Se va via la corrente a Tenerife, sta diventando una sindrome

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Se va via la corrente a Tenerife, sta diventando una sindrome tutta tinerfeña, e si tratta l’ansia da erogazione di energia

Il blackout

Per dirla “come magni”: se va via la corrente a Tenerife , ormai tutti ci guardiamo in tralice mentre inventariamo a mente le scorte di candele, camping gas, carbonella, accendini. In sintesi: l’elettricità sta diventando una specie di congiunta umorale che ogni tanto sbatte la porta e si sa quando esce, mai quando tornerà.

Avevo appena sentito i vicini sacramentare perché era mancata la corrente per tre minuti d’orologio, ma li capisco profondamente visto che tra il lungo blackout del settembre 2019 e quello solo un poco durevole di questo mese di luglio, siamo leggermente inquieti. Proprio per non dire che siamo sufficientemente incazzati.

Il problema parrebbe essere la centrale di Granadilla de Abona che, per ben due volte negli ultimi mesi, pare colpevole di aver tracollato trascinando nel suo tracollo tutta l’isola.

Ora: è mai possibile che in una società dove si fatica a far dialogare la mano destra con la sinistra, su un unico vasto territorio si uniscano che è una bellezza e in totale armonia (…) tutte le centrali, i piloni e i cavi elettrici? Possibile che a noi tocchi la fortuna (…) diventare tutti fratelli quando abbiamo qualcosa in forno? Quando non possiamo nemmeno chiedere agli amici di Adeje, o di Santa Cruz de Tenerife, o di Los Cristianos: «Anche da voi manca la luce?»

È difficile fare ironia e prendere la vita come viene quando non funzionano i telefoni, ad esempio, e il problema non è ovviamente staccarsi qualche ora dai social – che è una passeggiata di salute – e non sarà pranzare con un panino al prosciutto e una mela. Il problema sarebbe, semmai, aver bisogno di un’ambulanza e non poterla chiamare. O dei “bomberos”, i pompieri, e dover mandare qualcuno a Las Chafiras (parlo del sud) in auto per farli intervenire magari perchè qualcuno è rimasto in ascensore, solo per citare tra tutti i casi eventuali il meno grave, e sempre che la persona chiusa in ascensore non sia claustrofobica e a quel punto non si debba correre in auto anche nelle sedi opportune per far intervenire un’ambulanza!

Senza drammatizzare, siamo all’ABC dei servizi essenziali che scompaiono di colpo con la mancanza di energia elettrica. E non è necessario essere catastrofisti o solo pessimisti per prevedere che potrebbe accadere in certe circostanze qualche serio guaio: basta aver vissuto abbastanza da sapere che, oltre alle divertenti “Leggi di Murphy” (quelle molto divertenti solo quando le singolari coincidenze, dette famigliarmente sfighe, non toccano a noi…), il caso ha spesso una fantasia notevole. Nel bene, come nel male.

Esiste un’associazione dei consumatori che si faccia portavoce presso il Governo di questa incazzatura/incetezza popolare? Possiamo capire bene quali siano le reali possibilità di nuovi e prolungati blackout? Sappiamo che in merito a quello del settembre 2019 fu aperto un fascicolo. C’è dentro qualcosa, in quel fascicolo, o è stato già richiuso sul nulla?

Le esclamazioni dei miei condomini per soli tre minuti di mancanza di corrente, mi hanno fatto capire che stiamo diventando elettrici noi, e che forse con un sofisticato congegno potremmo sostituirci alle pale eoliche, mettendo a profitto ben altri “giramenti”!

Cinzia Panzettini

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