La musica, quella degli anni 60, per distrarre i fans dal Coronavirus… dedicata a Jenny Rospo

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La musica, quella degli anni 60, per distrarre i fans dal Coronavirus… dedicata a Jenny Rospo

Vorrei raccontar alla gente che per campare 100 anni bisogna cantar allegramente.

La bella iniziativa della cantante di Tenerife, Jenny Rospo attraverso il Suo blog di Facebook, è riuscita a distrarre noi fans durante il periodo di quarantena imposto dalle Autorità per evitare il contagio.

La scelta delle canzoni effettuata con maestria ha spolverato i ricordi delle belle melodie definite per i non più giovani, la musica dei sogni, quella degli Anni Sessanta e per davvero ci ha dato il giusto sostegno. Sono ritornate in mente quelle note semplici, facili e nostrane che si sono affermate in terre lontane facendo dimenticare i guai.

– Non avevamo ancora l’età per amare e già volavamo nel cielo infinito.

– Il vecchio juke-box, in ogni osteria, diffondeva allegria e in fretta si faceva la “colletta del gettone” per ascoltare tre canzoni. Noi nullatenenti, viaggiavamo liberi con la mente.

– Con la fantasia abbiamo visitato il Continente nero dove “ i Vatussi, altissimi negri, ballavano l’hully-gulli”.

– Con vuota la pancia abbiamo visitato la Francia “ a S. Tropez, ballando il twist vestiti in lamé”.

– Abbiamo praticato la pesca subacquea nelle località più belle “con il fucile, le pinne e gli occhiali, dove il mare era una tavola blu”.

– Senza accedere al mutuo avevamo il cielo in una stanza e “ la stanza era senza pareti con alberi infiniti”.

– Non si conoscevano i divorzi facili si ritenevano inutili. Per farci perdonare qualche scappatella si diceva alla compagna, stretta su una mattonella, “cuore, tu stai soffrendo, cosa posso fare per te, io sono innamorato, senza te più pace non c’é”… “senza te, che farei senza te morirei”. Sul davanzale della finestra si consumava la minestra per mangiare e cantare, sapore di sale sapore di mare.

– Dal lento si passava al rock con movimenti ricchi di frenesia senza conoscere i dolori della sciatalgia e si donavano “ semplici baci dove uno solo ne valeva almeno tre”.

– Si ammirava lo sguardo femminile con “una strana espressione negli occhi”.

– Il compagno era comprensivo con la propria compagna ed invitava gli amici a farla ridere spiegando il perché: “ha pianto troppo insieme a me”.

– La fidanzata a sua volta era espansiva e rassicurante e al fidanzato diceva: “ non essere geloso se con gli altri ballo il twist, non essere invidioso se con altri ballo il rock, con te, con te che sei la mia passione, io faccio il ballo del mattone”.

La sera era festa grande, di bella musica ce ne era tanta, si ballava fino al cantar del gallo, sprigionando tutti insieme l’allegria e l’euforica libertà.

– “La libertà non era sopra l’albero, non era neanche il volo di un moscone; la libertà era lo spazio libero, la libertà era partecipazione”.

Le note aiutano a stare meglio, a sognare, a non pensare i momenti difficili. Attraverso le note sono avvenute le contestazioni, si è sprigionato il “va pensiero” dei patrioti soffocati dalla tirannia.

Le note della tarantola hanno scatenato le donne pugliesi a ribellarsi al duro lavoro cui i padri-padrone le sottoponevano nel quotidiano. E’ doveroso tutelare l’entusiasmo di tanti giovani e concedere lo spazio necessario per realizzare le loro invenzioni, i loro progetti affinché creino un pezzo di storia e portino il gusto dei sapori della nostra terra.

– Inventare altre note esaltanti come quelle che sono volate per terre lontane dipingendo le mani e la faccia di blu e che hanno ridato ai nostri Emigranti orgoglio e virtù.

Grazie Jenny per il Tuo nobile volontariato, ci hai resi contenti, abbiamo ballato e cantato durante quei brutti momenti.

Se davvero verranno premiati coloro che si sono esposti alla battaglia contro il Coronavirus ne saresti MERITEVOLE.

di Antonio Monte da Milano

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