L’eco dell’intervista concessa da Miguel Bosé, l’illustre negazionista, ad un programma messicano è arrivata fino in Spagna, e di riflesso anche in Italia

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L’eco dell’intervista concessa da Miguel Bosé, l’illustre negazionista, ad un programma messicano è arrivata fino in Spagna, e di riflesso anche in Italia

Miguel Bosé, illustre negazionista

L’eco dell’intervista concessa da Miguel Bosé ad un programma messicano è arrivata fino in Spagna, e di riflesso anche in Italia. Un’intervista che ha suscitato parecchio scalpore, per le posizioni negazioniste del cantante rispetto alla pandemia da Covid-19, e che ha comportato per un periodo la chiusura dei suoi profili social. Per quegli italiani che sono rimasti ai successi musicali degli anni ’80, andrebbe spiegato che Miguel Bosé è una vera istituzione nell’universo della musica latina. Ha venduto milioni di dischi negli Stati Uniti e in America Latina, vanta collaborazioni con le star del pop latino (come per esempio Shakira), nonché con le nostre Mina e Laura Pausini. Per anni si è impegnato a sostegno del socialismo spagnolo, dopo la morte di Franco, diventando una figura di riferimento nel processo di modernizzazione della società spagnola. Miguel Bosé è un artista, anzi, un personaggio pubblico, che è entrato nelle case di milioni di persone, senza esserne mai più uscito. Miguel Bosé, semplicemente, è. Da sempre, e da figlio di una donna che, a sua volta, e in tempi più severi, non si è mai consegnata alla banalità. Miguel Bosé è nostro concittadino, avendo doppia cittadinanza, italiana e spagnola e anche per questo le sue vicissitudini potrebbero incuriosirci ulteriormente. Fatta questa premessa, abbiamo scelto di tradurre estratti relativi a due articoli, tra i tanti apparsi in questi giorni, pubblicati su El País, rispettivamente il 12 aprile e il 19 aprile scorsi. Non resta quindi che augurare buona lettura e buone opinioni.

La redazione

Miguel Bosé: sono arrivato a consumare due grammi di cocaina al giorno, oltre a marijuana ed extasi

L’intervista di Miguel Bosé nel programma messicano condotto da Jordi Évole aveva destato attese fin da subito… Il silenzio del cantante, scomparso dai social dopo una stagione di furiose prese di posizioni negazioniste rispetto alla pandemia e ai messaggi fortemente politici, non ha fatto altro che alimentare il fuoco. Un fuoco che brucia anche a causa degli evidenti problemi di voce del cantante e della causa contro il suo ex compagno, Nacho Palau, per l’affidamento dei quattro figli che hanno avuto durante i 26 anni di convivenza.

Lo stesso Bosé ha affermato durante l’incontro con Évole di non aver più concesso un’intervista ad una televisione spagnola da cinque, sei o sette anni e che ha accettato di farlo con lui perché unito da sentimento di amicizia e fiducia. I dubbi che Évole ha espresso all’inizio della registrazione, e relativi all’atteggiamento del cantante di fronte alla pandemia, si sono materializzati alla fine della prima puntata della sua conversazione. Un Miguel Bosé ai limiti dell’esaltazione negazionista, nella convinzione, nonostante la marea di critiche feroci ricevute, di essere correttamente informato, contrariamente al branco di creduloni che non si rende conto delle dimensioni del presunto complotto. “C’è un piano ideato che non si vuole dare a conoscere. Non è pensare di essere in possesso della verità, è la verità stessa. Sono un negazionista, è una posizione che porto a testa alta“.

Ma questo è parte del capitolo successivo. Nel primo, il cantante racconta sé stesso. Ha mostrato il lato più vulnerabile e sconosciuto della sua vita personale e ha confessato: “Ho avuto anni selvaggi in cui ho scoperto il lato oscuro che abbiamo tutti: droghe, sesso selvaggio, assunzione di sostanze …”. Tutto è iniziato una notte nel 1988 o 1989 a causa di una delusione d’amore: “Ho chiamato alcuni amici all’alba e ho detto loro: ‘Voglio fare una festa’. Quella sera ho bevuto il mio primo drink e ho sniffato il primo tiro di coca, che mi è durato per una settimana. Direi che non mi era poi costato molto ”. Fino al 1991 viveva di notte, in compagnia della droga. “Ho pensato che

fosse una parte necessaria, legata alla creatività”, ha detto il cantante. “Ma quando il consumo diventa abituale, le droghe cessano di essere un alleato e diventano nemici”. Poi, finalmente, è arrivato il giorno in cui ha detto “è finita!” Ha confessato che interrompere quel piacere ha richiesto molto tempo. “Era diventata una dipendenza quotidiana, ha smesso di essere divertente e ha cominciato a causare una serie di problemi. Sono arrivato a consumare quasi due grammi al giorno, oltre all’erba e all’ecstasy … Ho smesso con tutte le droghe lo stesso giorno, sette anni fa. Salendo le scale di un palco, prima delle prove, il mio manager mi ha detto: ‘È tutto pronto’. E io ho risposto: ‘È finita’”.

