Un ragazzo di Tenerife di nome Fred… e un suo coetaneo di nome Donato, originario del Gargano

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Un ragazzo di Tenerife di nome Fred… e un suo coetaneo di nome Donato, originario del Gargano

La felicità di ognuno.

La felicità è invisibile a noi stessi, gli altri rilevano la nostra con disinvoltura, coloro che si ritengono abbandonati dalla fortuna. La morale di questo mio racconto svela che per cavalcare la grande felicità occorre gustare l’essenza delle piccole cose, rappresentanti della semplicità.

Un ragazzo di Tenerife di nome Fred concede l’amicizia ,attraverso Facebook, ad un suo coetaneo di nome Donato, originario del Gargano. L’amicizia si consolida nel tempo e per primo Fred invita Donato presso la propria abitazione. Il ragazzo lo comunica ai suoi e, consapevole delle difficoltà economiche familiari, si dice pronto a rinunciare all’invito. I genitori però mettono a disposizione i pochi risparmi e permettono l’acquisto del biglietto dell’aereo Bari-Tenerife.

Il ragazzo, infatti, ne è meritevole, sia per i risultati scolastici sia per l’aiuto nei lavori di campagna. Giunto a Tenerife lo attende all’aeroporto il maggiordomo in divisa. Il ragazzo viene riconosciuto per la bandierina tricolore tenuta a braccia alzate, così come d’accordo con Fred. Dopo il saluto serioso al ragazzo, il maggiordomo apre il bagagliaio della fuoriserie scintillante e depone la piccola valigia di plastica. All’arrivo nell’abitazione, un sistema elettronico apre il cancello. Ogni angolo è ornato di grossi vasi in ceramica colmi di fiori. Un cane grasso dal collarino in argento dorme incurante. Si vede una piscina con fontana centrale le cui acque zampillano seguendo tonalità musicali.

Nel salotto c’è Fred che lo aspetta. Dopo un’ abbondante colazione, viene accompagnato nella sua stanza, arredata stile Luigi XI. Fred fa cenno di sistemare nell’armadio il contenuto del bagaglio che in realtà conteneva poco: una sciarpa di lana, l’ombrellino della sorella e una pagnotta di pane. Donato è fedele ai detti paesani: “chi si allontana dal proprio paesello, per non aver sorprese, viaggiare sempre con il pane, con la lana e con l’ombrello”. Dopo qualche ora arriva il padre, titolare di una catena d’alberghi, che lo scruta con diffidenza. Sul tardi fa conoscenza con la mamma di Fred, dall’aspetto giovanile ed elegante che si scusa per non restare a cena, annunciando che si sarebbe assentata alcuni giorni per motivi di lavoro.

Per Donato, sono giorni pieni di meraviglia. Le strade della città sono stracolme di turisti di tutto il mondo. In ogni ristorante c’è la presenza di orchestra e di cantante. I negozi restano aperti fino a mezzanotte, sempre affollati. Le carte di credito sono le uniche intermediarie tra commessi ed acquirenti. Donato, tornato a casa racconta ogni cosa ai suoi cari e manifesta la piena soddisfazione di avere trovato un amico ovattato di ricchezza e felicità.

A sua volta, Fred viene invitato da Donato e, quando lo comunica al padre, viene scoraggiato a visitare una popolazione creduta arretrata e dove le persone sono definite “terroni” dagli stessi italiani del nord . All’aeroporto di Bari, ad attendere Fred ci sono Donato, la mamma e la sorellina con un mazzo di fiori freschi. Per raggiungere il paese salgono su di un pullman stracolmo di persone, dai modi familiari. Donato è fiero di presentare a questi l’amico forestiero che intona il motivo “Volare” quando alcuni si mettono a cantare. La piazza del paese è affollata per via del mercato mensile. Più in là il padre li attende con il carro per raggiungere l’abitazione in aperta campagna. La valigia, il trolley e lo zainetto, tutti in pelle, sono adagiati nel carro come fossero vere reliquie. Su due panche di legno, Donato si siede con a fianco Fred e di fronte la mamma e la sorellina sorridente e timida e spiega gli avvenimenti storici avvenuti sul sentiero che stanno calpestando via via che proseguono, senza trascurare il saluto all’amico pastorello che da lontano gli annuncia la nascita del suo vitello.

Giunti a destinazione, ad accoglierli ,oltre alle persone del vicinato e alla nonna, una moltitudine di cani, gatti, galline ed oche. Fred entra in una casa pulita e ordinata, poveramente arredata. …..Il camino fungeva da cucina e da salotto, sopra al tavolo la pietanza calda del pancotto preparato con cura dalla nonnina con il fuoco lento del camino, verdura raccolta nel campo cicoria, finocchietto, pane e patate fatte a fette a far questo cibo più saporito con l’olio del Gargano è stato condito. …

La stessa sera Fred invia una email al padre: “ Caro papà sono contento di avere un amico ricco e felice che beve acqua generata di sorgente, che è stimato da tanta gente, che dorme con le porte spalancate ed è vigilato dal vicino, che mangia i prodotti da lui raccolti cucinati a fuoco lento del camino, che veste di semplicità ed è sostenuto dalla familiarità.

Amo l’aspro territorio, ogni angolo del Promontorio, gli ulivi nelle distese, le scalinate del paese, le salite le discese. Amo i poveri e i benefattori, le usanze e le tradizioni, chi trascura il proprio aspetto esprimendosi non corretto fa cultura in dialetto. Amo chi al cane selvatico lancia il companatico privandosi del diletto dona il sorriso e il rispetto con affetto. Amo chi produce l’utilità nonostante la siccità, chi suda in ogni istante sotto il sole scottante per il lavoro massacrante. Amo chi tanto ne ha bisogno e mai chiede il sostegno con orgoglio contadino che sa di Divino per come accetta il suo destino. Amo chi non pretende il necessario con autorità. Amo chi si rende utile alla comunità. Amo gli esuberanti giardini verticali ornati di piante naturali che destano meraviglia per come penzoloni scendono dalle muraglie.

Ridisegnate dal tempo offrono in ogni momento imponenti scenografie immortalate, così come l’origano e il rosmarino fanno colore e con il loro odore rendono l’aria pura e soave offrendo al meno giovane l’energia vitale. Territorio antico preposto alla Spiritualità, dimora di tante Divinità che dagli altari scongiurano il male e lo fanno baciare integro dal mare. I venti sostano festosi con mulinelli dispettosi spettinando gli ulivi senza arrecare guai, gli stessi disorientano le vele ai marinai. Cicali e rondini di giorno echeggiano di cori il d’intorno e di notte le costellazioni più celebri vigilano a rotazione offrendo gratuitamente l’illuminazione. Isole e pantano sono a portata di mano mentre le mezze fasi di luna coronano le alture.

Caro papà ho constatato quanta povertà noi avremmo senza l’elettricità e quanto siamo soli e impotenti tra la moltitudine di gente”.

Antonio Monte da Milano

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