Ulisse nei mari del nord

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ulisse-cueva-calipsoUlisse nei mari del nord. Sempre leggemmo l’Iliade e l’Odissea come testi esclusivamente letterari,affascinati come fummo dalla melodia del verso e dalle rutilanti immagini del racconto mitico che spalancava,davanti ai nostri occhi ancora innocenti,mondi aurorali dove vivevamo rarefatte atmosfere di sogni meridiani.

Resi più scaltri, procederemo nella lettura dell’Odissea con lo stesso metodo del sospetto che ci insegnò Freud,quando riuscì a riportare l’apparente caos delle manifestazioni oniriche al vissuto più profondo dell’inconscio; è esattamente quello che succede con la produzione mitica,nel cui fondo sempre giace,seppure alterato dalla fantasia,un qualche accadimento reale.

Con lo zainetto riempito di tutte queste considerazioni sulle spalle, seguiamo Ulisse nelle sue nuove avventure! Sta quasi per sbarcare nella sua Itaca(grazie all'”otre dei venti”di Eolo,cioè grazie agli Alisei occidentali), quando una nuova “tempesta”lo riporta…da Eolo!

Abbiamo già capito che la “tempesta” rappresenta un codice per nascondere la vera intenzione del viaggio e i dettagli concreti della rotta da intraprendere; Ulisse, insomma,con la bella stagione ha ricominciato un altro viaggio! Infatti,quando arriva da Eolo,viene ricevuto…a pesci in faccia!

Eolo si mostra offeso,si arrabbia… praticamente lo caccia;ma tutta questa messa in scena mitica serve per farci capire che questa volta Ulisse non ha più bisogno di Eolo,né del suo Zefiro; siccome non deve ritornare nel Mediterraneo,non sa che farsene degli Alisei occidentali!

E dove si sta dirigendo,allora, il nostro uomo dal “multiforme ingegno”? Il canto X dell’Odissea ce lo dice: Lestrigonia pervenimmo a vista; quivi pastor,che a sera entra col gregge, chiama un altro che fuor con l’armento esce. Quivi uomo insonne avría doppia mercede…

Ma non è sconcertante! Da sempre questi versi ci stanno dicendo che Ulisse è arrivato nelle estreme latitudini settentrionali dell’Atlantico, ma noi (chiusi in uno strano pregiudizio “mediterraneocentrico”) imperterriti nell’insistere a considerarli una semplice,per quanto paradossale, metafora poetica!

Eppure,i versi qui ci dicono che Ulisse è arrivato in una terra dove il pastore, che al tramonto rientra col suo gregge,saluta un altro pastore che all’alba sta uscendo col suo;una terra in cui ALBA E TRAMONTO COINCIDONO ed il sole,perciò,non scende più di tanto sotto l’orizzonte!

Questo fenomeno (che si dà soltanto d’estate alle elevate latitudini del Nord Europa) lo conosciamo come SOLE DI MEZZANOTTE; che Ulisse ci arrivi d’estate è coerente col fatto che il suo viaggio(come tutta la navigazione nel mondo antico)sia cominciato in primavera nel Mediterraneo.

Omero,sornione,per quelli rimasti sul sospeso e senza fiato lancia nell’ultimo verso la cartuccia del grande botto finale(come accade nei fuochi artificiali di Alcalà qui da noi nel sud di Tenerife):”Quivi uomo insonne avría doppia mercede”.Un pastore che riuscisse a non dormire avrebbe in questo strano paese…un doppio salario!!!

Più chiaro di così! Non c’è che dire:Ulisse sta navigando in piena estate nei mari del Nord;e quando pensa di ritornare?Naturalmente in autunno(come tutte le imbarcazioni dell’antichità)con una rotta nord-sud in pieno oceano per poter ritornare nel Mediterraneo;e come facciamo a saperlo?

Semplice!Leggendo Omero,che si incarica di dircelo nel canto di Calipso,la dea che da tempo sta trattenendo il nostro eroe nella sua isola di Ogigia con la speranza di convincerlo… a sposarla!

