TENERIFE… NON SOLO VACANZE E PALME pt.1

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los-guanchosL’isola più grande delle Canarie non sarebbe la stessa senza avere avuto un passato molto turbolento e costituito da numerosi eventi che si sono succeduti nei secoli.

 

Tenerife non è solo caldo, sole, palme e spiagge ma quest’isola sperduta nel mezzo dell’oceano Atlantico è stata nei millenni sempre un punto di riferimento per molteplici civiltà.

Secondo le fonti storiche i primi abitanti furono “Los Guanches” o Guanci in lingua italiana, la cui origine non è ben certa e si pensa che siano di origine “proto berbera”.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}I Guanci erano indigeni aborigeni e vivevano dentro le caverne, ne sono importanti esempi tutt’oggi i diversi giacimenti archeologici come quello di Guargacho a San Miguel de Abona, La Enladrillada en Tegueste o la Cueva de Don Gaspar a Icod de los Vino, ed erano circa 80.000 quando le Canarie erano ancora isole africane, prima della colonizzazione da parte degli spagnoli.

Il termine spagnolo Guanchos sarebbe, secondo Núñez de la Peña, una deformazione da parte degli Spagnoli di Guanchinet, un termine indigeno significante “uomo di” (Guan) Tenerife (Chinet). I Guanci dunque, sarebbero propriamente solo gli aborigeni dell’isola di Tenerife, che sembrano avere mantenuto la loro purezza etnica fino alla conquista da parte degli Spagnoli.

Il termine si sarebbe in seguito esteso all’insieme delle popolazioni indigene di tutto l’arcipelago e gli ultimi indigeni vissero fino al 1496.

I Guanci, che sono scomparsi perché popolo, appaiono dall’esame delle loro ossa molto simili all’uomo di Cro-Magnon; erano una popolazione europoide descritta dai primi europei entrati in contatto con loro di aspetto nordico, carnagione chiara e capelli biondi, proprio il contrario di quello che si potrebbe pensare.

Secondo alcuni studiosi, è probabile che costituissero un ramo dei cro-magnon che, agli inizi della storia, popolarono il nord del continente africano dall’Egitto fino all’oceano Atlantico.

Per la maggior parte del Medio Evo l’arcipelago delle Canarie rimase tagliato fuori dalle rotte marittime, strano ma vero, e in Europa se ne conservò a malapena un ricordo.

Fu solo verso la fine del XIII secolo che ricominciarono i viaggi sulla costa nordovest dell’Africa, che condussero alla “riscoperta” delle isole Canarie. Si sa per certo che dal 1291 cominciarono a raggiungere l’arcipelago diverse spedizioni genovesi, forse è per questo che agli italiani piacciono molto queste isole, e più tardi anche aragonesi, Baleari e portoghesi.

Nel 1341 una spedizione portoghese capitanata dal genovese Nicoloso da Recco e dal fiorentino Angelino Corbizzi esplorarono tutto l’arcipelago. Di questa spedizione ce ne parla addirittura Giovanni Boccaccio nel suo De canaria et insulis reliquis ultra Hispaniam noviter repertis, dove si sofferma a parlare diffusamente della popolazione Guanci di Gran Canaria, di cui riporta usi e costumi.

Poiché le popolazioni indigene non producevano nulla che permettesse un commercio lucrativo, le spedizioni puntavano soprattutto a catturare i Guanci, destinati ad essere venduti come schiavi nella penisola e probabilmente, anche ad acquisire l’estratto di Dracaena draco, conosciuto come sangue di drago, un pregiato colorante rosso.

Tuttavia si pose subito il problema del possesso coloniale delle nuove terre e fu così che nel 1344, ad Avignone, papa Clemente VI elesse principe delle isole Fortunate don Luiz de la Cerda, cugino del re portoghese Alfonso IV.

Al momento dell’inizio della conquista castigliana, si calcola che vi fossero tra 30.000 e 35.000 Guanci a Tenerife e tra 30.000 e 40.000 a Gran Canaria, una popolazione piuttosto ragguardevole tenuto conto delle caratteristiche del territorio.

Risolte le questioni di concorrenza con il Portogallo, le Canarie finirono senza problemi nell’orbita della Castiglia, che assumeva su di sé il compito di cristianizzare le isole.

A partire dai due punti già acquisiti da Jean de Bétencourt, la conquista delle Canarie proseguì rapidamente, senza che ciò significasse la sottomissione delle popolazioni guance, in particolare nelle isole maggiori.

Privi d’imbarcazioni e di capacità bellica adeguata, poiché usavano pietre e bastoni contro forze che avevano la migliore tecnologia europea, i Guanci furono costretti a ritirarsi sempre più verso le zone più alte e accidentate delle isole, lasciando il litorale aperto alla colonizzazione castigliana.

Le popolazioni che si sottomettevano erano battezzate e assimilate. Un altro grave problema che afflisse gli indigeni fu la loro mancanza di difese immunitarie contro le malattie, trasmesse dai colonizzatori, cosa tipica di quando s’invade un luogo isolato da Madre Natura.

Le epidemie si susseguivano a ripetizione, provocando perdite fatali tra le file della popolazione, giacché il lungo isolamento nelle isole aveva lasciato i Guanci con un sistema immunitario impreparato nei confronti delle più comuni malattie europee. La resistenza guance finì per concentrarsi a Tenerife e Gran Canaria, dove la popolazione era più numerosa, che terminò solo con lo sterminio delle ultime forze rifugiate nelle montagne.

In questo contesto assunse particolare rilievo la resistenza a Gran Canaria, dove la lotta condotta sotto il comando di Doramas, un capo guance di origine plebea, il quale costituì l’ultimo grande focolaio di ribellione. A partire dalla sconfitta di Doramas e dello sterminio dei resistenti nella valle della Orotava, la sottomissione fu inevitabile, e alcuni degli ultimi resistenti commisero un suicidio rituale, gettandosi dalle scogliere dell’isola.

Già a metà del XVI secolo la memoria dei Guanci cominciava a sparire ed il genocidio ormai era stato consumato.

Purtroppo un solo articolo non è sufficiente per descrivere una popolazione con i suoi usi, costumi, credenze e giacimenti archeologici ed è proprio per questo cari lettori, che ho pensato di far conoscere a tutti coloro che vivono o che sono amanti delle “isole fortunate” la storia di questo leggendario arcipelago attraverso differenti punti di vista toccando diverse materie e creando nei nostri lettori quella sana curiosità tipica di qualsiasi esploratore…

Diego Lorenzoni.

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