Perdere la fiducia nella Medicina durante un’emergenza globale sarebbe disastroso

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Perdere la fiducia nella Medicina durante un’emergenza globale sarebbe disastroso.

Medicina: la fiducia è una medicina naturale.

Nei primi momenti drammatici della pandemia, gli ospedali si riempivano e la riconoscenza della popolazione italiana e spagnola a medici e personale sanitario è stata forte, commossa e largamente partecipata. Con il passare del tempo, invece, ecco che strane correnti estreme hanno incominciato a sfiduciare sui social la Scienza, la Ricerca e la Medicina, tutte passibili di strani e inquietanti raggiri ai nostri danni… Si tratta di grave ingiustizia nei confronti di coloro che studiano soluzioni al virus e ai danni di quanti hanno duramente lottato esponendosi al contagio nei mesi scorsi, ma al di là del covid tutti sappiamo quanto potrebbe essere diverso il nostro destino senza la presenza preziosa al nostro fianco, quando non stiamo bene, di coloro che sanno curarci.

Un passato non lontanissimo ci ricorda cosa fosse la malattia senza gli strumenti, i medici e i farmaci di oggi, e quali fossero le aspettative di vita rispetto a tante patologie ora perfettamente curabili. E curabili non certo grazie a chi si limita a cavalcare i social. Perdere la fiducia nella Medicina durante un’emergenza globale sarebbe disastroso e ci ritroveremmo tutti più soli di fronte a qualsiasi malattia; inoltre una percezione completamente falsata del reale minerebbe ulteriormente il nostro benessere e la nostra serenità… Ma come vivono i medici gli applausi di ieri e la rapida perdita di memoria, quando non il voltafaccia di qualcuno, oggi? Paradossalmente sono coloro che hanno meno tempo di occuparsi delle più farneticanti e disparate teorie. I medici e gli infermieri sono impegnati negli ospedali e negli ambulatori in un momento in cui il virus ha dato non solo uno scrollone ai protocolli cambiando parecchie regole, ma ha allungato i tempi di attesa – spesso già biblici – rispetto a esami clinici e visite specialistiche.

Inoltre, mentre vi è chi si limita a polemizzare, la gente continua ad ammalarsi di qualsiasi cosa e il covid è tutt’altro che sparito. Anche se tutti speriamo che questa famigerata “seconda ondata” non si verifichi, gli ospedali devono tenersi pronti e farsi trovare preparati.
Ora, se pensiamo che i medici siano molto delusi da certe correnti di “pensiero”, ci stupirà scoprire che più o meno tutti si aspettassero quanto sta accadendo. Cinici? Sfiduciati? No: chi assiste l’umanità nel momento della paura e della sofferenza fisica e psicologica, di norma l’umanità la conosce anche piuttosto bene. Dopo un silenzio spaventato e confuso, finita la reclusione forzata poi si è parlato tutti, concitatamente.

Forse in troppi hanno parlato troppo? E molti non essendo in grado di trovare soluzioni, perché ben lontani dall’averne la preparazione, hanno cercato i “colpevoli”?
«Un paziente in preda a una colica renale non è diffidente nei nostri confronti» dice un medico di pronto soccorso. «Di norma arriva piegato in due e si aggrappa alla mano di un medico o di un infermiere affidandosi completamente, perché sta morendo di dolore…» spiega al telefono e lo fa con un’ironia affatto maligna e con nessun sarcasmo. «Non appena l’analgesico fa effetto, lo stesso paziente, se in forze e reattivo, può accadere si riveli molto meno umile e mite. Avanza richieste che magari non possiamo soddisfare immediatamente o discute con la moglie.

È un modo per dire che quando le cose vanno molto male ci si affida a noi medici totalmente, quando vanno meglio si torna a essere polemici. Però può accadere anche il contrario: c’è chi durante la crisi dolorosa è difficilissimo da gestire e poi, passato il peggio, si scusa per aver perso il controllo. In questo momento c’è chi, pur non essendo medico, perde il controllo e si fa trasportare dall’ansia di un momento che non è di sicuro tra i migliori.

Dipende dalla persona, dalla sua cultura, dall’educazione e dal senso del rispetto per il lavoro altrui che ha o non ha imparato. Il dolore e la paura ci cambiano, ma è indubbio che chi si affida con fiducia a medici e infermieri, alla prevenzione e alle terapie sia avvantaggiatissimo nella tutela della propria salute. A noi in ospedale importa questo. Gli applausi li abbiamo graditi, ci hanno sorretti, ma come vede vanno e vengono.»

Sosteniamo con questo articolo la necessità di non fare del covid un male peggiore di quanto già non sia dando credito al “si dice che”. Ricordiamoci che la fiducia del paziente in chi si occupa di lui si rivela fondamentale: «Un paziente fiducioso fa prevenzione adeguata e nella cura della malattia è attivo, collabora, esegue le disposizioni con puntualità, si alimenta come deve, ha un umore migliore.

Chi non ha fiducia vive nell’ansia, spesso si deprime, pensa continuamente alla sua paura e ai mille modi in cui chi lo cura potrebbe sbagliare…Allora ecco che il medico deve guadagnarsi la sua fiducia e che gli infermieri devono avere più pazienza e tatto. Fa parte del nostro lavoro e si fa seriamente, ma ci dispiace per l’ammalato che si trova in una condizione psicologica non favorevole proprio a ciò che più desidera: la guarigione. È importante per tutti non alimentare negli altri una sfiducia del tutto immotivata e molto, molto dannosa.»

Difendiamoci serenamente, quindi, oltre che dal covid, anche da chi parla di ciò che non conosce. In questo momento inquieto e complesso abbiamo bisogno che reggano i nostri più basilari e saldi punti di riferimento. Minare anche quelli sarebbe contro di noi.

Cinzia Panzettini

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