TENERIFE: NON SOLO VACANZE E PALME… SECONDA PARTE

0
los-guanchos

los-guanchos

Naturalmente come tutte le popolazioni, anche gli abitanti delle isole Canarie possedevano una propria lingua.

 

Con il trascorrere dei secoli sono state tramandate delle testimonianze della lingua dei Guanci, alcune espressioni ed i nomi propri dei loro capi, che sopravvivono ancora oggi nei cognomi locali: queste testimonianze consentono di essere analizzate come appartenenti ai dialetti berberi.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}Tutto questo si è saputo grazie anche al fatto, che nella maggior parte delle isole sono state ritrovate delle iscrizioni rupestri.

Domingo Vandewalle, governatore militare de La Palma, fu il primo a riconoscerle nel 1752 mentre si deve alla perseveranza di un sacerdote sempre de La Palma, don Aquilino Padran, se alcune sono state identificate nell’isola di El Hierro.

Queste iscrizioni rupestri sono tutte, senza eccezioni, di origine numidica. Nelle due isole di Tenerife e de La Gomera, dove i Guanci hanno conservato una omogeneità etnica maggiore che nelle altre isole, non è stata scoperta nemmeno una iscrizione di questo tipo cosa davvero molto interessante e strana e proprio per questo si pensa quindi che i veri Guanci non conoscessero la scrittura.

Tracce di presenza semitica sono state individuate sulle altre isole, ed in ciascuna di esse vi sono anche delle iscrizioni rupestri.

Un’ipotesi plausibile consiste dunque nell’immaginare che dei Numidi delle zone vicine a Cartagine, frammisti ai Semiti prevalenti in quella colonia fenicia, siano giunti nelle isole Canarie e siano gli autori delle iscrizioni rupestri di El Hierro e Gran Canaria. Il maggiore studio dedicato alla lingua antica delle

Canarie è quello di D. J. Wölfel scritto nel 1965, raccogliendo in un ponderoso volume dal titolo Monumenta linguae Canari e tutte le testimonianze accessibili su questa lingua, con tentativi di etimologie e ricostruzioni, basate soprattutto sui legami tra questa lingua ed il berbero.

In epoche più recenti, lo studioso russo A. Militariof ha pubblicato altri studi in cui cerca di evidenziare supposti rapporti tra la lingua dei Guanci e i dialetti tuareg del nord.

Una caratteristica interessante degli abitanti delle Canarie è quella di avere elaborato un sistema di linguaggio fischiato, detto el silbo, che permette di comunicare a grande distanza tra pastori, anche da versanti opposti di una vallata.

Tale linguaggio è ancora in uso soprattutto nell’isola de La Gomera, e diversi ricercatori hanno condotto studi su di esso. Ovviamente come in tutte le società anche in questa vi era una organizzazione sociale e politica ma diversa, da un’isola all’altra.

Alcune erano sottomesse ad un’autocrazia ereditaria, mentre in altre le autorità venivano elette. A Tenerife, tutte le terre appartenevano ai capi, che le affittavano ai loro sudditi.

Sull’isola di Gran Canaria, il suicidio era considerato onorevole e in occasione dell’instaurazione di un nuovo capo, uno dei suoi sudditi lo onorava volontariamente gettandosi da un dirupo. Una cosa davvero molto interessante era che in alcune isole era praticata la poliandria e su altre la monogamia.

Comunque sia, dovunque le donne erano rispettate ed ogni danno inferto ad una donna da un uomo armato, era punito come reato.

Dal punto di vista dell’abbigliamento i Guanci indossavano vestiti di pelle di capra o di fibre tessili, i quali sono stati ritrovati nelle tombe in Gran Canaria, ma in compenso apprezzavano molto i gioielli, le collane di legno, pietra o conchiglia, fabbricate secondo vari modelli.

Utilizzavano soprattutto perle di ceramica di varie fogge, lisce o levigate, di solito nere e rosse ed era loro usanza dipingersi il corpo. Le pintaderas, oggetti di terracotta dall’aspetto di veri e propri stampi, sembra servissero unicamente alla pittura corporea..

Per quello che concerne la parte manifatturiera le popolazioni canarie fabbricavano solo rozzo vasellame, solitamente senza alcuna decorazione, ma qualche volta con abbellimenti prodotti con le unghie.

Anche nelle nostre meravigliose isole, purtroppo, si faceva uso di armi, ed erano le stesse dei popoli antichi del sud dell’Europa, si utilizzava soprattutto l’ascia in pietra levigata in Gran Canaria, e più spesso l’ascia di pietra o di ossidiana scheggiata a Tenerife.

Usavano anche la lancia, la mazza, qualche volta guarnita di punte di pietra, oltre al giavellotto e sembra pure che conoscessero anche lo scudo.

Le loro abitazioni erano davvero molto semplici, molto diverse dalle attuali che si possono trovare nella maggior parte delle canarie poiché abitavano dentro a caverne naturali o artificiali, situate nelle parti montuose delle isole.

Il nostro famoso Giovanni Boccaccio parla di case costruite in pietre squadrate e coperte di legno, case davvero molto semplici rispettose nei confronti di Madre Natura e non i “mostri di cemento” che spesso troviamo nelle nostre città.

A quanto dicono gli Spagnoli, possedevano anche delle rudimentali fortificazioni necessarie per la difesa da parte di invasori di terre straniere o vicini di altre isole.

Ovviamente il nostro viaggio alla scoperta delle origini delle nostre “Belle Canarie” non finisce qui ed è per questo cari lettori che vi consiglio di non perdere i nostri prossimi articoli, per una completa visione a 360°, perché ricordiamoci sempre che senza passato, non ci sarebbe né un presente e tanto meno un futuro.

Diego Lorenzoni.

Visita il nostro Magazine

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

97 − 87 =