TENERIFE. Le sono stati attribuiti più di 1250 miracoli a Suor Maria de Jesús , conosciuta come “la Siervita”.

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TENERIFE. Le sono stati attribuiti più di 1250 miracoli a e Suor Maria de Jesús , conosciuta come “la Siervita”. A La Laguna ogni 15 febbraio il suo corpo viene esposto al pubblico in una teca di vetro.

Il corsaro Amaro Pargo e Suor Maria de Jesús , conosciuta come “la Siervita”: due diverse esistenze che si declinano con le parole fede, avventura e ammirazione.

Un sottile misterioso filo rosso che lega le dogmatiche esperienze di una monaca con la vita avventurosa di un vero corsaro del ‘700 ci porta a conoscere due particolari personaggi di Tenerife, totalmente opposti ed allo stesso modo affascinanti. Senza la classica gamba di legno da pirata, l’uncino e l’occhio bendato, Amaro Rodríguez-Felipe y Tejera Machado, nato a Tenerife, era davvero un corsaro in quanto esibiva una licenza di corsaro concessa dal Re di Spagna. La sua ansia di conoscere il mondo lo convinse a lasciare la sua isola in tenera età, barcamenandosi in milleuno conflitti. La sua vita fu ricca di avventure emozionanti che lo portarono a diventare pirata, corsaro, “Caballero Hijodalgo”, ricevendo persino una Certificazione Reale di nobiltà con relativo scudo araldico. Venne soprannominato “Pargo” molto probabilmente per la sua agilità di manovra in mare, come l’omonimo pesce tipico delle Canarie. Commise anche delitti, si scontrò con il mitico Barbarossa e, siccome probabilmente la sua coscienza lo tormentava, si prodigò in molte opere di carità, convertendosi in religioso devoto e generoso benefattore di conventi, eremi e chiese. Amaro Pargo possedeva a Tegueste un’importante distilleria e quasi tutto il brandy che produceva veniva spedito ai porti dell’Avana e del Venezuela, ma commerciava anche il vino Malvasia proveniente dalla propria vendemmia. Ottenne grandi benefici dalla vendita del tabacco, in più di un’occasione lucrò con la tratta degli schiavi di colore che impiegava anche nelle sue tenute e uno di loro, il suo fedele Cristóbal, lo accompagnò per tutta la vita ed ora è sepolto con lui sotto la stessa lapide sepolcrale, nella Chiesa di Santo Domingo a La Laguna.

Il corsaro non si sposò mai, ma è risaputo che ebbe un figlio illegittimo con la cubana Josefa de Valdespino, discendenza questa che non volle mai riconoscere. Amaro Pargo fu generoso e lasciò una considerevole eredità alla sua morte, nel 1747, all’età di 69 anni. Durante la sua esistenza donò monete d’oro e d’argento, gioielli, sete e damaschi a favore di diverse chiese dell’isola, inclusa l’attuale Cattedrale di La Laguna. Fece molte donazioni con l’obiettivo di aiutare i più poveri di Tenerife e soprattutto per migliorare le condizioni di vita dei detenuti del carcere di San Cristóbal de La Laguna. Data la sua ingente fortuna e , come tutti i pirati che si rispettino, si crede che il suo vero tesoro sia ancora celato nell’isola di Tenerife. I resti dell’antica dimora, attualmente in rovina, sono stati rimossi pietra dopo pietra alla ricerca infruttuosa del suo tesoro che ancora molti ritengono possa essere nascosto nelle grotte marine di Punta dell’Hidalgo, a Nord dell’isola.

