Quando la beffa diventa arte: Luca Papa, l’artista dissacratorio ora approda a Puerto de La Cruz

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Quando la beffa diventa arte: Luca Papa, l’artista dissacratorio ora approda a Puerto de La Cruz «La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà» (badate bene … motto degli anarchici francesi di metá ottocento … e non citazione dal film Scary Movie!) Artista consolidato, poliedrico performista, regista e coreografo o quanto altro ancora abbracci il mondo dell’arte e dell’espressione artistica in generale.

Per chi romano non é o non é molto avvezzo al nuovo panorama artistico probabilmente il nome di Luca Papa é legato soprattutto alla ormai celebre performance VIP, presentata all’Edizione 2012 del Festival del Cinema di Roma. La burla come performance artistica.

Ma facciamo un passo indietro. É storia recente che il comune di Livorno voglia, dopo appena soli 30 anni, nobilitare la beffa delle false teste di Modigliani attraverso una mostra permanente.

Era l’estate del 1984 a Livorno e in occasione del centenario della nascita di Amedeo Modigliani in contemporanea con una mostra dedicata alle sue opere, si decide di verificare se la leggenda popolare locale, secondo la quale l’artista avrebbe gettato nel Fosso Reale alcune sue sculture fosse vera.

Nel 1909 Modigliani tornò temporaneamente a Livorno decidendo di scolpire alcune sculture che mostrerà poi presso il Caffè Bardi ad amici artisti, i quali lo avrebbero deriso consigliandogli di gettarle nei Fossi Medicei, i canali d’acqua che attraversano il centro della cittá.

E proprio dragando il canale nei pressi della zona di piazza Cavour, dove si trovava il Caffè Bardi, vennero ritrovate tre sculture rappresentanti tre teste. I critici d’arte si divisero tra quelli che come Federico Zeri negarono subito l’attribuzione a Modigliani e altri come Giulio Carlo Argan, Vera Durbé, Cesare Brandi che ne assicuravano, anzi ne sbandieravano, l’autenticitá.

Molti baroni dell’arte scivolarono su una buccia di banana. Le teste erano sí di mano livornese ma non di Modí, bensí di tre studenti che armati di trapano e pochi altri attrezzi modellarono la pietra serena con il tratto e lo stile del grande artista.

Un mese dopo il ritrovamento gli studenti livornesi si presentano alla redazione del settimanale Panorama dichiarando la burla e presentando come prova della falsificazione una fotografia che li ritrae nell’atto di scolpire una delle teste, la cosiddetta “testa numero 2”.

Sostennero essere opera loro, realizzata per burla prima di essere gettata nottetempo nel Fosso Reale. Di fronte alle perplessità suscitate, furono invitati a creare in diretta un nuovo falso, durante uno Speciale TG1, al fine di dimostrare coi fatti la loro capacità di realizzarlo in “così poco tempo” (come riteneva invece impossibile Vera Durbè, la quale fino alla morte si riterrà convinta, almeno apparentemente, dell’originalità delle tre teste).

Finalmente dopo 30 anni Livorno elabora il lutto nobilitando lo scherzo che ingannó molti critici e fece cadere tante teste illustri. Dalla burla che diviene arte per caso, seppur tardivamente, alla burla come vera e propria performance artistica. Roma, 29 novembre 2012, red carpet del Festival del Cinema. Accompagnato da due corpulenti guardiaspalle, rigorosamente nerovestiti, con cranio lucido e occhiali oscurati, un giovane con bombetta in testa, redingote nera dal sapore retró su jeans schiariti e gilet, avanza con passo sicuro.

É Luca Papa, il regista Luca Papa di non si sa quale opera in concorso o fuori concorso ma tanto basta per accendere le micce e scatenare la calca per la richiesta di autografo con selfie annesso. É lo show, la performance VIP di Luca, il quale sta al gioco anzi lo alimenta concedendosi con parsimonia come si addice a una celebritá in cotanto autorevole contesto. E il pubblico lo acclama. La performance é riuscita. Per tutti quelli che credono ancora che l’abito (e l’allure) non facciano il monaco!

Incontro Luca, che di recente si é trasferito a Tenerife a Puerto della Cruz, in un contesto pulsante cultura, il Mirador de La Paz accanto al paseo delle Acantilados, nei luoghi di Agatha Christie. Lo vedo arrivare all’imbrunire con la sua iconica bombetta, versione estiva, sulla testa. L’intervista inizia.

CG: Di che tipo di arte ti occupi?

