Il web-complottismo: finta conoscenza, scarsa autostima.

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Il web-complottismo: finta conoscenza, scarsa autostima.

In questo periodo in cui si viene bombardati da video, teorie, profezie e dall’incubo dell’apocalisse, trovano terreno fertile i nuovi profeti dei social, quelli che vorrebbero rivelarti verità a cui pochi eletti fino ad ora hanno avuto accesso, e per divulgarle utilizzano Facebook, un social network a cui accedono anche gli asini. Gli evangelisti del web. Quelli del nuovo verbo, il “verbo social”. Ma hanno ragione? Hanno torto, e cosa devo fare, come devo interpretare l’ennesima e verosimile interpretazione di quanto ci sta accadendo? 

Poche certezze. Per quanto mi riguarda, posso solo essere certa che non mi è possibile accedere alla fonte delle informazioni. Per riuscirci, dovrei essere contemporaneamente virologa, hacker, analista presso i servizi segreti, economista, dovrei conoscere altre lingue, al di fuori di quelle occidentali, che mi consentano di accedere a fonti e informazioni generate in paesi e potenze come Russia e Cina. Le informazioni a cui io, semplice utente, ho accesso, sono sempre filtrate, e manipolate.

Per quanto io mi prodighi a scavare, potrò al massimo risalire ad un articolo in inglese, ma anche della lingua inglese, si fa un uso politico e mirato e sempre maledettamente autoreferenziale: il MIO orticello è l’unico universo possibile, all’interno del quale le forze del bene lottano contro quelle del male. IO, naturalmente, sono il bene. Il MIO orticello è il peggior (o miglior) luogo dove vivere, mentre gli altri, che sono stati così abili a costruire sistemi meravigliosamente etici (o per contro, così malvagi da impedire lo sviluppo delle democrazie), vengono ora in NOSTRO aiuto (vengono ora a rubare la NOSTRA sovranità).

Le teorie complottistiche esistono dall’origine dei tempi, ed aumentano in modo direttamente proporzionale alla paura. Nella compilation dei colpevoli, non possono mancare ebrei, massoni e in primo luogo i gesuiti, che sembrano detenere il titolo dei fautori del buio umano da più secoli di tutti. 

Ma cosa spinge le persone a diventare complottiste? Varie le interpretazioni socio-filosofiche, ancora poche quelle medico-scientifiche. Uno studio pubblicato da due psichiatri britannici, Daniel Freeman (Università di Oxford) e Richard P. Bentall (Università di Liverpool), dal titolo “The concomitants of conspiracy concerns”, pubblicato sulla rivista scientifica Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, ha provato ad esaminare cosa accomuna le persone che tendono al complottismo e se vi siano eventuali correlazioni con altre patologie.

Come spiegano gli psichiatri nell’articolo, l’effetto consolatorio è una delle ragioni che spingono le persone a far proprie le teorie complottistiche: «A breve termine, è una mentalità che porta i suoi benefici: al posto dell’ansia e dell’incertezza, siamo infusi da quella che sembra conoscenza. La nostra autostima ferita riceve un’iniezione di fiducia, perché abbiamo l’impressione di fare parte di una piccola minoranza che sa quello che sta succedendo veramente. E grazie all’internet possiamo connetterci con altre anime simili a noi e tutto d’un tratto ci sentiamo parte di una comunità rivistastudio.com/cosa-spinge-le-porta-le-persone-a-diventare-complottiste/».

Un articolato intervento di Umberto Eco sul sito del CIPAC (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) ci offre una panoramica sulle maggiori teorie complottistiche di tutti i tempi, citando anche vari studiosi che nel corso dei secoli forniscono spiegazioni brillanti alla necessità di credere nei complotti: “Perché i complotti hanno successo? Perché promettono un sapere negato ad altri…il gusto dei complotti va interpretato applicando le teorie della psichiatria al pensiero sociale.

Si tratta di due fenomeni di paranoia, salvo che il paranoico psichiatrico vede il mondo intero che complotta contro di lui, mentre il paranoico sociale ritiene…che la persecuzione sia rivolta contro il suo gruppo…il paranoico sociale è più pericoloso di quello psichiatrico, perché vede le sue ossessioni condivise da altri milioni di persone” (https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278419).

Il paradosso dei complottisti, è che, alimentando essi stessi le teorie più nefaste, tolgono inconsapevolmente preziose risorse al proprio agire, risorse che dovrebbero essere invece impiegate nella risoluzione dei problemi reali, che individuo e società devono affrontare quotidianamente. In parole povere, più si complotta, meno ci si impegna, o come diceva Pasolini: “il complotto ci fa delirare perché ci libera dal peso di doverci confrontare con la verità”.

E allora, cosa fare? Chiusa in casa, mi arrovello in pensieri nefasti, in articolate immaginazioni sulla mia fine, e di quella di tutto il genere umano? Ma no, meglio alzarsi dalla scrivania, sedersi davanti alla mia gatta, accarezzarla e scrutarla, perché i gatti, come dice Eckart Tolle, sono tutti maestri zen.

Francesca Passini

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