L’editoriale di fine anno – Cambiamo il calendario, e anche l’amuleto

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L’editoriale di fine anno – Cambiamo il calendario, e anche l’amuleto

Sono seduta da innumerevoli minuti davanti al mio PC, e non so come mettere ordine nella mente. Se penso a dicembre dello scorso anno, e penso a questo momento che stiamo vivendo, mi sembra di aver fatto un salto in un’altra dimensione. La dimensione del Surreale. Il linguaggio quotidiano che per tanti anni accompagnava la nostra vita alle Canarie è profondamente mutato. Voli low cost, alberghi all-inclusive, turisti, mercati emissori, pensionati, ZEC, empadronamiento, il “miglior-clima-del-mondo”: sembrano vocaboli caduti in disuso, ormai obsoleti.

Adesso trascorriamo le giornate tra statistiche, numeri, opinioni, tamponi, quarantena, complotti, vaccini, lockdown, Erte…con gli occhiali appannati e l’odore del nostro fiato che la mascherina ci rigetta nel naso, mentre il cuore batte in modo anomalo. Il cuore di chi ha investito tutto su una realtà economica che al momento è sospesa.

Ma quanto dura questo momento? E quanto tocca tutto questo la nostra comprensione del mondo? Il nostro approccio verso il prossimo dipende oggi da cosa pensa l’altro rispetto alla pandemia. Forse all’inizio difendevamo con più ardore la nostra interpretazione dei fatti…sì, ma quali fatti? Forse siamo solo a metà percorso e ancora dobbiamo cadere, per arrivare a toglierci la maschera. Non la mascherina, quella è irrilevante. Parlo della maschera, quella che per tutta la vita ci siamo messi per rispettare le convenzioni, per farci accettare dal branco, per ottenere ciò che ci serviva, cercando di non scoprire mai troppo le carte, scegliendo gli amici in base al proprio tornaconto. Quella maschera ancora non l’abbiamo tolta, ancora non siamo nudi. Quando saremo completamente spogliati, allora non ci sarà più spazio per inutilità e per le stupidaggini. Ci sarà la vita, nella sua durezza, che avevamo dimenticato, e da cui molti – ancora troppi – sono ancora lontani. Non servirà più a nulla dire: “Lei non sa chi sono io”. Non si potrà pensare al futuro, perché pensare all’oggi sarà già sufficientemente impegnativo.

Ci sono momenti in cui mi auguro che tutto questo avvenga presto, prima possibile: che il Re sia nudo, finalmente. Solo allora potremo tornare a vestirci dignitosamente. E nel frattempo? La tempistica ci impone di pensare al Natale, alle Feste, e a come adattare le nostre esigenze alla nuova realtà.

Io ripenso a tutti quei rituali che nel mondo le persone adottano per festeggiare l’arrivo del nuovo anno e mi chiedo quanti rifletteranno se non sia forse il caso di rompere la tradizione delle mutande rosse nuove che si usa in Italia, dei 12 chicchi d’uva che si mangiano in Spagna…io mi riprometto di fare qualcosa di inusuale, mai fatto prima, per spezzare l’incantesimo. Le mie radici, metà siciliane e metà napoletane, quasi me lo impongono. Ma quest’anno, il 31 dicembre, qualcosa di diverso potrei anche fare…

Un abbraccio cordiale da tutta la redazione.

Antonina Giacobbe

Tenerife, 30 Dicembre 2020

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