Il saluto dell’artiglieria e le salve d’onore per gli inglesi, gli spagnoli e gli italiani

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Il saluto dell’artiglieria e le salve d’onore

È difficile trovare una fonte certa sull’origine delle salve d’artiglieria. Tuttavia, prima sarebbe necessario analizzare i tipi di salve che erano o esistono attualmente, che possono essere suddivisi in salve al cannone, salve d’onore, colpi di cannone di allerta, salve per apertura e chiusura delle porte e salve orarie. La ragione per cui furono introdotte coincide con l’origine dei saluti militari: la chiara dimostrazione di rimanere in una posizione disarmata o svantaggiata, alla mercé della persona salutata.

L’uso dei saluti con le armi da fuoco risale ai primi guerrieri che mostravano le loro intenzioni pacifiche collocando le armi in una posizione ritenuta inefficace. Apparentemente questa usanza era universale, con modalità che variavano con il tempo e il luogo e a seconda delle armi utilizzate. Una tribù nordafricana, ad esempio, trascinava a terra le punte delle lance per indicare che non voleva essere ostile. La tradizione del saluto inizia nel Medio Evo , ponendosi in posizione di evidente disarmo e, quindi, in potere di coloro che ricevono gli onori. Ciò avveniva con l’abbassamento della punta della spada, la presentazione delle armi, lo scarico a fuoco di cannoni ed armi leggere, l’ammainare delle vele, la presentazione picchetti armati, togliendosi il copricapo o issando i remi.

Quindi, l’origine della stretta di mano potrebbe indicare “Io sono senza armi”; quello dell’inclinazione del busto delle culture orientali significa “ecco il mio collo per la sua spada”; scoprendo la testa, si rimuove la difesa dell’armatura ( il saluto militare con il palmo della mano è l’evoluzione dell’antico gesto di scoprirsi il capo prendendo solo il lembo del copricapo (cappello, berretto, elmo, ecc.); oppure, nel caso del saluto dell’esercito britannico o delle forze armate francesi, mostrare la mano aperta per comprovare che “non avrò alcun pugnale”; il saluto con la spada rivolta verso il basso per segnalare “hai il sopravvento”; quella di ammainare le vele, per indicare che “non è possibile manovrare”, e così via.

Probabilmente l’origine della salva di 21 colpi di cannone avvenne nella città tedesca di Augusta (Baviera) per accogliere l’imperatore Carlo V (1500-1558). Secondo le cronache dell’epoca, all’arrivo del sovrano doveva essere eseguita una salva di cento colpi di cannone. Dopo la prolungata serie di spari, l’ufficiale responsabile dell’operazione, sbagliando il conto, esplose un altro colpo. Questa pratica dei 101 colpi di cannone fu ripetuta nelle città limitrofe, ma in seguito, forse per il troppo tempo necessario all’operazione o per ragioni di economia, la serie fu ridotta a ventuno, conservando lo storico colpo di cannone dispari aggiunto da quel cannoniere distratto. Nel XIV secolo, durante i combattimenti navali, la nave catturata o sconfitta doveva consumare tutte le sue munizioni per renderla innocua in presenza dell’altra nave e a significare la propria resa. Come dimostrato, l’origine del saluto col cannone ha origini diverse. Nell’antichità, per celebrare un evento memorabile o una vittoria militare, si faceva più rumore possibile con i mezzi a disposizione, fossero essi musiche con tamburi, trombe, voci o campane; con l’introduzione della polvere da sparo, furono aggiunti tutti i tipi di armi da fuoco, portatili e pesanti, basate su terra o navi.

Anche il numero delle salve ha una sua motivazione. Non sempre erano ventun colpi di cannone. Inizialmente, il saluto britannico riconosciuto era di sette salve e gli inglesi costringevano le nazioni più deboli a salutare per prime. Si crede che venisse usato il sette perché ritenuto un numero mistico e sacro per alcune civiltà. Un numero pari, invece,indicava che il comandante o il comandante dell’artiglieria era deceduto.

