EPI®: guarigione “folgorante” a Tenerife

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Dalle rane di Galvani agli esperimenti del dottor Viktor Frankenstein le scariche elettriche, fossero pure quelle della ¨notte buia e tempestosa¨ con cui Snoopy iniziava i suoi romanzi appollaiato sul tetto della sua cuccia e che ispirò anche ad Umberto Eco, per sua stessa ammissione, l’incipit del Nome della Rosa, hanno sempre suscitato in me un misto di terrore e fascinazione. Ma mai e poi mai avrei pensato di trovarmi, metaforicamente parlando, nei panni della Creatura nata dalla penna di Mary Shelley.

Non si tratta nel mio caso personale di esperimenti eticamente discutibili però, ma di innovative ed efficaci tecniche di fisioterapia. Ma andiamo per ordine e mi si perdoni il linguaggio medico a volte poco ortodosso, ma la mia professione é tutt’altra! Dicembre 2014 a Tenerife, seconda settimana. Una tavola da surf, causa una mia maldestra manovra, colpisce violentemente il mio pollice destro. Dolore atroce.

Pronto intervento con massicce dosi di ghiaccio. Il dito fa male ma non si gonfia. Parrebbe risolto, pertanto, niente corsa al Pronto Soccorso. Nei giorni successivi nessuna traccia di ematoma ma dolore intenso. La vigilia di Natale mi sveglio con il dolorante dito che nel piegarsi emette sospettosi ed insoliti scricchiolii. Sintomo che progressivamente si intensifica nei giorni a seguire tanto da rimanere il dito in posizione piegata per poi raddrizzarsi con un brusco scatto.

Poi di colpo dopo Capodanno il dito si blocca definitivamente in posizione di estensione e il dolore aggredisce violentemente anche il palmo della mano. Situazione fortemente invalidante. Non sono mancina e lavoro con la mano destra, anzi la mano é un mio “strumento” di lavoro. Io disegno, rilevo, fotografo, scrivo, muovo il mouse etc. etc. avvalendomi della mano destra. La sensazione peggiore arriva quando ci si rende conto di non riuscire ad essere più in grado di apporre nemmeno una firma. A questo punto mi rivolgo allo specialista. Fine gennaio. Prima visita medica dall’ortopedico. Diagnosi immediata solo con una mera analisi autoptica: tenosinovite stenosante, comunemente conosciuta come dito a scatto, di IV livello. Trattamento: intervento chirurgico, senza appello. Sostanzialmente il dito a scatto é dovuto ad una infiammazione del tendine flessore che trova difficoltà nello scorrere attraverso la guaina tenosinovile fino a determinare, come nel mio caso, il blocco completo dell’articolazione.

Per farla breve, consulenza di altri 2 specialisti, uno dei quali in Italia e medesima sentenza: tenosinovite stenosante da risolvere con trattamento chirurgico.

E per non farmi mancare niente a corredo del tutto ci sono anche una ecografia, una radiografia, una risonanza magnetica e dieci sedute di fisioterapia tradizionale! In accordo con lo specialista (il primo consultato) prima di intervenire chirurgicamente tentiamo una terapia farmacologica con dosi da cavallo di cortisone (pasticca da 5 mg 3 volte al giorno andando a scalare) da effettuare per tre settimane. Se il dito non risponde positivamente si interviene. E arriviamo ai primi di marzo. Non so più dove sbattere la testa. Dunque ricapitolando. La mano mi serve (e serve funzionante come prima) e l’intervento chirurgico non offre affatto garanzie di pieno recupero. Per quanto concerne la terapia con cortisone … non spreco neanche due parole!

Casualmente chiacchierando in palestra mi dicono che in Spagna problemi di tendinopatie, soprattutto a livello sportivo, sono stati brillantemente risolti con la EPI®, acronimo che sta per Elettrolisi Percutanea Intratissutale, una tecnica di fisioterapia invasiva creata Dr. Jose Manuel Sánchez Ibáñez.

Dal 1998 il professor Sanchez si dedica alla ricerca in questo ambito, arrivando a creare una nuova e rivoluzionaria cura per questa patologia, la tendinopatia (tendiniti, borsiti, etc.etc.), che colpisce un gran numero di persone (sia nell’ambito sportivo che all’infuori). Dopo tanto tempo curando e perfezionando la tecnica sono stati raggiunti ottimi risultati, un alto indice di guarigioni ed un indice di ricadute molto basso; questi risultati sono un gran passo avanti nel campo della medicina e costituiscono una salvezza per tutti quei pazienti dove trattamenti e cure convenzionali di medicina e fisioterapia non sono stati in grado di risolvere o eliminare questi problemi. In parole povere si tratta, della applicazione di corrente galvanica attraverso un ago simile a quello utilizzato nell’agopuntura, monitorando il flusso di corrente attraverso l’ecografo per tutto il tempo della seduta.

La corrente produce una infiammazione locale controllata che genera una serie di reazioni fisiologiche tra cui la riparazione e la rigenerazione dei tessuti danneggiati. In Italia questa tecnica é quasi del tutto sconosciuta. Come qualunque altro tipo di fisioterapia invasiva non é normata da leggi e pertanto, oserei dire, vietata nei centri fisioterapici ortodossi. In Spagna, invece, esiste addirittura un Master Universitario di II livello in tecniche di fisioterapia invasive. Io per esempio sono stata assistita da un team di fisioterapisti ed osteopati laureati all’Università de La Laguna a Tenerfife, che non finirò mai di ringraziare per avermi evitato un intervento chirurgico.

A maggio infatti avevo ripreso la completa funzionalità della mano e con solo cinque sedute di EPI® ! Una riflessione é d’obbligo. Non sarà che in Italia siamo succubi delle lobby di alcuni ordini professionali che pongono freni a qualunque cosa limiti il loro ramo d’azione?

Meditate gente, meditate.

Carla Galanti

Foto AG Fisios, Tejina La Laguna

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