Coronavirus Italia. 11 Aprile analisi statistica del contagio

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Coronavirus Italia. 11 Aprile analisi statistica del contagio

I dati rilasciati ieri dalla Protezione Civile confermano l’ipotesi di una discesa graduale, ma lenta del numero di contagi, così come dei decessi.

La dinamica di entrambe queste variabili, a livello di aggregato nazionale, è condizionata dalla sovrapposizione di realtà diverse e sfasate nel timing. E’ una fotografia che mette insieme, in una necessaria sintesi, un fenomeno che sul territorio è estremamente articolato e anche soggetto a variazioni di segno contrario, in presenza di cambiamenti nelle disposizioni che vengono tanto dal governo quanto dalle amministrazioni locali, così come soprattutto nel recepimento delle stesse da parte dei cittadini.

Certamente si conferma quanto più volte abbiamo segnalato in questo report: la coda destra della distribuzione non avrà il profilo lineare, limpido della sinistra, che ha caratterizzato la fase di escalation del contagio. Soprattutto, la fase di rientro risentirà, più della precedente, della sottostima che le rilevazioni fanno dei dati reali. E così, di fatto, non abbiamo assistito a nessun picco, dopo che se ne è parlato per settimane, ma ad un «plateau», peraltro molto irregolare e sui generis, che altro non rappresenta se non una distribuzione tronca, proprio nella parte centrale, causa le lacune e le imprecisioni delle rilevazioni del fenomeno.

Il numero dei pazienti in terapia intensiva continua a diminuire e questo fortunatamente sembra sia ormai un trend consolidato.

Il grafico di pagina 3 evidenzia l’inversione di tendenza del numero di positivi, che sembra incanalato al ribasso, non senza rimbalzi che si spera non arrivino mai a comprometterne il profilo, che ci costringerebbe a rivedere l’ipotesi di un rientro della fase acuta ai primi di maggio, come sostenuto da tempo.

Sul piano internazionale, ieri sono stati superati dei livelli simbolici: il mezzo milione di contagiati ufficiali negli Stati Uniti, paese che guida saldamente la classifica mondiale, con ampio distacco sugli inseguitori, le principali nazioni europee, prime fra tutte la Spagna, ormai vicina ai 200.000 casi, poi l’Italia, la Germania e la Francia, che invece si sta profilando il Paese dove è più alto l’indice di mortalità.

Altre due barriere superate: quella del milione e mezzo di contagiati e quella dei 100.000 decessi, a livello mondiale. Numeri che certamente rappresentano una tappa di una corsa ancora lunga, e dagli esiti imprevedibili, soprattutto in considerazione delle tante pulsioni a mitigare, se non abbandonare, quelle misure di distanziamento sociale che, seppur dolorose, hanno consentito di frenare la diffusione della pandemia.

La curva dell’emergenza sanitaria, già in declino, inevitabilmente entrerà in un’area che potremo definire «fisiologica», cioè tale da poterci in qualche modo convivere.

Quello che rimane invece un punto di domanda inquietante è dove ci porterà l’ascesa della curva dell’emergenza economica e sociale. Quali percorsi, quali diramazioni imprevedibili potrà prendere, quali effetti domino, quali concatenazioni saprà attivare.

Se è vero che il battito d’ali di una farfalla a New York può generare, dopo «n» imprevedibili reazioni, un terremoto a Tokyo, viene da chiedersi: quali e quanti tsunami in giro per il mondo potrà causare, nei prossimi anni, quello che, lungi dall’essere un battito d’ali, è già di per sé un evento globale di proporzioni mai viste?

E’ questa la sfida non solo dei futurologi, ma degli economisti, degli imprenditori, dei «decision maker» che già da subito devono pensare al domani, e a ciò che verrà dopo quello stesso domani.

Una sfida per la classe dirigente, per quella politica che OVUNQUE, nella gestione di questo evento che forse per la prima volta nella storia umana ha coinvolto direttamente i popoli di ogni continente, non ha brillato per acume, intelligenza, prontezza, capacità decisionale, dimostrando quei limiti che soltanto emergenze vere possono far venire allo scoperto.

Un altro insegnamento che ci viene da tutta questa storia.

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