Coronavirus Italia. 18 Aprile statistica del contagio, dati rilasciati nell’ultima settimana dalla Protezione Civile

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Coronavirus Italia. 18 Aprile analisi statistica del contagio.

I dati rilasciati nell’ultima settimana dalla Protezione Civile forniscono una serie di elementi che confermano lo scenario che ormai da diverse settimane abbiamo prefigurato, ossia una coda destra della distribuzione del numero di casi positivi e di decessi molto allungata e anomala rispetto a qualsiasi modello di «normalità».

Mentre l’ascesa delle variabili monitorate riproduceva quasi alla perfezione il profilo di una distribuzione teorica gaussiana, la discesa, incontrando evidentemente elementi di freno, sta disegnando una fase di «lateralità» che fa interrogare su diversi punti.

In relazione al numero di casi positivi rilevati giornalmente (e come ripetuto più volte, si tratta di dati verosimilmente alquanto sottostimati), pur essendo il trend inserito in un canale ribassiste (grafico di pagina 8), si nota come la dinamica delle ultime due settimane descriva un canale orizzontale, che ben si riflette nel profilo della distribuzione del numero totale di positivi, il quale ha ormai assunto l’aspetto di una crescita rettilinea (primo grafico di pag. 4). Siamo sopra uno zoccolo duro che le misure di contenimento faticano a scalfire.

Questa dinamica è persino più evidente analizzando la variabile dei decessi, che sono decisamente refrattari ad uno stabile ridimensionamento. I grafici di pagina 6 mostrano come il numero di decessi giornalieri sia assolutamente costante ormai dall’inizio del mese, riflettendosi in un andamento lineare della curva del numero di casi totali.

Al contrario, la variabile dei ricoverati in terapia intensiva, la più delicata sul piano dell’emergenza sanitaria, ha ormai invertito il proprio segno (grafico di pag. 5) e, con una certa regolarità, ci regala giorno dopo giorno una diminuzione del numero di pazienti che devono ricorrere alle cure più drastiche.

L’analisi della situazione mondiale conferma i temi emersi ormai da giorni: un rallentamento generalizzato della crescita del contagio, che tuttavia ha raggiunto i 2.250.000 casi di positività accertata e superato i 150.000 decessi; la leadership assoluta degli Stati Uniti (oltre 700.000 casi); il ruolo egemone della Spagna in Europa (siamo ormai prossimi ai 200.000 casi di positività) ed un allineamento dei vari paesi europei rispetto alla mortalità, che è ormai a doppia cifra anche per Francia ed Inghilterra. Notizie inquietanti arrivano nelle ultime ore dalla Cina, in merito a revisioni al rialzo dei numeri forniti in questi mesi e a possibili, nuovi focolai di contagio.

L’analisi del modello teorico, che già dalla metà di marzo abbiamo adottato come benchmark per ipotizzare le dinamiche future del contagio, ci conferma quanto scritto fin’ora e quanto sostenuto in queste settimane. La distribuzione normale, con data di picco al 1° aprile, sta inglobando la serie storica del numero di contagi giornalieri, che mostra una conformazione tronca e asimmetrica che significa da un lato la sottostima che le rilevazioni hanno fatto del fenomeno, dall’altro la difficoltà dello stesso a rientrare.

Su quest’ultimo punto non possiamo non aprire una parentesi, proprio relativa all’efficacia dell’ «italian lock down». La slide 10 riporta la nostra analisi relativa alla dinamica di casi positivi e decessi relativa a 4 partizioni temporali: le due settimane successive al decreto di quarantena (10-24 marzo), che avrebbero dovuto inglobare tutti i casi di contagio in fase di incubazione…, quindi tre periodi di una settimana l’uno, da quella data in poi.

L’analisi dei numeri è impietosa. Rispetto al periodo di quarantena, nella settimana successiva, i positivi mediamente SONO CRESCIUTI del 25%, i decessi addirittura dell’81%. Nelle due successive vi è stata una discesa estremamente limitata, che si sintetizza, per il positivi in un -7,9% rispetto al periodo di quarantena, per i decessi, persino ad un incremento, del 27,38%.

Il quesito, a questo punto imbarazzante per tutti coloro che hanno gestito la cosiddetta «fase 1»: a cosa è servito sequestrare 60 milioni di Italiani, paralizzare il 70% delle attività produttive (mettendo già in conto un decremento del PIL annuale di almeno il 15%), innescare tutta una serie di processi e di dinamiche i cui risvolti problematici sono assolutamente impossibili persino da immaginare, a cosa è servito dicevamo, se i decessi, ancora oggi a distanza di quasi un mese dal presunto punto di picco, sono ogni giorno maggiori di quanto non fossero nel periodo di quarantena, quando avrebbe dovuto cominciare ad esaurirsi la spinta del contagio e delle sue nefaste conseguenze?

Elaborazione Dr. Fernando Paganelli – ITCanarias2030

fernando@itcanarias2030.com

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