Il Mercato immobiliare spagnolo si rianima e guarda con speranza al Recovery Plan europeo

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Il Mercato immobiliare spagnolo si rianima e guarda con speranza al Recovery Plan europeo. L’attività del mercato immobiliare spagnolo si sta riprendendo dall’eccezionale caduta sperimentata durante il primo lockdown. Questa è una delle conclusioni riportate dalla relazione di CaixaBank Research sul settore immobiliare nel primo semestre del 2020. Per effettuare l’analisi, l’istituto ha utilizzato, oltre agli indicatori abituali, anche un nuovo strumento che elabora una grande quantità di informazioni (big data) e tecniche di machine learning.

La relazione ha constatato che nel terzo trimestre del 2020, le compravendite di abitazioni e i permessi di costruzioni hanno recuperato gran parte del terreno perduto, una tendenza positiva che si prevede continui anche nel 2021. L’impatto della crisi sui prezzi delle abitazioni è stato fino ad ora relativamente moderato e questo stesso studio pronostica una leggera correzione nella parte finale del 2020 e nella prima metà del 2021. In particolare, i nuovi modelli previsionali sui prezzi delle abitazioni a livello provinciale di CaixaBank Research prevedono che il prezzo delle abitazioni scenderà in 7 province su 10 nel 2021 e crescerà moderatamente nelle rimanenti province.

Il Recovery Plan europeo: un’onda verde per il settore immobiliare. La relazione conferma che l’impatto economico del COVID-19 è gravissimo e che le conseguenze della pandemia nel settore si sentiranno ancora a lungo.

In tal senso, pone speranze sul fatto che il Recovery Plan Next Generation EU (NGEU), dotato di 750 miliari di Euro, contribuirà in modo decisivo a consolidare il recupero. Per il CaixaBank Research si tratta di un accordo senza precedenti, che potrà avere un impatto considerevole nel settore immobiliare europeo, visto che uno dei principali obiettivi dell’UE – al quale questo fondo intende contribuire – consiste nel ridurre le emissioni di gas effetto serra di un 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Diventa chiaro che il rinnovo del parco di edifici europeo, in cui attualmente si produce il 40% circa del consumo energetico del continente – sarà la chiave per raggiungere questo obiettivo climatico. Judit Montoriol

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