La Pasqua – Origine e Storia

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La Pasqua – Origine e Storia La parola deriva dall’ebraico Pèsah che nella sua radice significa saltare, passare oltre, e prima dell’avvento dell’era cristiana era una festa esclusivamente ebraica.

Pasqua ebraica. Nella notte di plenilunio tra il 14 e il 15 del mese di Abib o luna delle spighe mature, mese che nel periodo post-esilio fu chiamato Nisan, si abbatté sull’Egitto l’ultima delle dieci piaghe, terribile e decisiva per convincere il Faraone a lasciare liberi gli ebrei dopo circa 450 anni di schiavitù: l’uccisione di tutti i primogeniti egiziani, compresi quelli del bestiame.

L’Angelo sterminatore entrò in tutte le case, ma passò oltre quelle degli ebrei i cui stipiti erano marcati dal sangue dell’agnello; in quella notte i figli d’Israele lasciarono frettolosamente le loro abitazioni per la Terra Promessa.
Da questi eventi ha origine il significato di Pèsah, cioè passare oltre, e non dal passaggio del Mar Rosso come erroneamente alcuni autori interpretano.

Richiamandosi quindi all’Antico Testamento, gli Ebrei con la Pasqua commemorano il Passaggio: la liberazione dalla schiavitù d’Egitto.

Pasqua cristiana. La Pasqua cristiana trae origine dalla morte e risurrezione di Gesù Cristo che fu condannato il venerdì 14 di Nisan, secondo il calendario seguito dai Sadducei.

È la più importante festa e simbolo della fede cristiana; inizialmente celebrata nello stesso giorno di quella ebraica, poi, con atteggiamento sprezzante verso il giudaismo, si cercò di evitare la coincidenza delle due Pasque portando la Ricorrenza alla domenica di risurrezione.

Iniziò in questo modo una controversia pasquale fra coloro che rimanevano aderenti all’idea di celebrare la Pasqua il 14 di Nisan, detti quartodecimani, e quelli che si adeguarono alla nuova disposizione.

Si giunse così al Concilio di Nicea indetto da Costantino nell’anno 325 con l’avvallo di Papa Silvestro I, dove fu affrontato il problema stabilendo la regola: “(…) ut post decimaquartam lunam primi mensis, in ipsum æquinoctium vernum incidentem, vel ipsum proxime sequentem, prima dominica omnes ubique terrarum Christiani uno eodemque die pascha celebrarent.”

“(…) affinché dopo la quattordicesima luna del primo mese, cadente nel giorno dell’equinozio di primavera oppure immediatamente successiva ad esso, nella prima domenica tutti i cristiani in qualsiasi punto della terra, in un unico e nello stesso giorno, celebrassero la Pasqua.”

La “quattordicesima luna del primo mese” fa riferimento al giorno 14, plenilunio del mese di Nisan del calendario lunisolare ebraico, mese mobile tra marzo e aprile del Calendario giuliano. Per questioni pratiche i mesi lunari, o lunazioni, sono composti alternativamente da 29 e 30 giorni e quindi la Luna piena o quattordicesima luna assume un valore medio ecclesiastico, chiamato termine pasquale.

Giorno dell’equinozio di primavera fu assunto in modo implicito il 21 marzo, ritenuto corretto dalla Chiesa alessandrina.

In definitiva la formula di questo decreto, giunto a noi da testimonianze successive e non attraverso il testo di atti che non furono conservati, rende in modo risoluto la Pasqua una festa mobile, e armonizza l’astronomia babilonese (Calendario giudaico) con l’astronomia egizia (Calendario giuliano) e con i cicli pasquali alessandrini (ciclo di Metone); è anche motivo di complesse discussioni sulle questioni calendariali tra le Chiese ortodosse che mantengono il Calendario giuliano ecclesiastico, le Chiese ortodosse autocefale che in parte accettano lo stile “giuliano corretto” e la Chiesa di Roma vincolata allo stile gregoriano.

L’auspicata unità di celebrazione non venne raggiunta, perché per la Chiesa romana, la data dell’equinozio cadeva il 25 marzo; così la disputa fu risolta solo nell’anno 343 fissando il 21 marzo, una tantum, giorno dell’equinozio di primavera ecclesiastico.

Ridefiniamo ora quanto espresso dai Padri al Concilio niceno: la Pasqua va celebrata la domenica successiva il primo plenilunio dopo il 20 marzo; ne segue che il giorno della Pasqua cattolica sarà mobile tra gli estremi 22 marzo e 25 aprile compresi; alla Ricorrenza fanno poi riferimento le date di eventi congiunti come ad esempio i tempi liturgici di Quaresima, o le feste di Ascensione, Pentecoste e di Corpus Domini, appunto dette feste mobili.

Esempi: Luna piena in sabato 20 marzo, il plenilunio pasquale utile (durata della lunazione 29gg) dalla regola “vel ipsum proxime sequentem”, cade alla domenica 18 aprile, e dalla la regola “prima dominica”, la Ricorrenza dovrà essere spostata alla domenica 25 (Pasqua alta o altissima).

Luna piena in sabato 21 marzo, secondo la regola“in ipsum æquinoctium vernum incidentem” la domenica 22 è giorno della Ricorrenza (Pasqua bassa o bassissima).

L’ultima Pasqua bassa si è avuta il 22 marzo 1818, la prossima sarà nel 2285.
L’ultima Pasqua alta si è avuta il 25 aprile 1943, la prossima sarà nel 2038.

Lo scopo di celebrare la Pasqua nello stesso giorno: “uno eodemque die pascha celebrarent”, oggi non è ancora raggiunto; per le Chiese ortodosse, che come detto adottano il Calendario giuliano ecclesiastico, la Ricorrenza raramente coincide con quella romana: nel corrente anno 2012, sabato 7 aprile sarà Pasqua ebraica (15 di Nisan), domenica 8 Pasqua cattolica e domenica 15 Pasqua ortodossa (2 aprile giuliano).

Renzo Righi

© Riproduzione riservata

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Roma. Basilica S. Maria degli Angeli.
Meridiana di F. Bianchini 1702. «Gnomone Astronomico ad usum Kalendari constructo»
Particolare della linea meridiana in corrispondenza delle date limite delle Ricorrenze pasquali 22/3 e 25/4, prossime ai Segni zodiacali di Ariete e Toro. Foto di Fabio Gallo, Roma.
(da: Catamo, Lucarini, Il Cielo in Basilica, Ed. AGAMI, Roma 2011)

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