Il PIL delle Canarie cresce a pieno ritmo

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L’economia delle Canarie conferma il trend positivo del mercato nazionale.

Nel 2017 si prevede una crescita del PIL del 3,5%, e 60.000 nuovi posti di lavoro entro la fine del 2018.

La ripresa dell’economia canaria continuerà quest’anno come anche nel 2018. Questi sono alcuni dei dati contenuti nella relazione sulla congiuntura economica elaborata dall’istituto di credito BBVA, resa nota lo scorso mese durante un incontro con il Presidente delle Canarie, Fernando Clavijo. Fonti come Bankinter prevedono una crescita del PIL nell’Eurozona pari all’1,8% nel 2017 e dell’1,7% nel 2018. Hispalink conferma per le Isole Canarie un tasso di aumento per il 2017 superiore al 2%, tenendo conto in particolare dello sviluppo positivo del settore dei servizi, come confermato dal Centro Analitico della ULPGC, l’Università di Las Palmas di Gran Canaria.

Le ragioni per la crescita dell’economia canaria sono da ricercare nei buoni risultati ottenuti dalle esportazioni di servizi, principalmente legati al turismo; nella ripresa del settore immobiliare e nei consumi delle famiglie, assieme ad una politica monetaria espansiva, e a interessi di credito vantaggiosi.

Per quanto riguarda il consumo, la relazione della BBVA rivela che la spesa delle famiglie canarie cresce più di quella della media nazionale, con una percentuale pari all’1% trimestrale e 4% annuale.

La seconda ragione risiede nella ripresa del settore immobiliare e in maggiori investimenti nell’edilizia, un settore che ha vissuto un arresto significativo durante la crisi ma che adesso registra un aumento di prezzi e rende l’edilizia residenziale nuovamente attrattiva. In terzo luogo, la crescita economica si produce nonostante un comportamento negativo dell’esportazione di beni e soprattutto grazie all’importazione di servizi turistici, in primo luogo l’arrivo di turisti stranieri, il cui numero negli ultimi 5 anni è aumentato del 35%.

Non si può escludere che l’incremento del turismo sia un fattore temporale, dovuto alle tensioni geopolitiche che si verificano in destinazioni concorrenziali e che hanno fatto confluire parte del turismo verso l’arcipelago. Queste considerazioni devono essere tenute a mente, perché per esempio nel caso di Gran Canaria, tra il 2010 e il 2016, si è registrato un aumento delle prenotazioni tra il 60 e il 70%; un’evoluzione estranea alle oscillazioni dei prezzi e del potere acquisitivo dei turisti.

Nel caso di Tenerife, nello stesso periodo si sono registrati aumenti pari al 30/35%. Non ci sono a medio termine fattori che indichino la diminuzione del flusso turistico, perché non esiste evidenza che le tensioni geopolitiche vengano a meno, ma diventa fondamentale riflettere sulla necessità di fidelizzare i turisti che scelgono le isole.

Fonte: abc.es

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