La fervente religiosità nella famiglia dei Rodriguez-Machado era confermata da una sorella di Amaro Pargo che condivise la propria cella con suor Maria de Jesús, altra figura emblamatica e nota alle cronache dell’epoca a Tenerife. Tra suor Maria, soprannominata la “Siervita“, 35 anni più grande di lui, e il pirata nacque un’amicizia che divenne qualcosa di più profondo, a tal punto che Amaro Pargo ottenne il permesso di visitarla nel suo convento di clausura dove intrattenne numerose conversazioni private. La vita monastica di suor Maria de Jesùs fu una continua affermazione dei suoi voti che includevano flagellazioni, digiuno e trasporto di una pesante croce di legno attraverso i giardini come atto di penitenza. Ebbe anche grandi esperienze mistiche, compresa la telecinesi in quanto, secondo quanto trascritto nei registri, una sua medaglia d’acciaio con l’immagine della Vergine della Solitudine si ricompose spontaneamente dopo essersi frantumata diversi giorni prima. Altre consorelle raccontarono inspiegabili fenomeni di levitazione ed estasi con la diffusione di una certa luminosità dal suo volto accompagnato ad un notevole aumento della temperatura corporea.

Molti furono i miracoli che Amaro Pargo attribuì all’intercessione di suor Maria, che adorò come una santa e persona amica. Egli stesso confessò di esser stato miracolato a Cuba quando stava per essere accoltellato da un pirata turco, momento in cui gli apparse in visione suor Maria de Jesús, salvandogli la vita.

Il 15 febbraio 1731, suor Maria de Jesús morì in convento e le sue consorelle testimoniarono che, prima di morire, cadde in un’estasi che durò tre giorni in cui gli occhi si schiarirono per più di 24 ore, il viso emanò una luce particolare e da dal suo corpo trasudò un liquido trasparente dal profumo del gelsomino che fu avvertito fino a diversi anni dopo, mentre sul suo fianco comparve la stimmate della lancia del costato di Cristo. La morte della suora spinse Amaro Pargo ad una profonda tristezza e interminabile desolazione. Il nobiluomo volle sostenere tutti i costi del funerale per poi isolarsi e ritirarsi tra le mura della sua tenuta di Machado, nel comune di El Rosario. Quando tre anni dopo, a sue spese, fece costruire nel convento di Santa Caterina un ricco sarcofago con tre diverse serrature, alla riesumazione del corpo i presenti scoprirono con sorpresa e meraviglia che il corpo di suor Maria de Jesús era rimasto prodigiosamente intatto come lo stesso del giorno del decesso, mentre la terra della sepoltura risultava umida e le vesti della suora si bagnate, tutti fatti accertati poi dalla Diocesi e che segnarono l’inizio di quella venerazione popolare per la “Siervita” che sopravvive ancora oggi tra i fedeli dell’arcipelago.

La storia di Suor Maria de Jesús de León Delgado , nata il 23 marzo 1643, quarta figlia di un umile matrimonio di El Sauzal, sembra tratta da una sceneggiatura cinematografica. All’età di soli 3 anni la famiglia cadde in povertà per la scomparsa prematura del padre, tanto che la giovane madre dovette rinunciare tre anni dopo alla più giovane delle sue figlie, affidandola alla famiglia di un giovane medico che, proveniente dalla Spagna peninsulare, abitava a La Laguna.

La permanenza della ragazza nella capitale dell’isola si interruppe due anni dopo, quando la madre venne a conoscenza che il medico stava progettando di trasferirsi in America, portandosi segretamente via la figlia. Poco dopo aver recuperato la figlia anche la madre morì e una sua buona vecchia amica si prese cura della ragazza accogliendola nella sua modesta dimora a La Orotava ove rimase finché un giorno due donne, apparentemente fidate, si presentarono mostrando una lettera falsa di Catalina Delgado, zia della giovane, che la invitava a venire a vivere con lei e suo marito, Miguel Pérez, ricco proprietario terriero de La Laguna, i quali non avevano avuto figli dal matrimonio.