Per gli inglesi, la possibile origine di tale saluto si ritrova nella tradizione navale anglosassone tra il Cinquecento o il Seicento, quando per indicare che la visita di una nave fosse pacifica, prima di entrare in porto, questa doveva scaricare a fuoco la propria artiglieria come gesto di sottomissione. Gli spari dei cannoni venivano esplosi dalla prua verso il porto per comunicare a terra che la nave scaricava tutte le armi prima di entrare, palesando le buone intenzioni. Tradizionalmente, quando una nave britannica entrava in un porto straniero, sparava con i suoi cannoni sette volte. Il motivo dei sette colpi è ampiamente dibattuto fino ad oggi. La teoria più accreditata afferma che all’epoca la maggior parte delle navi britanniche era equipaggiata solo con sette cannoni, quindi sparare sette colpi divenne lo standard per indicare a terra che l’imbarcazione fosse disarmata. Le navi trasportavano abbastanza polvere da sparo e munizioni per ricaricare più volte, ma al di là del simbolismo, l’idea era che il lungo processo di ricarica avrebbe consentito ai soldati a terra il tempo sufficiente, se necessario, per neutralizzare il nemico con la propria artiglieria. Bisogna tener conto inoltre che all’inizio del XVI secolo il processo di ricarica dei cannoni era alquanto lento, con una velocità media di tre colpi all’ora. Dopo gli spari di saluto, la nave veniva considerata disarmata e letteralmente in potere del comando opposto. Alla fine del 1600, man mano che la qualità della polvere da sparo migliorava e in base al principio dell’uguaglianza tra le nazioni, si arrivò alla stessa tempistica di fuoco sia da mare che da terra, aumentando pertanto le salve di cannone di tre volte e portandoli a ben 21 colpi. Nel 1808, il saluto con 21 colpi di cannone divenne ufficialmente il saluto di protocollo per onorare i reali britannici ed il numero 21 divenne codice internazionale come rituale diplomatico.

In Spagna, a partire dall’anno 1748, le ordinanze dell’Armada Real regolamentarono questo tipo di saluto cerimoniale, limitandolo solo a determinate occasioni : Saluti d’onore. Si effettua nei giorni del Corpus Domini, dell’Immacolata e di San Giacomo il 25 luglio, degli onomastici e compleanni del Re, Regina e Principi delle Asturie e del Sabato Santo. Si effettuavano anche all’ingresso e all’uscita di una piazza dei membri della famiglia. Allerta colpo di cannone. In tutte le roccaforti marittime spagnole durante il XVIII secolo si realizzava delle salve per allertare i vicini di un possibile attacco nemico. Oltre ad avvertire la popolazione di ogni pericolo, si sparava a salve anche per far divulgare la fuga di un prigioniero. Salve per l’apertura e la chiusura delle porte. Tre colpi di cannone venivano sparati ogni giorno in Plaza de Ceuta, all’alba, a mezzogiorno e quando le porte della città erano chiuse. Tali salve hanno subito variazioni sia nel numero che nell’orario, adattandosi in una prima fase alla necessità di impostare l’orario cittadino, poi quello del carcere, ed infine quello della preghiera e dei pasti.

In Italia, la tradizione delle salve di cannone ci pervengono dallo Stato Pontificio. L’uso di segnare il tempo con un colpo di cannone fu introdotto da Papa Pio IX il 1° dicembre 1846 per ottenere un segnale unico dell’ora ufficiale, anziché il suono scoordinato delle campane delle chiese cittadine. La tradizione continuò anche con l’unità d’Italia. Il ​cannone sparò fino all’agosto 1903 dal suo primo posizionamento a Castel S. Angelo, da dove venne spostato sulle pendici di Monte Mario, per poi essere definitivamente trasferito sul Gianicolo, esattamente il 24 gennaio 1904. Nel periodo della 2^ Guerra Mondiale la tradizione fu interrotta per gli eventi bellici. Tutt’oggi, che ci sia pioggia, sole, caldo, freddo, neve o afa, non importa, il cannone del Gianicolo a Roma dal 21 aprile 1959, quotidianamente spara un colpo a salve alle dodici in punto, dando il via a tutte le campane delle chiese di Roma, così che possono suonare all’unisono il mezzogiorno. Anche il Giuramento del neo-presidente della Repubblica Italiana è tradizionalmente salutato dalla “salva dei 21 colpi di cannone”. 6 pezzi di artiglieria dell’Esercito spareranno 21 colpi di cannone a salve dal piazzale Giuseppe Garibaldi al Gianicolo, nel preciso momento in cui il neo eletto Presidente pronuncia la formula del giuramento, come atto ufficiale con il quale assume la carica ed i relativi poteri di Capo dello Stato e delle Forze Armate.

Articolo del S.Tenente CC. Pil. cpl  (r)  Giuseppe Coviello

UNUCI – Sezione all’Estero Spagna / Isole Canarie

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