I LATI DI TENERIFE CHE NON TI ASPETTI

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E’ bastato cambiare prospettiva per accorgersi delle meraviglie dell’isola.

Cosa spinge una giovane coppia italiana a scegliere come base del proprio soggiorno a Tenerife il paese di Adeje? Un panorama incredibile, con lo spirito tipicamente canario, ideale per accoglierci: non si respira aria di vacanza e la vita è molto economica: l’esempio del caffè a 70 cents, per noi è davvero una cosa strana.

 

Inoltre un affitto di 325 euro gastos incluidos per un bilocale era un’offerta che non si poteva rifiutare e noi l’abbiamo afferrata al volo!

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}Precisamente l’appartamento si trova in un edificio inserito nel Barrio de Las Nieves: svegliarsi la mattina in questo quartiere è davvero rinvigorente, una situazione a cui io e la mia ragazza non eravamo abituati in Italia.

Dal tetto della nostra casa, l’azotea utilizzata per stendere il bucato, si scorge una visuale che domina dall’alto il mare, protetta posteriormente da taglienti monti e che permette di scorgere nella sua completezza la zona turistica di Tenerife Sud.

Se volgiamo infatti lo sguardo verso est con la fronte rivolta all’orizzonte, si riescono a visualizzare le diverse aree che compongono questa parte di costa: Torviscas, Fañabe, la Montaña Chayofita, che nasconde Los Cristianos togliendola alla vista da questa prospettiva, e soprattutto Playa de Las Americas, con la sua distesa di costruzioni.

Questo punto di vista ci consente di prendere le distanze dell’area più urbanizzata ma di riuscire comunque ad avvertirne la presenza: la vediamo e la percepiamo come un luogo che sprigiona molta energia.

E’ uno scorcio per certi versi affascinante, così sempre in continuo mutamento durante le diverse fasi della giornata: nelle ore diurne, mentre le sue coste sono baciate dal sole, dà l’aria di essere una zona vivace, un ambiente dinamico e frequentato.

Con il calar del sole nell’oceano, dopo aver salutato la giornata con un tramonto emozionante, si accendono le luci delle movimentate notti del centro di Las Americas, che si sveglia e si anima mentre tutto intorno calano le tenebre. La visione di questo agglomerato dal suo interno è una confusione di luci e suoni: in questo contesto provare un po’ di disorientamento è più che normale.

Avendo provato proprio sulla nostra pelle per una ventina di giorni cosa voglia dire vivere in Playa de las Americas, ci ha consentito di comprendere come alla lunga questo ambiente sia confusionario e caotico.

L’impatto iniziale è stato per noi una sorta di un tuffo in una parentesi vacanziera, a due passi dall’oceano, con molte strutture adibite all’accoglimento del turista.

Dopo alcuni giorni abbiamo cominciato ad avvertire un senso quasi di smarrimento: sembrava come se fossimo capitati un coacervo di strade che confondono chi ha poco tempo per conoscerne la struttura, che sembra quasi nascondere il turista dalla vera essenza dell’isola.

Appare come se vi sia una sorta di bombardamento promozionale nei confronti del villeggiante, attorniato da così tante attrazioni che lo portano ad essere indirizzato su rotte prestabilite.

Perfetto e congeniale per chi si vuole basare la vacanza su comodità e esperienze organizzate, senza stress: sole, spiagge con tutti i comfort e divertimento notturno.

Tenerife però non è fatta solo di gite ai parchi divertimento, escursioni fissate e commerciali: viene data poca visibilità e conoscenza a luoghi meno battuti, che solo chi ha potuto girare in lungo e il largo l’isola è riuscito a scoprire, magari anche per caso.

E’ andata proprio così un giorno dell’inverno appena trascorso: una giornata uggiosa, il cielo era coperto da pesanti nuvole minacciose; era uno dei miei primi day-off, la voglia di passare attimi rilassati non era stata smorzata dal tempo non sereno ma che comunque non prometteva pioggia.

Un’atipica giornata tinerfeña si è rilevata casualmente una dei momenti più significativi dell’esperienza sino ad ora trascorsa: la scoperta di un luogo misterioso come l’ex sanatorio presente ad Abades ci ha consentito di entrare in contatto con una parte di Tenerife ben lontana dalle classiche cartoline balneari.

Ad ornare l’atmosfera non vi erano infatti palme e pasei ordinati, ma strutture abbandonate e trascurate, che creavano con il paesaggio circostante una scena suggestiva e ricca di fascino.

Alessandro Ugolini

 

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