Le Canarie, un punto nero per i cetacei

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Un cetáceo muerto en Fuerteventura. / M.Carrillo/Canarias Conservación

Le Canarie, un “punto nero” per i cetacei. Tra 50 e 60 esemplari spiaggiati ogni anno.

Specie che rimangono spiaggiate nelle coste per cause naturali, che vengono investite da imbarcazioni, che cadono vittime della pesca o che ingeriscono plastica. Quest’anno, nonostante le misure adottate contro la pandemia da COVID-19, gli animali continuano ad arrivare sulle coste. Lo scorso 6 aprile una balenottera comune a Corralejo (Fuerteventura), 12 aprile un capodoglio a Cofete (Fuerteventura), 2 maggio un calderone grigio nella zona nord di Fuerteventura, 25 maggio un capodoglio ad Agüimes (Gran Canaria), 6 ottobre un altro a Mogán (Gran Canaria) esempi di un problema che richiede misure urgenti.

L’Instituto Universitario de Sanidad Animal y Seguridad Alimentaria (IUSA) della Universidad de Las Palmas de Gran Canaria, è composto da cinque divisioni, tra cui quella di Istologia e Patologia veterinaria.

I ricercatori di questa sezione “sono fondamentalmente veterinari e specialisti in Patologia” che “ si fanno carico di determinare la causa di morte dei cetacei spiaggiati nelle Isole Canarie”. Una volta trovato l’animale spiaggiato “viene trasferito a Gran Canaria o se invece già si trova sull’isola, viene portato alla Facoltà di Veterinaria”, che dispone di una sala per le autopsie, dove viene sezionato con l’obiettivo di trovare lesioni che indichino la causa di morte.

Ogni anno spiaggiano in maggioranza delfini e balene. “Le cause più frequenti sono naturali”. Infezioni, malattie parassitarie, virali o batteriche, cancro…cause a cui si aggiungono l’età avanzata di molti esemplari e i cuccioli prodotto di aborti. Le attività umane sono la seconda causa dello spiaggiamento e tra queste, la più frequente è la collisione con imbarcazioni veloci.

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