Inviata dai lettori: L’immagine di Tenerife a Natale: andrebbero sfatati molti miti

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Inviata dai lettori: L’immagine di Tenerife a Natale: andrebbero sfatati molti miti sulle Canarie. “L’isola dei sogni e “l’isola che non c’è”.

Un amico e vicino di casa ha postato sulla sua bacheca FB, il mese scorso, una fotografia che mi ha permesso di condividere. Ritrae alcuni bagnanti in mare, avvolti dalla luce africana del sole che cala e rende più blu l’oceano. È l’immagine di Tenerife a Natale: meta di coloro che hanno qui una casa di proprietà e di tanti anziani che a casa, in ogni nazione d’Europa e non solo, lasciano il riscaldamento al minimo e svernano. E poi ci sono i turisti – tornati fortunatamente a migliaia anche in questi tempi complicati – che decidono per una pausa al sole a una temperatura che nei loro Paesi è un sogno.

Abbiamo goduto a Tenerife nei giorni passati di alcune giornate estive, luminose e calde. Io, uscita stamattina con una maglia perché mi pareva freschetto, la levavo già in auto. Finestrino abbassato, gomito fuori, radio accesa, mi sono ricordata dove vivo. Lo ricordo ogni volta che mi rendo conto che alla luce, al tepore e ai colori delle isole Canarie (non del tutto riproducibili nemmeno nelle migliori fotografie, che sembrano quasi sempre troppo pallide oppure eccessive e ritoccate coi filtri…) non mi abituo mai. Nessuno si abitua mai.

Il prossimo mese di aprile sarò una residente canaria da quattro anni. Mi domando spesso se mi senta ancora ospite di queste terre e di questa “isla afortunada”, e mi piace sentirmi un’ospite, evitando così di somigliare a coloro che invece, da ospiti come me, si sentono padroni con tutte le malagrazie e le forme di arroganza e di esclusione di chi “è arrivato prima” (e allora?) e si è abituato a privilegi dei quali, potendo, priverebbe chi “è arrivato dopo”. Appartengo agli “arrivati dopo” e mi sento ancora ospite a Tenerife, ma ne sono felice: non smetto di essere italiana sino alle midolla, ma neppure di essere riconoscente e di avere rispetto per queste isole che amo davvero moltissimo.

Detto questo, andrebbero sfatati molti miti sulle Canarie: se il clima meteorologico e sociale sono meravigliosi, trasferirsi qui e vivere lavorando è un’impresa decisamente ardua. Si sono saturati tutti i settori e improvvisarsi in qualsiasi campo – ristorazione in primis – è un insuccesso quasi certo. Dispendioso. Doloroso e a volte decisivo per il destino economico di tante, troppe famiglie. Non c’è lavoro. Non c’è per i canari, figurarsi per gli stranieri…

Io so di essermi mossa già tardi: se avessi esitato anche solo un anno in più, non ce l’avrei fatta. Questo nessun articolo sul web lo evidenzia (venite a vivere un anno alle Canarie, prima di scriverne come se fossero il Paese del Bengodi…) e allora lo dico io, per quel che vale: se siete in vacanza e pensate di invecchiare qui con la vostra discreta pensione o di svernare da pensionati, fatelo senza esitare. Se invece pensate, visto che cucinate così bene, di aprire un ristorantino – magari un baretto sulla spiaggia? Ciao, neh? – lasciate stare. Davvero. Diverso è se siete dei professionisti del settore. Se poi siete dei bravissimi professionisti del settore, ancora meglio.

Venite per una vacanza, di mare o di montagna, a prendere un po’ di sole in pieno inverno e a respirare aria purissima. Venite a guardarvi intorno e a capire. Mollate a casa i vostri “outfit” più chic – non ve li “calcolerà” di striscio nessuno e finirete in ciabatte o sandali, calzoncini, magliette e prendisole nel giro di tre giorni. Come tutti, ricconi inclusi. Venite a godervi una forma di libertà più unica che rara. La respirerete prima intorno a voi, poi dentro di voi, perché questo è un posto nel quale che siate grassi o magri, belli o brutti, giovani o anziani, etero o gay, bianchi o neri o gialli (convivono pacificamente alle isole oltre cento diverse etnie) o disabili – tutto è predisposto per la disabilità in modo encomiabile – non frega nulla a nessuno. Non fa alcuna differenza.

Dai, va là, che prima o dopo ci vediamo.
Un caro e affettuoso saluto a tutti e che il 2022 sia veramente… un anno più sereno.

Cinzia Panzettini

Foto: Alessandro O.

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2 Commenti

  1. È proprio così.hai centrato in pieno il punto. Ho vissuto lì x otto anni e solo la pandemia ha potuto strapparmi da lì e farmi tornare in Italia…temporaneamente!! Ma a fine anno ritornerò alla mia amata ma difficile e imprevedibile vita Canaria…e tutti mi diranno…che fortunato che sei…beato te. E nemmeno immaginano quanti sacrifici x potermi meritare sole e libertà. A presto.

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