César Manrique: genio e “naturaleza”

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cesar.manrique-tmbCésar Manrique: genio e “naturaleza”. Genio e sregolatezza è una frase usata spesso per definire artisti dai comportamenti sociali stravaganti ma dotati di una vis creativa eccezionale.

Di sicuro César Manrique può definirsi genio ma il termine sregolatezza è davvero poco appropriato a definirlo.

A differenza di altri contemporanei impegnati nelle discipline artistiche Manrique era, infatti, piuttosto morigerato. E’risaputo ad esempio che non toccasse alcool.

Ad un suo carissimo amico che gli domandava le ragioni di questa sua scelta rispose che l’alcool non andava certo ad aumentare la soglia del suo ottimismo, quello stesso ottimismo che era alla base del suo equilibrio come persona e come artista completo, come uomo che ha fatto proprio nel contemporaneo un ideale quasi rinascimentale dell’essere creativo.

Il poeta spagnolo Rafael Alberti definì Manrique “pastore di venti e di vulcani”, sottolineando il suo essere intimamente congiunto alla natura dalla quale traeva la forza e l’ispirazione. Per questo il termine più appropriato per definire la sua espressione artistica è “naturaleza” parola, per assonanza allusiva a sregolatezza, che in castigliano significa natura.

Fino al 10 agosto nelle due sedi dello Espacio Cultural Caja Canarias a Santa Cruz de Tenerife (principale) e a La Laguna (appendice) è allestita la mostra organizzata dalla Caja Canarias Fundación César Manrique la conciencia del paisaje.

Per chi già conosce la multiforme genialità di Manrique, l’artista canario più rappresentativo dell’arcipelago, attraverso le sue architetture e soprattutto per chi non lo conosce, sarebbe interessantissimo visitare la retrospettiva che si sofferma prevalentemente sul Manrique pittore e scultore ma soprattutto artista a tutto tondo.

Dall’infanzia a Lanzarote, che ne segnerà sempre il percorso artistico, passando attraverso la parentesi americana nella Grande Mela concludendosi con il ritorno in patria caratterizzato dall’impegno politico e ambientale fino a quel fatale 25 settembre 1996, giorno della sua tragica ed assurda morte per un banale incidente stradale a Lanzarote (e, scherzi del destino, ti viene da pensare a chissà quanti mezzi a motore ci possono essere in un’isola come Lanzarote).

L’allestimento è davvero ben calibrato, con pannelli esplicativi (in spagnolo ed in inglese) chiari ma non ridondanti a tratti addirittura commovente – l’alfa è il vestibolo d’ingresso con il video in cui la forza e il rumore del mare la fanno vitalisticamente da padroni e l’omega è il lungo e stretto passaggio che porta verso l’uscita, quasi del tutto privo di luce, che si apre su una stanza luminosa dove giace l’informe simulacro di una tuta da lavoro usata, metafora del vuoto lasciatoci e della morte! Ma anche dell’eternità dell’arte, capace di andare oltre la morte.

Il concetto fondamentale che viene veicolato, dalla produzione artistica di Manrique, è il rispetto della natura e del paesaggio che porta al rispetto della cultura e del territorio e, in definitiva, al rispetto di noi stessi: il genius loci.

Con questa locuzione latina, in architettura, si intende individuare l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, una città.

Un termine quindi trasversale, che riguarda le peculiarità proprie di un ambiente interfacciate con l’uomo e le abitudini con cui vive questo ambiente. L’architettura dovrebbe rispettare il luogo, integrarsi con esso, ascoltare cioè il suo genius loci.

Espressione latina che Manrique ha fatto propria. Aria, terra, acqua e fuoco. Gli elementi primordiali entrano a gran forza nella produzione dell’artista.

Dai primi quadri realistici, agli echi cubistici, alla produzione della maturità con vena astratta e con materiali non convenzionali (sabbia, terra), alle sculture vive grazie all’energia del vento …

Concludo con alcune tra le ultime parole di Manrique, attuali oggi più che mai, ‹‹ … viviamo un così breve lasso di tempo in questo pianeta che ognuno dei nostri passi deve essere mirato a costruire sempre di più quello spazio ideale che sognamo. Costruiamolo insieme: è l’unica maniera possibile di farlo ››.

Un invito a cercare di fare tutto il possibile perchè la seconda morte, quella spirituale, di quest’uomo uomo magmatico, vitale e provocatore non avvenga.

Carla Galanti

Foto:

1 – gioco vento laguna

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2 – gioco vento laguna dettaglio

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3 – mostra Santa Cruz de Tenerife

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4 – quadro Santa Cruz de Tenerife dettaglio

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