Dedicata a Tenerife. Le sensazioni generate dall’isola

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Dedicata a Tenerife. Le sensazioni generate dall’isola

Era l’agosto del 2000, la mia prima estate romana da studente fuori sede con tutto il carico di eccitazione e ansia che si portava dietro. Si palesò la possibilità di un viaggio in solitaria a Tenerife di otto giorno, mutuato da un base sul posto che mi avrebbe aiutato con la sistemazione. Mi ritrovai in questo paesino chiamato Las Gallettas, un tempo villaggio di pescatori, in quegli anni un luogo ancora non invaso dal turismo di massa. Una stanza in un appartamento al centro del paesino fu il luogo del silenzio dove la notte potevo contemplare e ripensare i luoghi che avevo visitato durante il giorno. Infatti presi a noleggio una macchina e di giorno, mappa cartacea alla mano, me ne andavo in giro alla scoperta dell’isola. 

Una notte, particolarmente ispirato da quella atmosfera ‘sospesa’, raccolsi le sensazioni generate  dall’isola che mi portavo addosso e le trasfigurai in una poesia. Parlo di ‘sospensione’ non a caso perché è quello che ho provato nelle due volte successive che sono tornato a Tenerife. Sospensione dalla realtà caotica e logorante che regna al di là dei suoi confini, una sorta di ‘paradiso frattale’ i cui i suoi microclimi e luoghi riproducono in piccolo l’isola nella sua totalità e in tutti i suoi dettagli.

Il ponte a cui si fa riferimento nella poesia potrebbe essere ispirato da quella sorta di ponte che si attraversa prima di arrivare nel cuore del paesino. Come dicevo sopra però l’immaginazione è la fantasia giocano un ruolo importante nel trasfigurare luoghi, figure e immagini. La figura cui faccio riferimento potrebbe essere una donna o una sirena, ma a distanza di ventitré anni e difficile rievocare esattamente cosa provassi e immaginassi negli istanti in cui scrissi quella poesia. D’altronde, come disse qualcuno di cui non ricordo il nome, ‘quando ho scritto quel testo il significato lo conoscevamo io e Dio. Adesso solo Dio.’ 

Tenerife 
Giunsi ad un ponte e lo sollevai con la punta delle dita. 
Lo attraversai tra rigidi silenzi e misurati respiri. 

Balzai sull’altra riva e mi rotolai nell’erba fresca del mattino, 
stesa lì da un passante. 

Eri tu; eppure non c’eri. 
Gestivi l’aria col battito delle ciglia mentre fuggivi,
sole negli occhi e fronte dorata. 

Rimasi tra i fili spigolosi
 ma solo egli non viaggiava. 
Io sì. Al richiamo sparì. 

Fabio Aprea

Recensione Poesia di Fabio Aprea premiata a Pontinia

A seguire un estratto dell’introduzione a un raccolta di poesie scritte da vari autori il cui curatore fu Renato Gabriele, poeta e scrittore.

‘La leggiadria, la grazia del dire, la raffigurazione di surreali iperboli, rette e giustificate da un’ironia leggera e divertita, sono i connotati più evidenti del lavoro di Fabio Aprea. C’è in questa poesia una consolazione preziosa: in ogni verso c’è il docile ascolto del suono della vita, l’accettazione della sua melodia. Siamo davanti ad un poeta intimista, abile nel cogliere, tra le palpebre appena dischiuse ogni pur pallida luminescenza’. Recensione del giudice Renato Gabriele. Nella foto: ulteriore riconoscimento ricevuto a Reggio Calabria

Foto di copertina AG

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