Canarie. Trasferirsi all’estero/2^ parte: i bambini imparano la lingua più in fretta degli adulti?

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Quello della velocità con cui i bambini imparano molto più in fretta di noi adulti la lingua del Paese in cui abbiamo deciso di trasferirci è uno dei “miti” più radicati e diffusi, apparentemente sostenuto dall’esperienza concreta che le famiglie vivono nella loro quotidianità. Vedere con quanta “facilità” i bambini imparano a relazionarsi con i coetanei in ambiente scolastico e di gioco ci rende genitori orgogliosi e – perché no – un pochino invidiosi, nei nostri sforzi di ricordare le regole grammaticali e di evitare i tranelli linguistici, sia che seguiamo appositi corsi, sia che ci affidiamo alle nostre abilità di autodidatti.

Ma è davvero così?

Due sono le ragioni principali per le quali i bambini sembrano avere una facilità di apprendimento molto maggiore degli adulti quando sono inseriti in una nuova realtà di vita*. La prima è proprio il carattere “immersivo” delle attività proprie dell’infanzia: scuola, sport, gioco, espongono il bambino ad ore e ore di pratica linguistica sia con i pari, sia con adulti disposti all’accoglienza; ben diversa è l’esperienza dell’adulto che frequenta un corso di lingua e che ha – almeno all’inizio della sua esperienza di trasferimento – minori occasioni di far pratica con i nativi.

Basterebbe invece far caso ai progressi faticosi e spesso inadeguati degli stessi bambini nell’apprendere una lingua straniera nel solo ambito scolastico (ad esempio l’inglese, che oggi in Italia è insegnato fin dalla scuola primaria, se non da quella dell’infanzia, ma con esiti ben lontani da quelli che il bambino ottiene con la lingua del Paese di trasferimento): se un bambino e un adulto apprendessero scolasticamente la stessa lingua per lo stesso periodo di tempo, i progressi dell’adulto sarebbero molto maggiori, poiché l’adulto è in grado di sfruttare tecniche mnemoniche e altre strategie di apprendimento sconosciute al bambino, nonché di servirsi – anche inconsapevolmente – delle somiglianze strutturali che esistono più o meno marcate fra tutte le lingue.

La seconda ragione per la quale i bambini sembrano apprendere molto più velocemente degli adulti è che il linguaggio infantile è molto più limitato, i bisogni linguistici più circoscritti all’ambito dell’esperienza quotidiana e delle necessità più immediate. Con poche parole i bambini sono in grado di interagire con i compagni e nel giro di un anno – o anche meno – sanno padroneggiare quelle abilità linguistiche di base che spingono i genitori a pensare che il figlio abbia senza fatica colmato lo svantaggio linguistico e sia capace di “comportarsi come gli altri”.

Se però si va ad approfondire il problema ci si rende conto che ciò non è vero e che il bambino mantiene numerose lacune sia a livello lessicale che di competenza grammaticale e strutturale, i cui effetti negativi si manifesteranno più tardi, con l’accesso alla scuola secondaria inferiore e soprattutto superiore, quando una conoscenza linguistica superficiale e non sufficientemente elaborata renderà molto faticoso il passaggio da un uso concreto e quotidiano della lingua ad uno maggiormente astratto quale quello richiesto dagli studi superiori e dalle esperienze di vita via via più complesse. Uno dei modi più efficaci per agevolare il passaggio da una conoscenza pragmatica ad una teorico-astratta, oltre ad evitare che il bambino sia lasciato solo con le sue “risorse naturali” nell’apprendimento della nuova lingua, è favorire la continuità dell’uso competente della lingua materna, che solo in parte, in una realtà di emigrazione, può realizzarsi in famiglia.

Lo sviluppo armonico della lingua madre accanto all’apprendimento delle nuove competenze linguistiche avrà l’effetto di potenziarle, e non di ostacolarle come spesso si crede, aiutando il bambino/adolescente a godere dei numerosi vantaggi di un vero bilinguismo.

Laura Carlino (EvocArte ArtGallery)

*Per una spiegazione scientifica di questa e delle altre teorie qui espresse, si veda Imparare l’italiano-imparare in italiano a cura di Graziella Favaro, ed. Guerini e Associati 2004, con ampia bibliografia relativa alle problematiche dell’apprendimento della lingua del Paese di trasferimento.

 

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