Il turista tedesco decide di non andare in viaggio nei paesi non democratici

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Foto Cecilia Fabiano

Il turista tedesco decide di non andare in viaggio nei paesi non democratici

Russia, Turchia, Cina, Arabia Saudita o Emirati Arabi, sono tra le destinazioni scartate dai tedeschi.. I turisti tedeschi scelgono ogni volta di più, di non andare in vacanza nei paesi non democratici.

Questo emerge da uno studio fatto dal portale HolidayCheck, che sottolinea che il prezzo continua ad essere un fattore chiave nella scelta della destinazione, ma che sempre più turisti cominciano a preoccuparsi di questioni etiche, per cui scartano destinazioni dove esistono restrizioni alla libertà d’espressione, discriminazioni alle donne, sfruttamento del lavoro o repressione della comunità LGBTQI+.

Il sondaggio della HolidayCheck non lascia spazio a sorprese: il prezzo gioca un ruolo chiave al momento di scegliere una destinazione, importante quindi per il 20% degli intervistati, seguito dalle attività per il tempo libero (12%), o dalle informazioni sul tipo di alloggio (11%). Allo stesso tempo, elementi come criminalità, situazione interna del paese, hanno rilevanza, con un 6% di intervistati che menzionano questi fattori. La situazione varia se gli intervistati devono scegliere una lista di criteri già definita. In funzione di questi, vincono con distacco i fattori vincolati alla sicurezza, assieme ad aspetti etici e morali della destinazione.

In secondo luogo, al momento di escludere una meta per le vacanze, i tedeschi danno molto peso alla delinquenza. Ciò nonostante, le restrizioni alla libertà d’espressione nel paese (citate dal 70% degli intervistati) o la discriminazione sulle donne (62%), acquisiscono sempre più rilevanza nella scelta della destinazione.

Il 50% degli intervistati assicura poi che al momento di scegliere una destinazione per una fuga vacanziera, il tipo di governo, democratico o meno, gioca un ruolo importante. Se questo governo per esempio discrimina le minoranze, se esistono condizioni di lavoro ingiuste nel turismo o limitazioni alla libertà di stampa. Il 30% poi sostiene di tenere in considerazione le restrizioni sulla comunità LGBTQI+.

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