Pizzi, Modugno, Tenco, Martini, Cutugno, il festival di Sanremo e Jenny Rospo

0

Pizzi, Modugno, Tenco, Martini, Cutugno, il festival di Sanremo e Jenny Rospo

Avevo appena compiuto nove anni nel 1952, ricevevo congratulazioni continue, non è che fossi un ragazzo bello, ero semplicemente considerato uno scolaro modello per l’accentuata volontà e per l’aiuto che apportavo a tutti con facilità. Un figlio di un benestante con tono suadente mi invitò a casa sua, per ascoltare il festival di Sanremo trasmesso su RAI 2. Mi sentivo un giovanotto in quel salotto, con la radio in onda che intonava la canzone “vola colomba”. Il sunto di due innamorati separati per la divisione della città di Gorizia il cui confine era sorvegliato dalla milizia. Lui trasformato in colomba garantiva il ritorno e immaginava lei in ginocchio col busto pregare davanti a San Giusto: Dio del ciel, se fossi una colomba, vorrei volar laggiù dov’è il mio amor che inginocchiata a San Giusto, prega con l’animo mesto fa che il mio amore torni e torni presto. Vola, colomba bianca vola, diglielo tu che tornerò. Dille che non sarà più sola.

Le avversità però hanno ha capacità di lacerare il cuore e separare un sicuro Amore. Nel 1958 Sanremo mi offrì un’altra delizia nei due giorni spettanti di riposo, dopo un mese continuo di pastorizia. Due nottate incollato davanti alla TV, per ascoltare “nel blu dipinto di blu”. Un sogno da tutti gradito poter volare liberi nel cielo infinito. Canzone che ha fatto cantare le popolazioni intere, orgoglio per i tanti emigranti costretti a lavorare in terre straniere. Nel 1967 il dramma consumato da Tenco deluso per “Ciao Amore Ciao” perché alla finale escluso. Nel 1982 Mia Martini con “e non finisce mica il cielo” vincendo soltanto il premio della critica. Un’altra canzone che tanto piacque a me fu cantata da Toto Cutugno nel 1983. Descriveva un Presidente sincero alla guida dell’italiano vero, canzone quinta classificata e dalla giuria poco considerata anche se esaltava l’italiano giocondo, però ebbe successo in tutto il mondo.

Spesso la bravura è sopraffatta dalla sventura e quando essa divampa, nessuno si scampa, così avvenne per alcuni divi: Pantani, Tenco e Mia Martini. La musica è vita, fin dalla nascita ancora in grembo viene scandita dal cuore materno. Nelle giornate isolate mi tenevano compagnia le mie note stonate. La musica nei momenti devastanti è stata anche messaggera di ideali importanti come: “Va pensiero e il Piave mormorò non passa lo straniero”. Quando ho la possibilità di ascoltare qualche concerto mi butto a capofitto. Non definisco il vero artista se è arrivista, ma colui che naviga contro vento a cuor contento, colui che si perfeziona continuamente, colui che supera gli stenti mostrando i denti. Quando Jenny Rospo interpreta Mina, sono lì ad ascoltarla in prima fila. Jenny Rospo, il 30 gennaio a Tenerife presso DZAMBLING GAR ha interpretato Mia Martini, vincitrice del festival bar del 1973 che tanto piaceva a me.

Le note di Jenny scandite con bravura hanno rivendicato l’Artista Mimì ritenuta dagli avversari, porta sfortuna. L’atmosfera di emozioni ha reso omaggio Mimì nell’Aldilà mentre gli spettatori in piedi applaudivano Jenny, per l’identica tonalità. In Italia è arrivato un articolo scritto così: non solo Mina, anche Mimì, l’Eccellenza si confronta così, ogni dì. Jenny Rospo, la professionista capace di osannare qualsiasi Artista. La sua musica per vocazione viene esercitata con costante passione diventata così una lodevole professione.

Un lunedì passeggiando lungo la costiera di Adeje fui attratto dal motivo di una canzone a me gradita dal titolo “Margherita”; pazzesco esclamai, cosa fa qui Cocciante in Eulenspiegel, ristorante tedesco? Evitai l’attesa e m’introdussi nel locale ordinando una cerveza. Chi intonava il bel canto era colui che al mattino, presso il bar Lista, mi servì il cappuccino. Faceva parte del gruppo di alunni internazionali che ricevevano guide speciali dall’insegnante Jenny Rospo, tutti si esibivano con coraggio rendendo spettacolare la serata di saggio: russi, spagnoli, inglesi e italiani, tra essi, Annalisa Faccani, Erminia Nostrini, Silvia Mattanza e (Cocciante), scusate me, Giò Quagliozzi, lo stesso che nel concerto di Mimì interpretò la canzone Cu’mme, duettando con la cantante e ricevendo il meritato applauso scrosciante.

Gli Auguri a tutti gli studenti che dilettano per i loro canti e che siano consapevoli di poter ricevere critiche non appropriate da persone insignificanti giacché onesti lavoratori emigranti, spesso i meriti più che premiati vengono dagli altri oscurati. Auguri che un dì ascolteremo anche loro cantare a Sanremo.

Antonio Monte da Tenerife

Visita il nostro Magazine

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui