Il Surf e i suoi figli

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surf-figliIl Surf e i suoi figli Una breve panoramica del surf cosidetto da tavola e degli sport derivati dal surf vero e proprio, di seguito quelli in cui il moto ondoso diviene una condizione fondamentale per praticare l’attività.

Surf (tradizionale, cosiddetto da tavola o da onda): Si tratta del surf per antonomasia, che consiste essenzialmente nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}La tecnica risiede nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete; prevede due categorie fondamentali legate alle dimensioni e al tipo di tavola.

Shortboard, surf che si pratica con tavole di lunghezza inferiore a 7 piedi, circa 2,13 m, con prua molto appuntita, leggere e manovrabili.

Longboard, che viene fatto con tavole la cui lunghezza è maggiore di 8 piedi, circa 2,43 m e che possono arrivare a sfiorare i 3 m., con punta arrotondata e molto spesse. Sono queste le dimensioni con le quali si svolgeva l’attività sportiva nella decade ’50-’60 dello scorso secolo.

Il gesto atletico della partenza si chiama “take off”, proprio come la partenza di un aereo. Si nuota sdraiati con il ventre sulla tavola, perpendicolare all’onda in direzione della spiaggia; quando la tavola inizia a scivolare autonomamente ci si alza in piedi afferrando la tavola con entrambe le mani e tirandosi su con un unico movimento.

Nelle onde grandi e ripide, questa fase è molto delicata, in quanto un ritardo nella scelta dei tempi potrebbe causare la caduta dentro il ventre dell’onda.

Paddle Surfing: altrimenti definito SUP acronimo di Stand Up Paddle, attinge direttamente dalle radici hawaiane del surf.

Consiste nel surfare le onde in piedi sopra la tavola, aiutandosi con un remo. Nasce con fini molto pratici: in piedi gli istruttori potevano controllare meglio il comportamento in mare degli alunni. È una pratica sportiva in grandissima ascesa, soprattutto in acque molto calme e prive di onde.

Bodyboard: chiamato anche boogie; è la variante più facile da apprendere.

Consiste nello slittare sull’onda con una corta e tozza tavola priva di punte, aiutandosi con le pinne. Di norma si scivola sull’onda distesi sulla tavola, ma, se si ha una maggiore abilità si può anche surfare in ginocchio o in piedi. Bodysurfing: la tecnica è quella di cavalcare le onde con il solo ausilio del proprio corpo oppure con un paio di pinne di superficie e dei palmari alle mani, imitando sostanzialmente i movimenti dei delfini.

Per praticare questa disciplina bisogna possedere buone doti natatorie, e inoltre è necessario che le onde siano sufficientemente alte e potenti.

Skimboarding: questa disciplina prevede che si prendano le onde in prossimità della battigia; lo skimboard è una piccola tavola di legno o di materiale simile alle normali tavole da surf, appuntita e piatta, e il surfista la lancia sulla sabbia bagnata scegliendo il tempo prima che arrivi l’onda, dopodiché si lancia a piedi uniti su di essa e spinge verso l’acqua cercando di fluttuare tra le onde e raggiungere così la parete surfabile.

Queste altre discipline sportive, sempre derivate dal surf, sono condizionate, invece, dall’azione del vento più che dalla presenza o meno delle onde:

Windsurf: consiste nello sfruttare la forza del vento aggiungendo una vela ad una tavola molto simile a quella da surf.

La vela riesce a girare di 360º, cosa che non solo consente di ottimizzare della direzione del vento ma riesce anche a dare maggiore mobilità al windsurfista. È uno sport che, pur essendo ormai da circa una trentina di anni praticato a livello amatoriale, non è molto diffuso a causa della difficoltà di apprendimento tanto da farlo ritenere quasi una sorta di tecnica nautica in piccolo.

Kite Surf: chiamato anche kiteboarding, è una disciplina sportiva piuttosto recente sorta alla fine degli anni ’90; consiste nello scivolare sull’acqua con una tavola, facendosi trascinare da un aquilone (“kite” in inglese), che usa la potenza del vento come propulsore e che viene manovrato attraverso una “barra di controllo” (boma), collegata al kite da sottili cavi (quattro o cinque) detti “linee” e lunghi tra i 22 e i 27 m.

Esistono inoltre anche altri sport derivati dal surf, poco – o quasi per niente – praticati nella nostra isola:River surfing: consiste nel surfare nelle acque di fiume. Chiaramente in mancanza di onde la sfida consiste nel superare sassi o altro tipo di ostacoli presenti nell’acqua come se fossero piccole cascate Kayak surf: questa variante nasce quasi per caso, grazie ai “bagnini” hawaiani che utilizzavano come tavola le stesse imbarcazioni con le quali andavano a soccorrere la gente.

Consiste nel surfare le onde su di un kayak, avvalendosi del remo per arrivare sula cresta dell’onda.

Carla Galanti

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