Ulisse,a cui è stato persino offerto il dono dell’immortalità,semplicemente…non ci sta!Il suo sogno,invece,è quello di morire…nelle braccia della sua Penelope!Ma è poi tanto sicuro che lo sta aspettando?

Che fede,ragazzi! Minerva(da sempre protettrice dell’itacense)è furibonda col proprio padre Giove,il quale finalmente si decide ad inviare Mercurio(il messaggero d’Olimpo dai piedi alati)con l’ordine perentorio di lasciar libero l’eroe.

Mercurio vola di volo radente sui flutti di un mare sterminato color “violaceo”(si allude,forse, alle fredde e gelide acque del Nord?)fino ad arrivare in Ogigia;attenti,lo stesso etimo greco “Ogigia” sta a significare “isola lontana”(ai confini del mondo,diremmo);la qual cosa indusse molti autori dell’antichità(fra cui Plutarco)a farla coincidere con Tule,l’attuale Islanda;Calipso vive in una grotta immensa,riscaldata da un GRAN FUOCO (vulcanismo? Per caso si sta alludendo ad un’isola vulcanica come l’Islanda?)e circondata da VIGNETI CARICHI D’UVE GIÀ MATURE(attenzione,si tratta di un codice di enorme valore,perché indica la stagione del ritorno,proprio quell’AUTUNNO in cui tutte le navi a vela dell’antichità dovevano necessariamente far ritorno nel Mediterraneo prima dell’inverno); Ulisse,insomma, deve assolutamente partire…anzi è già partito:

Nè gli cadea su le palpèbre il sonno mentre attento le Pleiadi mirava,e il tardo a tramontare Boote e l’ORSA,

che detta è pure IL CARRO,e là si gira, guardando sempre in ORIONE,e sola nel liquido Oceano sdegna lavarsi l’ORSA,CHE ULISSE,NAVIGANDO A MANCA

LASCIAR DOVEA,COME LA DIVA INGIUNSE… dieci pellegrinammo e sette giorni sui campi d’Anfitrione… Calipso,nell’addio(fra regali e rimproveri)aveva INGIUNTO(cioè aveva ordinato come rotta obbligatoria)di NAVIGARE LASCIANDO SEMPRE L’ORSA MAGGIORE A SINISTRA!!!

Si tratta dell’indicazione chiara di una vera rotta geografica del mondo antico:una rotta rigorosamente NORD-SUD!Una rotta,attenzione,così lunga(ben 17 giorni)da non potersi dare in nessun caso nel nostro piccolo Mediterraneo!

Come se il riferimento alla vigna intorno alla grotta non bastasse per indicare l’AUTUNNO del ritorno,troviamo nei versi precedenti anche il suggerimento astronomico della costellazione d’ORIONE,che proprio a metà settembre(quando l’uva è matura!)si inizia a vedere nei nostri cieli boreali al mattino presto prima dell’alba.

Ma chi era veramente Ulisse?Cosa ci faceva nei MARI DEL NORD? Domande pertinenti a cui tenteremo di rispondere la prossima volta,forti come siamo ormai della nuova armatura “atlantica”che abbiamo indossata e che ci consentirà di sfidare tutte le altre rimanenti peripezie dell’Odissea:l’isola di Circe,i gorghi paurosi di Scilla e Cariddi,l’isola di Trinacria con I BUOI DEL SOLE,il canto delle Sirene,le RUPI ERRANTI,la discesa agli INFERI,la profezia di Tiresia…e il fresco incanto di Nausicaa nell’inquietante isola dei Feaci!

Dal labirinto delle immagini mitiche sapremo estrarre nuovi fili d’Arianna per scoprire riferimenti storici di un’epopea che fu tramandata di bocca in bocca, attraverso multiple generazioni nel tempo,fino al nostro Omero,il cantore cieco della IONIA che seppe riordinare le varie leggende in un racconto di superiore bellezza;la stessa BELLEZZA che ritroveremo secoli dopo come linfa di fiori incredibilmente profumati nella grande stagione artistica della GRECIA CLASSICA.

Gianni Galatone lucreziocaro@hotmail.com

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