Dal “Dia de la Hispanidad” al “Columbus Day”: gioie e dolori di un 12 ottobre del 1492

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Dal “Dia de la Hispanidad” al “Columbus Day”: gioie e dolori di un 12 ottobre del 1492 A Los Angeles, nel settembre 2017, il consiglio comunale della città ha deciso di abolire la festa nazionale dedicata a Cristoforo Colombo, che si celebra ogni anno il 12 ottobre. Lo stesso sta accadendo in diverse città degli Stati Uniti, un paese dove forte è la presenza della comunità italoamericana, che ha fatto invece del Columbus Day una giornata di festa e di orgoglio identitario. Cosa succede negli altri stati americani?

In Venezuela e Nicaragua,  i governi hanno cambiato il nome ufficiale in “Día de la Resistencia Indígena”; in Argentina è diventato “Día del Respeto a la Diversidad Cultural”; in Perù si festeggia dal 2009 come “Día de los Pueblos Originarios y del Diálogo Intercultural”; in Ecuador dal 2011 si festeggia il “Día de la Interculturalidad y la Plurinacionalidad”.

In diversi luoghi la statua di Cristoforo Colombo è stata deposta per essere sostituita, ma anche no, da eroi locali. In Spagna il “Dia de la Hispanidad”, dal 1987 dichiarato ufficialmente “Fiesta Nacional de España”, rappresenta la data in cui la Spagna si appresta a diventare, secondo definizioni ufficiali, uno stato fondato sulla pluralità culturale e politica, in cui i vari regni esistenti sul territorio si integrano in un’unica monarchia, e in cui inizia un periodo di “proiezione” linguistica e culturale oltre i confini europei (Ley 18/1987 de 7 de octubre).

Comunque lo si voglia chiamare, il 12 ottobre 1492 rappresenta un evento che ha cambiato per sempre la storia e la cultura di due continenti: da una parte uno sviluppo economico, culturale e sociale senza precedenti, dall’altra conseguenze drammatiche per i popoli che precedentemente vivevano sul suolo americano. Nelle ultime settimane, in tutto il territorio degli Stati Uniti, sempre più persone, spesso appartenenti a minoranze etniche, chiedono la rimozione delle statue di Cristoforo Colombo, perché considerato un genocida.

Le rivendicazioni dei discendenti di chi fu invaso, oppresso, ucciso, si scontrano con quelle di chi immigrò in America per cercare una seconda opportunità. Cristoforo Colombo: per alcuni un genocida, per altri colui che rese possibile una nuova vita. Nelle grandi ondate migratorie degli ultimi due secoli, non partirono solo briganti, opportunisti, mercenari. Ma anche e soprattutto milioni di persone in fuga da persecuzioni religiose, da fame e guerre, che trovarono nell’America una terra che regalava loro una nuova speranza. Gente per bene. Sia quale sia la sponda da cui si proclama e si rivendica, una cosa hanno tutti in comune: la necessità di cercare, (ri)trovare e definire la propria identità.

Ad alcuni era stata tolta con violenza, ad altri non era stata trasmessa dalle generazioni precedenti, per non dover ricordare i tragici eventi che li avevano costretti ad emigrare. Una realtà complessa e a volte drammatica, di un continente meraviglioso, che ci regala la consapevolezza di quello che l’essere umano fa da sempre, ovvero migrare. Che senso ha deporre i simboli di una cultura che viene da fuori? Vorrebbe dire distruggere anche parte di noi stessi, perché in realtà, “chiunque pensi di essere il vero “nativo” di un luogo è allertato: basta andare indietro abbastanza nel tempo e c’è sempre qualcuno più nativo” (Telmo Pievani).

Cristoforo Colombo era un navigatore, prima che ogni altra cosa. Un esploratore, che sfidò sé stesso e i propri limiti, per varcare i confini del mondo conosciuto. Abbattere le statue non cambierà ciò che è stato, ma forse si deve passare anche per questo, per raggiungere una nuova consapevolezza. Il riscatto dei popoli perseguitati non ha traguardo negando ciò che è successo. La memoria deve rimanere, ed essere casomai arricchita di tutte quelle memorie fino ad ora inascoltate: “ricordare anziché cancellare” (Diego Marani).

Una cosa però è certa: Colombo non seppe mai di essere arrivato in America. Il primo a capire che le terre da lui raggiunte non erano l’India, ma “la quarta parte del globo”, fu Amerigo Vespucci, navigatore ed esploratore. Che sia a rischio di rimozione anche il nome “America”?

Francesca Passini

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Sitografia: corriere.it; eastwest.eu; iltirreno.geolocal.it; nytimes.com; rivistamicron.it; repubblica.it; wikipedia

Columbus Day una giornata di festa e di orgoglio identitario  © Riproduzione riservata  vivilecanariemagazine.com

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