Senza nominare il suo ex-compagno o menzionare direttamente i suoi figli, la rottura con Nacho Palau e la separazione dai quattro figli … sono stati due punti chiave della conversazione che è emersa, quando Évole gli ha chiesto dei suoi problemi di voce. Bosé ha risposto con naturalezza e con quel tono strano che ancora gli si nota quando parla: “La mia voce va e viene. La sua radice è emotiva. Comincio a perderla nel momento in cui la mia famiglia, quella in cui credo … beh, non si chiama famiglia, è una sorta di accordo di convivenza che hanno due persone che hanno avuto una relazione, e che decidono di andare avanti con le migliori intenzioni per mantenere verso i figli di entrambe le parti la promessa di continuare a crescere insieme, per continuare a sentirsi come ciò che sono stati fin dal primo giorno, ovvero fratelli “. Parole che riflettono la natura della causa che l’ex partner deve affrontare, e la pretesa di Nacho Palau di ottenere l’affidamento di Diego, Tadeo, Ivo e Telmo come fratelli, e di considerare entrambe le parti come genitori di tutti i quattro figli. I primi gemelli – nati da maternità surrogata – sono figli biologici di Bosé, mentre gli altri due sono di Palau.

Il cantante, diventato un umano con i piedi d’argilla, continua a confidarsi: “Tutto questo riguarda i più piccoli, ma il problema arriva dai grandi. I più grandi sono quelli che prendono le decisioni e quelli che devono incassare i colpi o assumersi le responsabilità. Non ero preparato. Quando la mia relazione ha cominciato ad andare male, quando l’amore non esiste più, quando l’infatuazione è scomparsa, quando l’amicizia e le buone intenzioni svaniscono e quando si perde la stima, quando tutto crolla … nel mio caso per discrezione, per responsabilità, anche per educazione, decidi di tenere duro. Ma poi la situazione esplode, e iniziano i problemi seri. E per me, uno di quei problemi era la voce: l’avevo persa completamente. Adesso riesco a parlare, ma non ce l’avevo più ”.

L’intimità dell’intervista viene interrotta quando il giornalista gli chiede se sia stato quello il motivo per cui era rimasto in silenzio e quasi nascosto per tutto questo tempo. Una domanda a cui il cantante ha risposto con rabbia: “A chi vuoi che mi mostri in quello stato? In Spagna alla gente piace condividere tutto, ma quando mai ho parlato di me stesso? Quando hanno saputo le persone che avevo una relazione? Quando ho venduto informazioni sulla mia famiglia, sui miei figli, sui miei partner? Quando? I miei figli lo hanno capito e ho scritto loro: ‘Papà non può parlare, papà deve tacere perché papà deve guarire. Non sono necessarie ulteriori spiegazioni. L’ho accettato con naturalezza, era un esercizio di umiltà ”.

Maite Nieto, 12 aprile 2021 – articolo pubblicato su El País, liberamente tradotto dalla redazione

Miguel Bosé e le bufale sulla pandemia in prima serata

Il cantante svela al giornalista Jordi Évole una teoria sul Covid priva di basi scientifiche e si rifiuta di discuterne con un esperto del settore.

Da quando è scoppiata la pandemia, il cantante, che ha appena compiuto 65 anni, è diventato una voce scettica rispetto all’emergenza sanitaria data dalla comparsa del Covid-19. Il cantante ha esposto la sua opinione, priva di basi scientifiche, che ha portato alla chiusura dei suoi profili social. Le critiche, dice, non lo hanno sorpreso, come neanche gli sfottò. “Me l’aspettavo. Non è stato un attacco normale, ma puro bullismo. Nessun dialogo, nessun dibattito, solo insulti. E quei troll stipendiati che sono contro di me oggi e domani … e poi i codardi che si uniscono al coro ”. Da pochi giorni Bosé è tornato in rete ma di quei problemi non c’è più traccia… “Se avessi dato retta a quello che dicono di me, non avrei mai avuto la vita, né la carriera che ho avuto”, e poi prosegue raccontando come tutto è iniziato, secondo un’interpretazione che non trova però alcun riscontro. “Tutto è iniziato quando Sánchez ha fatto una donazione di 125 milioni alla GAVI [World Alliance for Immunization and Vaccination], la fondazione Bill e Melinda Gates. Io faccio un commento – come tanti altri – e dico ‘no all’alleanza con GAVI’. A quel punto ricevo una telefonata da un caro amico che mi dice: ‘mio cognato lavora alla GAVI e forse non sei molto informato’. Io rispondo: ‘sì, sono molto informato, forse è tuo cognato che non sa con chi lavora’. Da quel momento inizia l’attacco, che proviene da varie correnti politiche e dalle aziende farmaceutiche … “. GAVI è una fondazione pubblico-privata, che ha ricevuto il Premio Principessa delle Asturie 2020 per la cooperazione internazionale, per aver fornito vaccini a quasi la metà dei bambini del mondo.

