Le malattie più frequenti alle Canarie sono il diabete, l’asma e forme di allergia.

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Le malattie più frequenti alle Canarie sono il diabete, l’asma e forme di allergia.

Di zuccheri, diabete e genoma canario

Il Ministero della Salute della Spagna ha firmato lo scorso mese un accordo con 400 imprese del settore alimentare, che dovranno diminuire nell’arco di due anni la percentuale di zucchero, sale e grassi saturi contenuti nei loro prodotti.

Già nel novembre del 2017 il Ministero aveva concordato con il settore industriale la diminuzione di zuccheri nei prodotti distribuiti, una misura presa anche in seguito a dati allarmanti pubblicati da una relazione commissionata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che confermava (nel 2016) la Spagna come secondo paese europeo con più persone in sovrappeso, dopo il Regno Unito.

Un anno più tardi era pronto un progetto concreto per vincolare le aziende alle nuove direttive di produzione. Si tratta nello specifico di 398 aziende, tra cui anche El Corte Inglés e Coca-Cola: tutte dovranno ridurre la percentuale di zuccheri fino al 18% (nei sughi), la percentuale di sale fino al 16% (nei prodotti a base di carne e affettati), e la percentuale di grassi saturi fino al 10% (negli snack e nei piatti pronti).

L’introduzione di queste misure si pone come obiettivo quello di migliorare la salute dei consumatori, in particolar modo di quelli che combattono il sovrappeso. Per quanto riguarda la popolazione adulta, il 54% delle persone è in sovrappeso, e il 17% è obeso. Nel caso dei minorenni, la percentuale di sovrappeso è del 40% e quella di obesità del 18%. La Ministra della Salute María Luisa Carcedo ha affermato che una alimentazione malsana comporta più rischi per la salute che il consumo di alcol, tabacco e droghe.

E alle Canarie cosa succede? Le malattie più frequenti alle Canarie sono il diabete, l’asma e alcune forme di allergia. In che maniera l’alimentazione incide su queste patologie? L’attenzione degli scienziati è catturata in questo momento da una ricerca condotta da ITER, gruppo CDC de Canarias e dalla Universidad del País Vasco pubblicata lo scorso dicembre nella rivista scientifica “Molecular Biology and Evolution” e basata sulla caratterizzazione genetica di oltre 400 canari, condotta dal grupo de Variación Genética y Enfermedad de la Unidad de Investigación del Hospital Universitario Nuestra Señora de Candelaria y Gerencia de Atención Primaria di Tenerife.

La ricerca rivela la particolarità del genoma canario, che deriva dalla mescolanza storica della popolazione – di quella precolombiana, originaria dell’Africa del Nord, con quella di individui europei e poi dell’area subsahariana – dalla capacità di adattamento degli abitanti, ma anche dall’ isolamento geografico; tutti fattori che sembrano influire sull’alta prevalenza delle suddette patologie.

Si tratta dell’analisi più complessa condotta fino ad oggi del DNA canario nella popolazione, con l’obiettivo di determinare quali relazioni esistano tra la diversità genetica canaria e le patologie più frequenti nell’Arcipelago.

Una ricerca che pone le fondamenta per nuovi studi sui fattori di rischio genetico nelle isole, per applicare poi i risultati alla pratica clinica e per promuovere l’impiego della medicina di precisione nelle Canarie. Tra direttive alimentari nazionali e studi scientifici canari, il semplice cittadino sembra perdere la bussola. Da un lato, è ormai chiaro che un’ alimentazione malsana comporta gravi rischi per la salute, dall’altro sembra quasi che la genetica sollevi dalla responsabilità in materia di scelte alimentari.

Eppure i dati canari riferiti all’obesità infantile, diabete giovanile e alle patologie croniche legate al sovrappeso sono simili a quelli registrati in America Centrale, Messico, o paesi come l’Egitto, dove le ragioni sembrano essere più di carattere socio-economico.

Gli standard socio-economici della società canaria, come i bassi indici di educazione generano peggiori abitudini in materia di salute. A questo cocktail di sottosviluppo bisogna anche aggiungere l’influenza delle abitudini importate dal turismo, principalmente di origine britannica, che contribuisce a diffondere il consumo del fast-food e di alimenti ricchi di grassi. Si aggiungano poi i ritmi particolarmente sedentari dei canari, che sono poco avvezzi all’attività fisica.

Alle Canarie si effettuano sette volte più dialisi renali che nei Paesi Baschi, come molte più amputazioni di arti inferiori nelle persone affette da diabete e, sempre alle Canarie, risiede il triste primato della cecità diabetica in tutta la Spagna, come conferma Antonio Cabrera, coordinatore dell’ Área de Medicina Preventiva y Salud Pública de la Universidad de La Laguna (Tenerife). Isole felici, ma con qualche riserva.

Francesca Passini

© Riproduzione riservata

Sitografia: canarias-semanal.org; eldigitalsur.es; wochenblatt.es; elpais.com;

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