…e ora tocca alle società!

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…e ora tocca alle società!

VT: Cos’è che tocca alle società?

Giovanni Comoli: La dichiarazione annuale delle imposte!

VT: Ah, già! Certo che è un periodo pesante per voi: non avete appena finito le dichiarazioni delle persone fisiche?

GC: Sì, dalla metà di Aprile alla fine di Giugno siamo stati impegnati con le dichiarazioni IRPF. Ora abbiamo le dichiarazioni del trimestre per ditte e locatori ed entro il 31 Luglio dobbiamo presentare le dichiarazioni dei redditi delle società.

VT: Un mese molto impegnativo! Se non sbaglio, però, dopo sarete più tranquilli.

GC: É un modo di dire! È vero che abbiamo molto meno scadenze fino alla fine dell’anno, però resta sempre molto lavoro da fare, magari quello che abbiamo dovuto rimandare, come, ad esempio, le dichiarazioni complementari o le liquidazioni delle società inattive.

VT: Aveva già parlato delle società inattive però non ricordo bene cosa fossero!

GC: … e quindi vuole che glielo rispieghi, vero?

VT: Per favore…!

GC: Ma certo! Di sicuro, non pretendo che si ricordi di tutto quello di cui parliamo! Dunque, una società è l’unione di più persone che mettono insieme capitale e capacità lavorativa per raggiungere uno scopo comune, come ad esempio, aprire un ristorante.

VT: Mi scusi, ha detto “più persone”. Ma non esistono anche le società unipersonali?

GC: Ha visto? Con questi incontri mensili, sta imparando molto anche lei.

VT: È vero, a volte me ne stupisco!

GC: Il vocabolario definisce “società” come l’unione di più persone, siano esse unite per motivi sociali che per motivi commerciali. Da alcuni anni, per adeguarsi alle esigenze attuali del mercato, le Leggi fiscali permettono che esistano società di capitali con un unico socio. È un’incongruenza, però ormai accettata dalla maggior parte dei Paesi del mondo.

VT: Le Leggi si devono adeguare alle necessità dei cittadini, no?

GC: Difatti ritengo che funzioni così, anche quando l’impressione del contribuente è che alcune Leggi operino contro di lui. Il concetto è che devono favorire l’insieme dei cittadini e questo, a volte, può penalizzare il singolo.

VT: Già! Torniamo alle società?

GC: Certo! Dicevo che ci si unisce per aprire un ristorante. Si costituisce quindi legalmente la società con uno statuto e scegliendo chi la amministrerà. A questo punto la società esiste, ma è inattiva, cioè non ha ancora avviato un’attività economica aprendo la “Partita IVA”, come si direbbe in Italia.

VT: Come si dice in Spagna?

GC:Darse de alta”. Immagini ora che i soci non trovino un negozio adeguato oppure, dopo alcuni anni di attività, vendano il ristorante. In questi casi la società resta o torna ad essere inattiva.

VT: Quindi non ha alcun obbligo!

GC: Non proprio! Come dico spesso, i soci che costituiscono una società è come se facessero un figlio visto che, fino a quando resteranno soci, avranno delle responsabilità verso questa creazione. Per tutelarli (nel rispetto per la gestione del capitale da loro versato) la Legge impone all’amministratore l’obbligo di fornire ogni anno esaurienti informazioni sui risultati di bilancio. Essendo, inoltre, i debiti della società coperti solo dal capitale versato dai soci, è importante che banche, fornitori e investitori che le danno credito, abbiano degli strumenti per verificare la solidità della società, i dati di chi l’amministra nonchè risultati, programmi e obiettivi futuri.

VT: Queste comunicazioni come avvengono?

GC: Uno dei principali strumenti è il deposito di bilancio che si fa al Registro Mercantil, l’organismo spagnolo incaricato di gestire le anagrafi delle società di capitali (equivalente alla Camera di Commercio in Italia). Tale deposito si fa adeguando i dati contabili della società con l’impostazione richiesta dalla Comunità Europea e corredato con una minuziosa descrizione di ogni singola voce contenuta. Questo fa si che diventi ogni anno più corposo e, difatti, l’anno scorso ha raggiunto un minimo di 34 pagine. In tale relazione l’amministratore certifica la situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società, giustificando anche gli eventuali motivi dell’inattività o i progetti futuri.

VT: Ho capito perchè anche le società inattive hanno quest’obbligo.

GC: Non solo! Una società è comunque un ente economico e, anche se non ha ingressi come nel caso delle società inattive, sostiene sempre dei costi per cui ha l’obbligo di presentare la dichiarazione annuale dei redditi di società, modello 200. Se ha avuto utili si troverà a pagare delle imposte, se ha avuto perdite, dichiarandole, potrà scaricarle in esercizi futuri.

VT: Quindi tutte le società di capitali hanno questi due obblighi!

GC: Certo! Sono due obblighi costosi e nel caso di società inattive dovranno pagarli i soci! Quello che mi piacerebbe trasmettere è che, se una società è inattiva e non si prevede a breve il suo lancio o rilancio, tanto vale liquidarla. Con un costo che difficilmente passerà quello di due anni di dichiarazioni obbligatorie, si può eliminare per sempre questa spesa fissa.

Giovanni Comoli – Tenerife

giovanni@comoliconsulting.com

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