Tenerife, esotiche suggestioni tra leggende e natura

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natura-tenerifeQuella di Tenerife  è una bellezza da sorseggiare poco a poco.

Un luogo dove la natura elargisce godimenti estetici a piene mani, tanto affascinante da gareggiare con l’arte Simbolo dell’isola il maestoso vulcano El Teide, 3.718 metri “a sostegno del cielo” narra la leggenda.

Per gli isolani un mito, che domina l’isola come un dio con il potere di risvegliare in ogni momento la sua ira.

L’ultima eruzione risale al 1700. “El Teide” esibisce sculture naturali come “il dito di Dio” o “il fungo di pietra”. Le continue colate di lava stratificata o amalgamata rivelano colori che vanno dal nero al grigio, dal blu al verde fino a raggiungere sfumature rossastre.

Naturalmente  protagonista dell’isola è la roccia vulcanica che, sulla costa, si trasforma in sabbia scura, a contrasto con la bianca schiuma delle onde dell’oceano Atlantico.

Un oceano color verde-turchino a Punta Teno e lungo il maestoso muro roccioso de Los Gigantes dove si manifesta con violenza e che, a San Andres, sulla sabbia dorata de Las Teresitas, l’unica bianca perché trasportata dal deserto del Sahara – con la bassa marea, sa creare armoniosi disegni arricchiti da orme di buffi gabbiani che camminano indisturbati, per poi alzarsi elegantemente in volo accompagnati da amiche colombe bianche.

Las Teresitas è la spiaggia di Santa Cruz, la capitale. La città sorge alla fine del XV sec. come campo militare per la conquista dell’isola. Ne diventa il porto più importante nel XVIII sec. e capitale nel 1812.

Situata al nord è adagiata in un’amplia vallata che si affaccia sul mare. Molte le costruzioni con il tipico balcone canario (in legno intagliato con davanzale sul quale si appoggiano piccole colonne a sostegno del tetto) che si confondono ora con grattacieli, ville in stile neoclassico e “art déco”.

Infinite le piccole case, a un solo piano, policrome con terrazzi a sostituire il tetto nei “barrios” (quartieri) abbarbicati sulla montagna a creare quasi la magia di un presepe la sera, quando si accendono le luci.

La prima capitale dell’isola è stata San Cristobal de la Laguna fondata nel 1496 dal governatore Alfonso Fernandez de Lugo, conquistatore spagnolo. Lungo le sue strade diritte la città conserva importanti esempi di architettura canaria.

Chiese, conventi, palazzi nei tipici colori pastello: rosa intenso per la “Casa del Corregidor” del XVI sec. situata in Calle La Carrera, caratterizzata da un importante portale in legno in stile “plateresco” (stile spagnolo con elementi decorativi gotici e rinascimentali).

Giallo ocra per la “Casa di Alvaro Bragamonte”. XVII sec. a pianta quadrata con patio interno a racchiudere un lussureggiante patio con palme, fontana e naturalmente balconata in legno.

Gli “azulejos” rivestono i muri circostanti e il corridoio d’ingresso.

La Santa Patrona delle isole Canarie é la “Virgen de La Candelaria”, assai venerata dalla popolazione, il cui edificio di culto si erige nella piazza principale di Candelaria, piccola città lungo la costa, verso nord, dove, oltre alla basilica, recentemente nominata dal Papa “Basilica Menor”, in stile canario, arricchita da elementi barocchi, opera dell’architetto Jose Enrique Marrero.

Sullo sfondo dell’oceano si stagliano,statue ad altezza naturale.

Sono i “Menceyes Guanches” (re) della popolazione primitiva che popolava l’arcipelago prima della conquista spagnola nel XV sec.

Le statue, imponenti, quasi michelangiolesche, con visi dai lineamenti regolari, portamento nobile, nonostante l’aspetto rude, lunghi capelli, corpo ricoperto da pelli di animali.

Un’immagine immemorabile resa ancora più suggestiva alla luce della luna piena e dalla lieve brezza marina. I “Guanches” hanno combattuto valorosamente per anni e anni prima di arrendersi agli Spagnoli, molti loro “menceyes” hanno preferito lanciarsi in mare piuttosto che arrendersi e quasi la totalità dei loro figli sono stati schiavizzati e trasferiti nella Penisola.

L’esplosione turistica degli anni ’60 (i primi turisti sono stati gli Svedesi a Los Cristianos) soprattutto nella zona “Sur” di Tenerife ha comportato purtroppo una cementificazione selvaggia con costruzione di grandi alberghi, complessi residenziali, ville, ristoranti, bar, locali di divertimenti a Playa de Las Americas soprattutto e nel nord a  Puerto de La Cruz e alla distruzione totale delle piantagioni di banane.

Fortunatamente solo una piccola parte dell’isola ha subito questa trasformazione che ne ha snaturato la vera essenza.

I fiori profumano le notti di Tenerife. Ibiscus, gelsomini, buganvillee dai colori fucsia, arancio, bianco, esterlicias o “flores de Pasqua” (le nostre stelle di Natale). Enormi gli alberi di papaya che crescono anche nei giardini di casa.

L’albero più stupefacente? L’albero del Drago, pianta autoctona con foglie appuntite, dritte e ben allineate del quale esiste a Icod de Los Vinos un esemplare centenario oggetto della visita di molti turisti.

Sotto il cielo di Tenerife, dove le nuvole provenienti dall’Atlantico corrono velocemente altrove, il sole non si dimentica mai di quest’isola, l’isola dell’eterna primavera.

di PAOLA NICELLI

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