Enrico ci racconta la sua esperienza con gli anziani. Cosa dire ad un anziano e le loro manie

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Enrico ci racconta la sua esperienza con gli anziani. Cosa dire ad un anziano e le loro manie

E’ iniziata nel 2006, quando decisi di fare un viaggio in Italia per far visita a mio padre, che viveva in casa con la badante. Era da alcuni anni che non lo vedevo, e il ricordo che avevo di lui era quello di un uomo allegro, amante della sua casa e della vita. Quando lo vidi, mi trovai davanti ad un’altra persona. Nel suo volto percepii un senso di grande tristezza, di vuoto, di stanchezza. Gli chiesi cosa c’era che non andava, e con tutta franchezza mi rispose che non voleva stare in casa con la badante. Dopo un paio di giorni capii perché’: lei amava più la casa che la persona. Per chi decide di occuparsi di anziani, la cosa fondamentale, la prima priorità, è quella di infondere massicce dosi di amore. A loro non importa molto che la casa brilli, che sia super pulita, o mangiare la miglior pasta del mondo o il migliore arrosto: a loro basta anche una pasta al burro, un pezzo di formaggio con un po’ di pane, purché ci sia amore. Significa sedersi vicino, prender loro la mano e ascoltarli, guardarli negli occhi con dolcezza, far capire che non siete un nemico, non siete un pericolo, ma persone di cui si possono fidare. Quella badante invece era tutto tranne amore, e sentii che dovevo fare qualcosa. Telefonai a mia moglie (lei era rimasta a Tenerife) e le spiegai la situazione, e senza esitare mi disse: “uno dei più grandi valori della vita è prendersi cura di chi una volta si è preso cura di te. Compragli subito un biglietto e tornate assieme!”

Mi ricordo quando chiesi a mio padre se voleva venire vivere  a Tenerife l’espressione della  sua faccia: era un miscuglio di felicità, gioia, grande entusiasmo. Dopo 10 giorni partimmo per Tenerife.

Stiamo parlando di un uomo di 79 anni con delle patologie cardiache e vascolari, ero cosciente che più tempo passava, più le patologie sarebbero peggiorate. Questo avrebbe voluto significare la necessità di più cure, e da lì è iniziato il mio apprendimento infermieristico. Massaggi, cure delle piaghe, ulcere vascolari, punture: tutto questo era all’ordine del giorno. Dopo 5 anni morì. Devo dire una morte dignitosa . E’ morto in casa di suo figlio e di sua nuora, circondato dagli affetti .

Mi sentirei un uomo di poco valore se non mettessi in evidenza il lavoro svolto da mia moglie. E’ stata straordinaria. Mi correggo: lei è una donna straordinaria. Lo ha trattato come fosse suo padre. Ogni giorno lo riempiva sempre di più di affetto e amore. Da lì ho capito il vero significato di “casa”. La casa è una sensazione, un’atmosfera, è il luogo dove vivi con le persone che ami, il luogo dove vivi con le persone che ti fanno star bene, il luogo dove l’anima riposa. La sua vera casa (quella in Italia) più che casa era un inferno.

Spesso succede che diciamo “ti amo”, “mi manchi”, quando ci vengono a mancare. Che grande sbaglio: queste sono parole che vogliono sentire da vivi. Se lo avete detto troppo poco, vi invito a raddoppiare la dose. Ne hanno bisogno!

Dopo mio padre, mi sono preso cura di Toni. Un nonnino svedese di 76 anni, anche lui con gravi patologie. Soffriva di polineuropatia, malfunzionamento simultaneo di molti nervi periferici in tutto il corpo. Una malattia che provoca fortissimi dolori. Siamo rimasti assieme per 9 anni. E’ deceduto un mese fa.

COSA DIRE SUGLI ANZIANI? Vanno trattati con pazienza. Tanta pazienza. Hanno bisogno di affetto, amore, non solitudine e indifferenza. La persona anziana attraversa un periodo particolare della propria vita: si trova a vivere una realtà diversa sia dal punto di vista delle relazioni sociali, che dal punto di vista fisico-cognitivo. Spesso vengono considerati come un intruso che disturba, di cui bisogna liberarsi, perché’ ormai improduttivo, mentre lentamente, giorno dopo giorno, si spegne nell’indifferenza delle persone “attive”.  Rimangono indifesi e senza speranza, simboli di una vita che sta per finire, quindi persone tristi.

Molti vecchi sono tristi, malinconici, ma è una malinconia dolce, piena di tenerezza, basta uno sguardo per condividere il loro stato d’animo. C’é molta verità nel dire che a volte sono come bambini. Hanno bisogno di attenzioni, verso di loro e i loro bisogni, che molto spesso devono essere assecondati  in poco tempo, se si vuole evitare che cadano in frustrazioni.

NON FARE CASO ALLE LORO MANIE! Come ho scritto poc’anzi, molte persone anziane possono essere capricciose e testarde, a volte assumono un atteggiamento dispettoso e di sfida simili a quelli di un bambino, ma c’è una spiegazione a tutto questo. Vivono cambiamenti molto importanti  e sono coscienti che in poco tempo moriranno. Le loro manie e i loro capricci riempiono quel vuoto generato dalla vulnerabilità e dalla paura. Non date importanza a questi atteggiamenti. Non ostacolateli. Anzi: fategli vedere che qualsiasi cosa stiano facendo, la fanno bene, e che grazie a loro avete imparato qualcosa di nuovo. Si sentiranno utili e gratificati. Una persona anziana ha un passato ricco di esperienze, un suo mondo di principi e valori, giusti o meno che siano.

ACCETTARE I LORO LIMITI FISICI E COGNITIVI. Proviamo a fare un esperimento: tappiamoci le orecchie con del cotone, mettiamoci un pò di vasellina sugli occhi e leghiamoci due pietre alle gambe. Dopo di che, cerchiamo di vivere in questo stato per due ore. Solo così possiamo capire come si sente una persona anziana. Solo così impariamo ad essere più tolleranti. Andare a passeggio con una persona anziana vuol dire seguire il suo ritmo: non siate esigenti.  Se non vi sente quando parlate, cercate di parlare in un tono più alto e chiaro, invece di rimproverarla perché non ci sente. Ascoltate le loro lamentele senza infastidirvi, e trattatele come vorreste essere trattati voi alla sua età.

NON DISCUTERE CON GLI ANZIANI. Non capita di rado che nostro nonno sia convinto di qualcosa che a noi sembra assurdo. Bisogna tener presente che loro hanno alle spalle un grande bagaglio di esperienza che va assolutamente presa in considerazione. Se pensa nel modo in cui pensa, è il frutto di quello che ha vissuto e imparato. Imporre il nostro punto di vista servirebbe a iniziare discussioni inutili . E’ meglio ascoltare con rispetto e affetto.

CONCLUDENDO, mi viene da dire dopo tutti questi anni, che quello che mi ha aiutato come operatore sul campo, e anzitutto come figlio, visto che ho accompagnato mio padre nel suo ultimo trascorso di vita, è stato comprendere l’importanza di sviluppare, affinare, capire e interpretare i loro bisogni quando non sono in grado di esprimerli in maniera chiara. Se la persona anziana è libera di esprimere il suo bisogno, di dar voce al suo desiderio, ascoltiamola. Non è detto che sia quello che riteniamo giusto noi, a fargli bene.

FACCIAMOLI SENTIRE PROTAGONISTI DELLA PROPRIA VITA, AMIAMOLI! 

La prossima volta vi darò 10 consigli utili per aiutare gli anziani a stare bene.

Cari saluti,

Enrico

enricobertocco62@gmail.com

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