L’OMS parla di “emergenza mondiale” e l’allarme pandemia irrompe sui mercati. diverse multinazionali in Cina fermano la produzione.

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L’OMS parla di “emergenza mondiale” e l’allarme pandemia irrompe sui mercati. diverse multinazionali in Cina fermano la produzione.

Il Coronavirus si sta trasformando rapidamente in un incubo per i governi del pianeta. Il numero ufficiale dei morti in China è salito a 213, mentre altri 2.000 risultano contagiati, portando il totale a circa 8.900. Tuttavia, la stampa occidentale è stracolma di racconti di testimoni oculari nella provincia di Wuhan, in particolare, secondo cui le vittime sarebbero molto più numerose e il virus si starebbe propagando a macchia d’olio.

Ieri, L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha parlato per la prima volta di “emergenza mondiale”, pur precisando che la definizione non intende mettere Pechino sul banco degli imputati, anzi rimarcando come le autorità cinesi si starebbe muovendo tempestivamente.

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Sarà, ma il primo contagio da uomo a uomo risalirebbe alla metà di dicembre, stando alla rivista scientifica New England Journal of Medicine, per cui il governo cinese avrebbe temporeggiato non poco prima di ammettere la trasmissione del virus tra gli esseri umani. E meno sono credibili i dati di Pechino, più alto il rischio di psicosi. E così, ci si arrangia come si può. Diverse multinazionali hanno chiuso gli impianti per qualche settimana in Cina. Parliamo di colossi come Apple e Tesla, ma anche realtà nazionali come Alibaba stanno seguendo l’esempio di Volkswagen e Novartis, chiedendo ai propri dipendenti, quando possibile, di lavorare da casa. E Starbucks ha già chiuso la metà delle sue caffetterie sul territorio cinese.

E sono sempre più numerose le compagnie aeree che hanno sospeso i voli con la Cina. British Airways, Lufthansa, American Airlines, Swiss Airlines e Austrian Airlines, mentre il governo americano sarebbe intenzionato a imporre un divieto per tutte le compagnie in volo tra USA e Cina. Sarà pure allarmismo, ma l’impatto che il Coronavirus rischia di avere sull’economia globale non sembra insignificante, se l’altro ieri lo ha ammesso anche il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, il quale nei fatti segnala di monitorare gli sviluppi per capire come muoversi sul piano della politica monetaria.

 

Più in generale, l’allarme pandemia sta tenendo le quotazioni del petrolio (Brent) sotto i 60 dollari al barile, in calo di circa il 10% rispetto ai livelli toccati il 17 gennaio scorso. Quanto all’oro, resta sui massimi degli ultimi 7 anni, in area 1.580 dollari l’oncia > Prezzo del petrolio ai minimi da 3 mesi, contagiato dal virus cinese

tratto da investireoggi.it

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