Alcuni avvenimenti di cui sono stato testimone negli ultimi due mesi a Tenerife.

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Gentilissima Sig.ra Antonina,

Vorrei raccontarle alcuni avvenimenti di cui sono stato testimone negli ultimi due mesi.

Supermercato nel Centro Commerciale Siam Mall, qualche giorno prima di Natale, ore 18.

Mi avvicino al bancone della carne e stacco un numero di turno. Guardo il video sulla parete e scopro di avere 6 persone davanti a me, cioè un attesa di almeno 20 minuti. Nel rispetto della sacralità delle precedenze che ho imparato frequentando spagnoli, inglesi e nordici, mi posteggio serenamente da una lato ad osservare l’umanità che mi circonda. Un cliente se ne va, la commessa tocca il video, appare un nuovo numero e un signore alto, sui quarantanni, si avvicina al bancone: “Tocca a me.” Non ci sono dubbi che si tratti di un italiano. Mentre la commessa gli taglia la carne scelta sotto il suo occhio vigile, gli si avvicina un amico. I due si salutano con una stretta di mano, pacche sulle spalle e molta simpatia. Parlano con allegria, gesticolando e con la voce alta che ci contraddistingue. Senza volerlo (dovrei turarmi le orecchie per non farlo), ascolto i loro discorsi su come si sentono privilegiati ad essere venuti a vivere in quest’isola paradisiaca. Quando il primo finisce di farsi servire, invita l’amico a fare la sua spesa. La commessa si indispettisce e dice che non è il suo turno ma il primo, con un tono arrogante, insiste in uno spagnolo abbozzato: “Stamos insiemes, stamos insiemes….!”. L’impiegata, poco convinta, comincia a preparare la carne per l’amico, mentre il primo, pochi secondi dopo, se ne va. Ovviamente, lo vedo alla cassa uscire da solo.

Strada che collega l’autopista con Los Cristianos, ore 12. Siamo a Gennaio, il mese con maggior occupazione turistica dell’anno. Noi che viviamo qui da anni lo notiamo per l’aumento esponenziale del traffico. L’ingresso a Los Cristianos, sempre difficoltoso in certe ore della giornata, collassa in questo periodo, obbligandoci a una lunga coda. Con ciò, lamentarsi di dieci minuti di attesa è da incontentabili, conoscendo le reali difficile del traffico nel resto dell’Europa. Quel giorno, mentre sono pazientemente in coda per entrare in Los Cristianos, nello specchietto retrovisore osservo una Cinquecento bianca con targa italiana che si fa largo nel traffico. Il suo muso si impunta fra un’auto e l’altra, passa dalla corsia di destra a quella di sinistra bloccando la strada agli altri, mettendosi di traverso e imponendo il suo diritto divino di essere esente dal rispetto delle precedenze. Mi sorpassa sulla destra uscendo addirittura dalla carreggiata, si infila fra due auto e lo vedo sparire più in basso. Un taxi suona il clacson e l’autista comincia a imprecare in spagnolo, sbigottito davanti a tale aggressività. Dal finestrino del guidatore dell’auto italiana esce una mano, si alza e muovendosi da destra a sinistra e viceversa, appaiono stesi il dito indice e il mignolo.

Mio ufficio, in un giorno e ora imprecisati.

Entra un mio cliente, un italiano non residente che da alcuni anni viene a passare l’inverno in quest’isola felice. Finalmente ha deciso di comprare casa e mi aveva incaricato di assisterlo in questo compito. È venuto a vedere se ho completato la pratica e gli rispondo che devo ancora solo fare il cambio di titolare presso il Comune. Mi invita a non preoccuparmi perché di tale cambio si è già occupato lui. “Come hai fatto?” gli chiedo io “senza l’atto in originale non è possibile e visto che la scrittura ce l’ho io….!”. “È che ho un amico” risponde lui, “sai ormai conosco gente, anche in Comune. Lí ho un amico, sono passato a trovarlo e mi ha fatto lui il cambio. Chiaro, poi gli farò un regalino…!”.

Sig.ra Antonina, stiamo osservando ormai da anni all’arrivo in massa di italiani che si trasferiscono alla ricerca di un cambio di vita. Se li intervistassimo sui motivi che giustificano tale decisione, i ricorrenti sarebbero per una vita più serena, per la gentilezza e la educazione che riscontrano fra gli abitanti dell’isola, perché stufi della corruzione in Italia e del fatto che gli Uffici Pubblici non funzionano se non cerchi appoggi al loro interno nonché mille altri motivi similari. Hanno ragione a ricercare questo cambio a Tenerife. Sull’isola la vita è più serena, gli abitanti sono più educati e civili e gli Uffici Pubblici funzionano. Allora perché portarsi dietro le proprie abitudini e cercare di avere un amico in Comune? Perché non accettare di mettersi in coda come tutti sentendosi furbi se si riesce a passare davanti agli altri? Perché non rispettare la parola data nei contratti o escogitare mille modi per aggirare le imposte o evitare di pagare un conto? Siamo consapevoli che una certa cultura dell’arraffare ha distrutto l’Italia. Siamo un popolo di egocentrici con una visione copernicana del nostro io, mentre osserviamo affascinati come funzionano bene le cose nei Paesi Nordici. Però rifiutiamo di accettare che il meccanismo lì funziona perché ogni singolo individuo rispetta quello che è di tutti, considera sacri i diritti degli altri e limita il proprio individualismo. Se facciamo un cambio, perché funzioni davvero, prima che geografico, devo essere personale, con la modifica delle proprie abitudini. In altre parole, bisogna integrarsi. La sensazione che si percepisce è che i nuovi arrivati scappino dall’Italia per le cattive abitudini radicate nel Bel Paese e poco a poco le importeranno qui, modificando lo stile di vita canario. Non lo pensa anche lei?

Giovanni Comoli

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