanica.

Nella penisola iberica Tranquillo Bianchi sfruttò le proprie conoscenze per aprire e gestire un proprio ufficio di rappresentanza commerciale, fin quando nel 1950  accettò  una proposta del Ministero degli Esteri italiano di aprire una agenzia consolare onoraria in Argentina nella cittadina di Moreno a circa 50 km. da Buenos Aires. Fu l’inizio di una nuova epoca per la famiglia Bianchi che, senza non poche difficoltà, si adattò presto al recente scenario legato alla vita dei nostri emigranti in Sud America. Purtroppo nel 1964 un fatale e banale incidente al casello ferroviario di Moreno pose fine alla straordinaria e rocambolesca esistenza del Console Tranquillo Bianchi che morì lontano dalla madre Patria, mentre rincasava dal suo ufficio in sella alla sua bicicletta.[4] Una vita dedicata al lavoro e al prossimo, la lontananza dall’Italia e le difficoltà di riconoscere la sua umanità ed il suo coraggio per ciò che avvenne in un periodo storico ancor’oggi da molti considerato “scomodo“, han fatto sì che le sorprendenti vicende del Console Tranquillo Bianchi cadessero nel dimenticatoio della Storia. 

Ma ancora una volta, come se tutto fosse diretto da un provvidenziale regista occulto, uno scrittore, nipote di un condannato a morte dai Tribunali di Guerra dei nazionalisti e per ben due strappato volte alla fucilazione dal Console Bianchi ( forse ancora vivo se la terza volta non fosse stata anticipata l’esecuzione per eludere la caparbietà del nostro eroe) inizia nel 1991 per proprio conto una attenta indagine sui fatti di Malaga che lo portarono dopo circa 20 anni a incontrare la figlia, Lilia Bianchi, anch’essa titolare del Consolato Onorario d’Italia a Moreno (Buenos Aires). Da questa sua avventura ispano-argentina a novembre del 2018 viene pubblicato il libro di Antonio Olea Peréz intitolato “Tranquillo Bianchi – El cónsul italiano de la Guerra Civil en Màlaga”. Con dovizia di particolari inediti e con trasparente obiettività intellettuale finalmente vengono descritti con coraggio moltissimi episodi inquietanti riportati alla luce dai sopravvissuti e dai loro familiari che ancora adesso non hanno dimenticato il terrore e l’omertà di quei momenti bui della Spagna “de entreguerras”. Oltre alle raffinate riflessioni dell’autore, l’opera racchiude una garbata ed affettuosa biografia sul nostro personaggio scritta nel 1988 dalla secondogenita Lilia Bianchi con cui il lettore può cogliere, con gli occhi affascinati di una figlia, il singolare carattere del “Console italiano a Malaga” e conoscere la vera storia di un eroe italiano, ammirato e poi dimenticato dagli stessi sostenitori. A Malaga la pubblicazione del libro sul Console Italiano sta suscitando un crescente interessante e curiosità sui personaggi e ambientazioni dell’epoca, aiutando a riconsiderare alcuni fatti del periodo in questione sotto una prospettiva più ragionata, più pacata e chiara allo stesso tempo.

L’auspicata traduzione in italiano della biografia spagnola potrà essere una delle leve iniziali che riporteranno in superficie le eroiche vicissitudini del Console italiano a Malaga Tranquillo Bianchi, protagonista del suo tempo ed esaltante esempio di coraggio e lealtà per le generazioni future.

Articolo del S.Ten. CC Pil. (R) Giuseppe Coviello

Presidente della Sezione Estera  UNUCI Spagna/Isole Canarie

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