LP: Una domanda che mi fanno in molti e alla quale ho sempre grosse difficoltà a rispondere. Specialmente andando avanti negli anni perchè la mia arte è una metamorfosi continua, ma farò di tutto per cercare di spiegarvela. E’ così difficile definire il tipo di arte di cui mi occupo perchè ho fatto tante opere che spaziano in aree artistiche tutte diverse.

Ho creato e diretto spettacoli live di arte sperimentale, ho girato film e cortometraggi, ho creato installazioni, videoarte, live performance e coreografie. Si trovano moltissimi video su internet, per farsi un’idea l’unico modo è dare un’occhiata.

La Rai mi segue da diversi anni, on line si possono trovare delle mie interviste e dei documentari che hanno dedicato alla mia vita e ai miei lavori, lì racconto un po’ di me e cosa faccio e già ci si può fare una prima impressione. Ho fondato un manifesto artistico che si chiama “NonAvanguardia”, all’interno del quale sono racchiusi tutti i miei ideali artistici.

Amo molto portare la mia arte in strada ed ho iniziato a fare performance di protesta davanti al parlamento italiano come ad esempio “Frutta Secca”, “Malainformazione” ed altre.

E’ così che altri gruppi di protesta, dopo aver visto le mie opere, mi hanno chiesto di poter collaborare con loro, come ad esempio il gruppo di “stamina” per i quali ho creato un’ opera all’interno di una loro manifestazione molto importante per l’approvazione delle cure compassionevoli. Stessa cosa è avvenuta per il gruppo dei disabili, che stanno lottando per l’abbattimento delle barriere architettoniche romane.

Avendo studiato a New York cinema digitale e danza contemporanea, una volta tornato in Italia, sono stato chiamato da diverse istituzioni per insegnare i nuovi metodi che avevo portato con me (Università la Sapienza, Accademia di Danza di Roma ecc).

Ho portato una mia opera live dal titolo “Odio uno spettacolo comico” in un quartiere di borgata di Roma, Tiburtino Terzo, famoso per le location dei film di Pasolini. Insomma, la mia arte è più facile da guardare che da spiegare.

E ho qui con me tante altre opere inedite che voglio presentare sull’isola.

CG: Come mai proprio a Tenerife?

LP: Sono venuto per la prima volta a Tenerife diversi anni fa e ci sono rimasto un mese. Già mi colpì allora. E’ un’isola che ha davvero tanto da offrire ad un artista: i suoi paesaggi, i suoi colori, e la mentalità delle persone aperta a nuove idee.

Questo mi ha fatto scegliere Tenerife per questa mia esperienza estera, voglio sviluppare qui la mia arte e le mie idee, cercando di creare qualcosa con gli stimoli che questo splendido posto saprà darmi. Proprio come fece Eberhard Bosslet, che negli anni ’80 venne a Tenerife a portare le sue creazioni.

Mi ha sempre affascinato il suo modo di riciclare i materiali di scarto o abbandonati trovati sull’isola e renderli arte. Altro motivo che mi ha spinto a scegliere l’isolo di Tenerife è che al Nord si trovano diversi centri artistici che mi hanno affascinato e che si occupando di arte moderna e installazioni, cosa che mi ha fatto capire quanto questa isola in particolare sia aperta e pronta alle nuove forme d’arte.

CG: Quali sono i tuoi progetti e aspirazioni future?

LP: Sono andato via dall’Italia perché il paese ormai è stato corroso dalla politica, la mia aspirazione è quella di poter creare arte libera, di fare ricerca, di sperimentare. Qui sto per iniziare un’opera filmica con persone dai 50 anni in su, facendo con loro un percorso di studi col mio metodo di insegnamento per portarli, alla fine del percorso, a creare insieme a me delle opere di video arte.

Presenterò anche una mostra fotografica inedita dal titolo “Luci”, che ho creato a Roma ma non ho fatto uscire, così da poterla esporre qui per la prima volta. Vorrei portare anche una mia live performance dal titolo “Nadie es libre”, ma non vi anticipo niente.

Partecipando anche con mia moglie Serena Ansidoni, che è cantante e pianista, vorrei creare delle installazioni live in strada.

CG: Cosa pensi e speri di ottenere su questa isola?

LP: Come fece in precedenza Arnold Haukeland, che ha avuto recentemente uno spazio espositivo al TEA (Tenerife Espacio de las Artes), vorrei vivere questa mia residenza artistica in modo da lasciarmi trasportare dallo spirito e dagli stimoli che l’isola può darmi.

La cosa che mi ha stupito è che in un posto come questo, così pieno di tradizioni che per me sono la base della civiltà, si riesca ad ammirare ed apprezzare l’arte “nuova”.

Carla Galanti foto di Jack Project 19

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