Scopriamo Santa Cruz de Tenerife – quarta parte

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La municipalità, rendendosi conto dell’inarrestabilità del fenomeno, decise di adottare due vie di fuga: condonare molti nuclei abitativi per cercare di porre riparo alla sua mala condotta e l’istituzione di piani urbanistici per studiarne i rimedi.

 

I suddetti piani, in particolare il Plan General de Ordenación Urbana ordinato dal sindaco Garcia Sanjuan, mostra un’ottima attinenza nel miglioramento del perimetro centrale della città, delle infrastrutture e della viabilità, ma mostra carenze evidenti nella trattare il caso della periferia.

A dimostrazione del fatto sono i due obbiettivi principali che questo studio si pone: garantire l’accesso al centro e aprire vie di penetrazione verso le zone commerciali mal collegate.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}La comunicazione si doveva fondare intorno ad un cuore cittadino che esprimesse il proprio ruolo e identità, riformando lo spazio dei terreni adiacenti per attuare la politica di espansione già pensata dal predecessore Sanabria; la creazione della “City”, cuore commerciale ed amministrativo del nucleo urbano.

Per attuare questo piano era necessario riorganizzare e risanare alcuni degli spazi storici per una loro immediata rivalutazione pecuniaria, terreni che si destineranno ad un uso specifico della nuova entità economica e burocratica.

Il risanamento implicava la distruzione delle citate ciudadelas, con conseguente ridistribuzione della popolazione umile nei settori esterni.

In questa bonifica convogliarono anche gli edifici tipici della primordiale funzione di villaggio ittico quale era Santa Cruz, nonché alcuni piccoli barrancos che furono interrati per “rendere meno appetibile la zona”.

Attorno a questo rumoroso impalcare e disfare del nuovo spazio capitolino, si potenziarono le infrastrutture terrestri, creando una rete viaria verso i principali nuclei esterni (da La Laguna in direzione della valle de la Orotava, verso settentrione passando per tutto il Macizo de Anaga attraverso la carretera di San Andrés e a meridione verso i principali – ed in timida fase di crescita – nuclei turistici.

Ma l’opera viaria più imponente fu l’idea di creare una circonvallazione attorno alla città che servisse a decongestionante del traffico della futura City.

A livello infrastrutturale edilizio si ampliò la Avenida Maritima, portando avanti il progetto di Sanabria di dislocare il centro cittadino in prossimità del porto, su risposta dei nuovi ritmi ideologici sorti dalla Guerra Civile, risultato di un’ideologia gerarchica del potere centrale: la capitale coloniale canaria (perché ancora il territorio era ben lontano da considerarsi regione integrante di Spagna, motivo che si radicato nell’ideologia canaria fino ai nostri giorni) aveva il compito di rappresentare l’appartenenza a tutti gli effetti alla territorialità iberica con la dislocazione degli uffici del potere locale in direzione del mare (non a caso é attraverso il mare che i conquistatori arrivarono, a significare quindi l’avanzamento simbolico dello stato iberico nell’atlantico) mentre quelli dell’amministrazione centrale nel cuore città (a simbolo di guardia e di effettiva adesione al regime).

Per quanto riguarda l’ampia cinta marginale, il piano prevedette una zonificazione degli spazi: zone verdi, città-giardino e zone industriali. Fu costruito in questa decada il primo nucleo borghese degli anni ’40, Villa Benitez, tipico esempio di nucleo verde – fortemente desiderata dalla classe dirigente – prossima ai ricchi quartieri de Las Mimosas e Los Hoteles-Pino de Oro.

Si prevedette, secondo questo piano utopico, uno spostamento di metà della popolazione delle urbanizzazioni marginali nel già popoloso “cono cittadino meridionale”, per far spazio (e non pregiudicare) l’industria, che non trovava sul territorio luoghi sufficientemente dotati di servizi e circostanze di cui necessitava.

Siamo negli anni ’50… lo leggerete nel prossimo numero.

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Immagine: Localización del barrio Villa Benitez autore Elimedina

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