I CANI DI TENERIFE – TRA LEGGENDA E REALTÀ

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I CANI DI TENERIFE – TRA LEGGENDA E REALTÀ

Lo scrittore e giornalista Fernando Gracia, in un simpatico articolo pubblicato lo scorso luglio, sul portale Eldia.es, confessa, tra il divertito e l’esausto, di aver scartabellato a lungo tra i documenti che storici canari hanno lasciato in eredità, alla ricerca dell’origine dei cani a Tenerife.

E confessa di essere arrivato alla conclusione che i cani, nell’isola del vulcano, ci arrivarono assieme ai Guanci.

Dalle sue ricerche, sembra che il popolo dei Guanci approdò sull’isola assieme a due razze: una di cani chiamati “canchas”, e che oggi si conoscono come “satos” (comuni cani randagi), piccoli ma piuttosto aggressivi, e poi i “tibicenas”, chiamati anche “guacanchas”, di cui si perdono subito le tracce, ma che successivamente, nella mitologia dei guanci, diventano animali maligni e diabolici, anche se quella dei cani diabolici era credenza diffusa su tutte le isole dell’arcipelago.

Nelle zone del barranco de Santos, Cañadas del Teide, a Tenerife, e nel barranco de Guayadeque, a Gran Canaria, sono stati ritrovati fossili di cranio di cani sconosciuti, di grosse dimensioni, motivo che rende credibile la mitologia sui tibicenas.

Si racconta che per gli aborigeni guanci di Tenerife, questi cani diabolici erano figli del diavolo Guayota, il dio oscuro del male. Secondo le credenze dei guanci, un giorno Guayota rapì il Dio Magec, il sole, per portarlo con se negli inferi del vulcano Teide, facendo sprofondare il mondo nell’oscurità, fino a quando il Dio del cielo, Achamán, lo trasse in salvo.

Pare che i tibicenas nacquero durante quella lunga notte, ma senza lasciare alcuna traccia. Fuggendo dalla luce del sole, fecero delle caverne e dei barrancos più profondi le loro tane. Secondo la leggenda, i tibicenas vagavano di notte, i loro ululati facevano tremare l’aria, i loro occhi infuocati incendiavano le tenebre, mentre scendevano dalle montagne per divorare gli allevamenti sacri di bestiame.

Francesca Passini

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