Nacque in Italia la “leggenda nera” che aleggia sulla Spagna e si diffuse in tutto il mondo

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Nacque in Italia la “leggenda nera” che aleggia sulla Spagna e si diffuse in tutto il mondo

In tutte le guerre o lotte tra popoli, paesi, imperi, è inevitabile che esploda la battaglia dell’informazione tra i contendenti. Lo vediamo anche oggi, dove subiamo, quasi impotenti, le conseguenze della moderna dis-informazione e delle “fake news”. Solitamente, il fenomeno tende ad affievolirsi, se non addirittura a scomparire, una volta che i drammatici eventi giungono alla loro più meno “naturale” conclusione. Ma non è questo il caso della “leyenda negra” antispagnola, che nel corso dei secoli è stata chiamata in causa dai vari oppositori ai governi ed interessi nazionali che si sono succeduti sul territorio spagnolo.

Secondo laleyenda negra”, la Spagna era una nazione ignorante, fanatica, protagonista assoluta delle crudeltà inquisitorie, assassina, nemica del progresso e della modernità. Come concetto storico, la “leyenda negra” esiste fin dall’inizio del XX secolo, quando Julián Juderías ne parla per la prima volta nella sua opera La leyenda negra y la verdad histórica, anche se altri ne datano l’origine durante una conferenza tenuta a Parigi da Emilia Pardo Bazán nel 1899. Se Juderías viene riconosciuto quasi all’unanimità come il responsabile di aver convertito la narrazione propagandistica antispagnola in un concetto storico riconoscibile, anche fuori dalla Spagna si pubblicano studi rigorosi a riguardo. In particolare, lo storico svedese Sverker Arnoldsson, pubblica nel 1960 uno studio su quel fenomeno che lui stesso definì “la maggior allucinazione collettiva dell’Occidente”, situandone l’origine non nei Paesi Bassi, durante il Regno di Filippo II, bensì in Italia, nel XIV Secolo. L’egemonia aragonese nel Mediterraneo e nell’Italia dell’epoca provocava odio e rivalità tra le città e i regni della nostra penisola. Quando Alessandro VI, originario di Valencia, venne eletto Papa, le rivalità interne nel Vaticano portarono alla nascita di ogni tipo di leggenda contro gli spagnoli. Questi venivano accusati di essere un misto tra ebrei e arabi, considerati all’epoca di razza inferiore, gente poco affidabile. Allo stesso modo le guerre in Italia all’inizio del XVI secolo portarono alla creazione di una simile “leggenda negra” contro la famiglia dei Borgia, accusata di ogni vizio, corruzione e malaffare. In realtà fu poi a metà del XVI secolo, con i conflitti tra Spagna, Inghilterra e Olanda, che la “leggenda nera” acquisisce forza, grazie alla diffusione della stampa, e delle prime pubblicazioni, che arrivano poi in America. In particolare, l’opera di Bartolomé de Las Casas (vescovo spagnolo impegnato nella difesa dei nativi americani) “Brevísima relación de la destrucción de las Indias”, che descrive con un linguaggio particolarmente enfatico la conquista delle Americhe, contribuisce in tutto il continente americano alla diffusione della “leyenda negra”. Il fuoco era stato acceso e bisognava solo alimentarlo con più episodi negativi, per macchiare il nome della Spagna. Tutti i paesi nemici della Spagna se ne servirono per sostenere la propria causa. Come menzionato, l’espansione aragonese nel Mar Mediterraneo rappresentava una minaccia per le città-stato italiane, come anche l’ascesa della famiglia spagnola dei Borgia, che finì per conquistare il Papato di Roma, con Alessandro VI e Callisto III e il dominio militare e politico su Napoli. Tutto questo diede alito alla creazione di leggende come quella secondo cui gli spagnoli erano barbari, marrani, incapaci di governare. Si diffuse anche la leggenda che il “Sacco di Roma”(1527), sarebbe stato compiuto solo da mano spagnola, quando invece vi parteciparono anche diversi protestanti tedeschi. Nella stessa Germania, il nazionalismo alimentato dalle guerre religiose del XVI secolo contribuì a diffondere un’immagine degli spagnoli come compari di ebrei e musulmani, bassi e scuri, acerrimi difensori del Papa, cosa che li rendeva particolarmente pericolosi per le velleità dei Principi tedeschi che ambivano a liberarsi dal dominio ecclesiastico e politico del Papato. Fenomeni simili si verificarono anche in Francia e Olanda, ma particolarmente feroce fu lo scontro tra il Regno di Castiglia e l’Inghilterra, che si fa tale verso la metà del XVI Secolo, con il Regno di Enrico VIII. Il Re dalle sei mogli si scontrò con il Vaticano, istituendo la Chiesa Anglicana. Per consolidare le sue azioni, dette vita ad una campagna denigratoria contro tutto ciò che proveniva dalla Spagna, considerandolo villano, falso e sanguinario, in contrapposizione a ciò che era inglese, quindi nobile, autentico e benevolo.

Questa rappresentazione sarebbe servita per giustificare le barbarità commesse dagli Inglesi contro i cattolici, comprese le scorribande dei pirati contro le navi spagnole e contro le città costiere della Spagna. L’attacco della “Grande y Felicísima Armada” (da noi conosciuta come “Invincibile Armata”), mandata da Filippo II contro l’Inghilterra nel 1588, avrebbe confermato la cattiveria intrinseca degli Spagnoli e la convinzione che Dio stesse con gli inglesi. La leggenda attraversò poi l’Oceano Atlantico, per trovare fertile terreno in America Latina, forse il luogo dove con maggior forza continua a persistere e ad essere alimentata. Sebbene supportata da fatti di indiscutibile atrocità, viene arricchita contemporaneamente da tante, forse troppe “libere interpretazioni” di quegli eventi che hanno portato alla “Conquista” dei territori dell’America precolombiana per mano spagnola. Oggi assistiamo in questi paesi ad una rinascita della “leggenda nera”, per mano di movimenti che si potrebbero genericamente definire di “indigenismo radicale”, e che portano a fenomeni recenti come la destituzione, o più spesso distruzione di statue e simboli che rappresentano la “Conquista spagnola” (come per esempio le statue di Cristoforo Colombo). Questi episodi si verificano oggi anche negli Stati Uniti, territorio che si rese indipendente dagli Inglesi nel 1776, per diventare presto rivale della Spagna. Nelle guerre d’Indipendenza dei paesi ispanoamericani contro la Spagna, gli USA hanno sostenuto spesso le cause ribelli, di ideologia liberale, con l’obiettivo di togliersi dai piedi uno scomodo rivale nel continente. Controllare “piccole Repubbliche” sarebbe stato più facile per gli Stati Uniti, rispetto ad un unico Stato contrapposto.

Ma i nemici non sono mai solo “forestieri”, e abitano spesso la stessa casa. La “leggenda nera” venne quindi alimentata in egual modo anche all’interno del territorio spagnolo. Nel XIX secolo venivano pubblicate diverse opere che attaccavano la Spagna e l’Inquisizione della Chiesa Cattolica, criticandone l’arretratezza e la decadenza. Alla fine del secolo scorso poi, dopo la morte di Franco e la rinascita dei movimenti indipendentisti, l’immagine, vera o presunta che sia, dello Stato centrale e oppressore alimenta ideologie e politiche che servono per attaccare la chiesta cattolica e il sistema capitalista, considerati i naturali eredi dalla “Conquista” e della “Colonización de América”.

Francesca Passini

Sitografia:

alfayomega.es; elpais.com; historiadelnuevomundo.com; pacarinadelsur.com; ruidera.uclm.es

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