Giunti in città, invece di recarsi a casa dei parenti, la giovane Maria si accorse che il tutto era un sotterfugio per essere sequestrata e consegnata a due uomini sconosciuti che si erano nascosti in una via laterale. Maria riuscì a sottrarsi al vile tentativo di rapimento e chiese rifugio a casa degli zii ignari di quanto stava accadendo. Scoperta la trama delle due comari, Catalina Delgado e Miguel Pérez si presero cura della nipote. Nella casa degli zii Maria si fece subito apprezzare per le sua qualità di carattere e d’intelligenza, aiutando con successo lo zio nell’amministrazione del patrimonio di famiglia. Nonostante l’agiatezza della nuova vita, Maria non smise mai di frequentare assiduamente la chiesa e di dimostrarsi persona profondamente devota, consapevole della sua pregressa condizione di povertà a cui non volle mai coscientemente rinunciare. Anche se disponeva una confortevole camera da letto, Maria preferiva dormire su una stola di tela grezza o addirittura sul pavimento.

Vestiva sempre con abiti poveri e dismessi e si rifiutava di frequentare gli ambienti mondani in cui gli zii tentarono di introdurla invano. Anche quando seppe di esser stata nominata come unica erede testamentaria dagli zii, Maria mostrò una grande disagio, manifestando ormai di aver maturato il fermo proposito di consacrarsi a Dio in povertà e totale dedizione al servizio degli altri. Rinunciò pertanto alla cospicua eredità e insistette tanto nel suo proposito da riuscire ad essere ammessa al monastero di Santa Catarina de La Laguna come novizia e serva di un’anziana suora di clausura, dispensandola così dalla presentare la dote necessaria per entrare in convento.

La fama di santità della “Siervita” che si diffuse fin dal giorno stesso della sua morte andò aumentando con il passare del tempo e oggi migliaia di devoti visitano la sua tomba durante tutto l’anno, soprattutto nell’anniversario della sua scomparsa. Nel maggio del 2000 è stato ripreso il processo diocesano per la sua canonizzazione, essendole stati attribuiti più di 1250 miracoli, oltre il riconoscimento dell’incorruttibilità del corpo, della levitazione, dell’estasi, della bilocazione, dell’ipertermia, della chiaroveggenza, della telecinesi e della capacità di manifestare le stimmate.

Suor María de Jesús, per i due tentativi di sequestro subiti durante l’infanzia, è considerata la protettrice di coloro che subiscono rapimenti. A lei ci si rivolge per chiedere intercessione su qualsiasi male o disgrazia senza speranza, in particolare per problemi di salute e psicologici. Viene invocata come protettrice contro gli incendi e contro lo sfruttamento dei minori. È altresì venerata come patrona di coloro che soffrono di malattie della pelle, per il fatto che, quando in vita, curò un famoso medico da questa infermità grazie alle sue conoscenze sulle piante officinali.

Ogni 15 febbraio (anniversario della sua morte) il suo corpo viene esposto al pubblico in una teca di vetro custodita in un pregiato espositore in legno intarsiato che può essere aperto solo con tre chiavi differenti: una in possesso delle suore del convento, un’altra del Comune di La Laguna e una terza detenuta dai discendenti di Amaro Pargo che fu il committente del nuovo luogo di sepoltura. L’apertura avviene solo se si usano le chiavi in una successione e direzione segreta che solo le suore conoscono, come tramandato loro da diverse generazioni. Da 290 anni il corpo de “La Siervita” è conservato in uno stato straordinario e la teca può essere vista solo da dietro una inferriata, attraverso cui i fedeli lasciano lettere e messaggi scritti per la defunta. I sindaci di El Sauzal e La Laguna ogni anno offrono in un atto comune dei fiori come simbolo di fratellanza tra i due comuni e ultimamente, a causa del grande afflusso di devoti, questa esposizione si ripete anche la domenica successiva al 15 febbraio.

Articolo del S.Tenente Pil. CC. Pil. cpl  (r)  Giuseppe Coviello

UNUCI – Sezione Estera Spagna / Is. Canarie

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