Per molti anni Miguel Bosé è stato un sostenitore del socialismo in Spagna, partecipando attivamente a varie campagne elettorali, inclusa una a sostegno dell’attuale Primo Ministro. Durante l’intervista con Évole, Bosé ha sopportato stoicamente la visione di un precedente video in cui affermava: “Mi piace il progetto proposto da Pedro Sánchez”. Dopo aver visto il video, ha guardato il giornalista, dicendo: “ora sono sicuro che non voterei più per loro”. Il cantante chiarisce di non essere diventato più conservatore, sebbene i suoi pensieri assomiglino a quelli di Bolsonaro o di Trump. “Sono diventato più lucido. Adesso non voterei per nessuno. Non credo che ci siano persone sulla scena politica, non solo spagnola ma mondiale, all’altezza del compito che richiede guidare una democrazia, pensare al bene del cittadino o ad un progetto come paese. Bosé spiega che ora che vive in Messico, vota scheda bianca presso il Consolato. “Ho scommesso sul PSOE di Felipe González, poi ho continuato per lealtà. Con le informazioni che ho oggi, non lo rifarei ”.

E poi arriva il momento in cui giornalista e intervistato decidono se parlare del Covid oppure no.

“Non voglio parlare della versione scientifica, perché non abbiamo le competenze per farlo” introduce Évole, ma Bosé parte al contrattacco: “Io sicuramente ne ho più di te, perché è un tema che mi riguarda, mi ha toccato direttamente e ho dovuto affrontarlo”. E allora comincia ad esporre una serie di argomenti senza addurre prove: “questo progetto nasce dal cartello di miliardari psicopatici chiamato Foro di Davos, dove si pianifica tutto questo da 10 se non addirittura 15 anni. Se vai alla pagina web trovi tutto, perché loro si credono i padroni dell’umanità, del mondo, del pianeta, perché sono molto ricchi e arroganti”. E con tono di sfida, continua la sua arringa: “cadranno tutti, uno dopo l’altro, politici, scientifici, multinazionali farmaceutiche. Non potranno più uscire per strada. Ci sarà un nuovo processo di Norimberga. A me dà fastidio l’intero sistema. Repubblicani, democratici, sinistra, destra, centro e chi li ha partoriti, tutti fuori. Voglio un mondo nuovo, e lo avremo. Elimineremo queste stupidaggini, e gli è rimasto poco tempo, perché non hanno più argomenti”. Bosé non si impressiona davanti alle cifre dei morti: “questa non è una pandemia – e neanche come stanno gestendo i vaccini…studio e mi documento. La cosa peggiore della medicina è la sua politicizzazione. L’OMS dice cose stabilite dal cartello di Davos, che è quello che decide per noi…Non ho mai pensato di essere nel torto. Non sono in possesso della verità, perché questa è la verità.

La verità non si è voluta sapere perché c’è un piano occulto per non informare la gente e perché non c’è stato dibattito. La scienza progredisce solo se messa in discussione”. E poi continua, chiedendo in tono minaccioso: “dov’è il virus? ” Fino a poco tempo fa, Bosé era promotore di un galà annuale per raccogliere fondi destinati alla ricerca di un vaccino contro l’AIDS. Ricordarlo lo mette a disagio: “Adesso possiedo altre informazioni. Adesso sono a favore di una ‘pro-cura’ (cercare una cura contro le malattie), il vaccino non è la soluzione…Una delle qualità più tenere dell’essere umano è la contraddizione…ma se una volta cantavo addirittura ‘Linda’! Voglio vendetta, ma non credo nei vaccini”.

Mábel Galaz, 19 aprile 2021 – articolo pubblicato su El País, liberamente tradotto dalla redazione

(foto 1) GETTYIMAGES, 2) Gtres

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