Covid-19. Quando tutto ebbe inizio. Tenerife l’hotel in quarantena. Italia 9 marzo lockdown

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Covid-19. Quando tutto ebbe inizio. Tenerife l’hotel in quarantena. Italia 9 marzo 2020 lockdown

Quarantena all’Hotel H10: quando tutto ebbe inizio. Il Console Onorario Silvio Pelizzolo racconta la sua esperienza in prima linea Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianza e il ricordo del Console Onorario a Tenerife Silvio Pelizzolo, ad un anno da quegli accadimenti che decretarono l’inizio della pandemia di Covid-19 in Spagna.

“Sono stato uno dei protagonisti del primo confinamento al mondo di un Hotel per contagio da Coronavirus. Un Hotel nel sud di Tenerife, l’Hotel H10 Costa Adeje Palace, dove vennero isolate quasi un migliaio di persone, dopo che un medico italiano, ospite dell’albergo, era risultato il primo positivo per Covid-19 sull’isola di Tenerife, il secondo in Spagna dopo il caso del turista tedesco a La Gomera.

La notte del 24 febbraio – il giorno prima dell’apocalittico carnevale di Santa Cruz de Tenerife – ricevetti quella notizia che mi scioccò profondamente. È passato un anno da quel giorno. Un anno senza precedenti, e mi ricordo molto bene i giorni più critici, a partire dal momento in cui venne dichiarato come primo contagiato sull’isola un nostro compatriota.

Stavo già seguendo con preoccupazione i casi dei contagi in Italia, il primo paese europeo colpito dalla pandemia. Da quello che apprendevo dai mezzi d’informazione, sapevo che la situazione era pesante, soprattutto nel nord del paese, dove esiste una grande realtà industriale, con molti collegamenti, e riconosco che cominciavo a temere per quello che poteva succedere, ma mai avrei immaginato quello che sarebbe successo realmente.

Ricordo molto bene la prima volta che andai in una farmacia della capitale per comprare le mascherine: i farmacisti e i clienti mi guardarono come se fossi un marziano. Quello stesso giorno, il martedì di carnevale, partecipai alla prima riunione del comitato di emergenza sanitaria, convocato d’urgenza.

Da quel momento si percepì la gravità della situazione che le autorità sanitarie e politiche rendevano nota. Era chiaro che la priorità consisteva nell’evitare i contagi a tutti costi all’interno dell’Hotel, anche se, considerando il precedente contagio a La Gomera, la situazione sembrava potersi risolvere favorevolmente.

Il medico contagiato venne trasportato in condizioni di massima sicurezza all’Ospedale della Candelaria, a Santa Cruz de Tenerife, dove rimase in isolamento per 48 ore. Il nostro connazionale rimase ricoverato in quella stessa struttura ospedaliera e potevo parlare tutti i giorni al telefono con lui, soprattutto per tranquillizzarlo. Nei giorni successivi vennero registrati nuovi positivi, ma poi nei 14 giorni a seguire non vennero riscontrati altri casi. I contagiati erano turisti italiani, dello stesso gruppo di cui faceva parte il medico contagiato, e c’era poi una turista inglese.

La mia missione fu quella di occuparmi degli italiani ricoverati 24 ore al giorno, durante tutti i giorni della settimana, mentre un funzionario dell’Ambasciata italiana di Madrid, Luis Cavalieri, gestiva i contatti con il resto dei turisti italiani, circa 30, alloggiati presso l’Hotel, attraverso una chat, per vigilare permanentemente e soprattutto per offrire conforto di fronte alla situazione che stavano vivendo in quel momento.

Gli italiani isolati nell’Hotel avevano poi un’ulteriore preoccupazione perché venivano a mancare i farmaci che abitualmente prendevano: c’erano casi di diabete e ipertensione tra i turisti italiani. Per risolvere la situazione, ricevemmo un aiuto determinante da una farmacia di Adeje, gestita in modo magistrale da un medico italiano. A lui ci rivolgemmo per richiedere i farmaci necessari e farli arrivare in Hotel. Questo medico ci aiutò anche dopo, in piena crisi sanitaria, quando si rese necessario procurare i farmaci richiesti dai cittadini italiani di tutte le Isole Canarie, tra cui diversi farmaci salvavita, in special modo dal momento in cui i nostri concittadini rimasero bloccati, senza poter viaggiare per rientrare in Italia.

Un’altra situazione delicata che dovemmo affrontare fu quella di trovare e gestire i voli di rimpatrio. Viaggiare verso il nostro paese era una missione praticamente impossibile.

Non si riuscivano a trovare voli, per via del blocco aereo decretato da subito dal Governo spagnolo nei confronti dell’Italia. Questo contribuì a complicare ulteriormente la situazione, anche per il gruppo che aveva già trascorso la quarantena nell’Hotel. Eravamo in costante contatto con tutti gli operatori disponibili. Le persone si sentivano prigioniere nell’isola.

Tramite l’Ambasciata, ci attivammo per fare autorizzare aerei speciali, con i quali siamo poi riusciti a ripristinare i voli di rientro verso l’Italia. Senza la collaborazione dell’ente AENA (la società pubblica spagnola che gestisce gli aeroporti spagnoli, ndr), non saremmo riusciti a risolvere la crisi sorta in seguito all’isolamento dei turisti nell’Hotel H10. Fa piacere ricordare le parole di elogio che la stessa AENA ha espresso nei confronti della nostra rete consolare per il lavoro che abbiamo svolto. Ci siamo adoperati tutti senza sosta e abbiamo lavorato insieme per riuscire a risolvere prima possibile la situazione. Tutte le persone coinvolte e il gruppo di lavoro nato da questa emergenza hanno lavorato bene, contribuendo anche a dare un’immagine di Tenerife come destinazione turistica affidabile e sicura”.

Silvio Pelizzolo

Nei due mesi a seguire, precisamente dal 10 marzo all’8 maggio, sono rientrati quasi 80 mila italiani con operazioni di rimpatrio gestite dalla Farnesina, in un momento in cui i collegamenti verso l’Italia erano praticamente bloccati. L’Italia era un paese da evitare, perché il più contagiato dopo la Cina. Ciò nonostante, sono state portate a termine oltre 690 operazioni di rimpatrio (principalmente con aerei, ma anche con pullman e traghetti) da 117 paesi (fonte: ilsole24ore.com).

Grazie a tutti coloro che sono riusciti a far tornare a casa i nostri connazionali.

Antonina Giacobbe

di seguito il video intervista a Fulvia, turista toscana sottoposta a quarantena presso l’Hotel H10 Costa Adeje Palace di Tenerife, 5 Marzo 2020

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