LA SCOPERTA DEL FASCINO NASCOSTO DI TENERIFE

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L’avventura di un ventisettenne italiano nei suoi primi 5 mesi di vita nell’isola.

Settembre 2013. Tutto è pronto per la partenza. Pensieri, riflessioni, paure ed entusiasmo affollano la mente di un ventisettenne italiano, neo-laureato in economia, che si pone di fronte a un bivio: rimanere in Italia a caccia di un impiego, cercando di raggiungere una vera stabilità, o prendere in mano la sua vita, mettendosi in gioco affrontando un’esperienza stimolante.

 

Tenerife, dopo svariati ragionamenti, è risultata essere il luogo ideale per iniziare una nuova tappa della mia vita.

La decisione definitiva è stata presa insieme a colei che mi è stata a fianco negli ultimi 4 anni: una ragazza intraprendente che condivide appieno la scelta di trasferirsi sull’isola.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}Consci del fatto che non sarebbe stata una passeggiata, ci hanno allettato diverse motivazioni: il costo della vita abbordabile per una giovane coppia con una disponibilità economica modesta, il clima costantemente primaverile e il sogno di vivere sull’oceano.

Personalmente poi, avendo avuto un’esperienza di studio nella penisola iberica, la lingua non rappresentava per me un problema. Decidiamo di prendere confidenza con Tenerife partendo dalla zona nord, avendo come base per i primi dieci giorni Puerto de la Cruz.

La curiosità e la grinta, nostre complici compagne di viaggio sin da subito, ci hanno permesso di visitare le diverse aree settentrionali ricercando anche opportunità che avrebbero consentito di poterci mantenere. L’intento era quello immagazzinare più informazioni possibili per capire quale zona dell’isola fosse a noi più congeniale. Continuiamo quindi il nostro tour spostandoci verso sud, a Playa de las Americas, considerata il cuore della parte più turistica e commerciale dell’isola.

Il paesaggio appare completamente diverso rispetto a quello visto a nord: le colline sono di un’ocra brullo e spoglio, facendo comprendere come quest’area sia scarsa di precipitazioni; l’aridità del contesto naturale è il contorno di un’estensione esagerata di edifici e strutture ricettive.

I primi passi mossi in quest’altra realtà esclusivamente turistica, ci consentono di prendere coscienza dell’ambiente vivo, dinamico, che potrebbe essere ricco di occasioni lavorative. La tenacia, l’insistenza e una sana dose di fortuna, hanno fatto sì che trovassi lavoro nel campo dell’hosteleria, più precisamente in un hotel: il cameriere sarà da lì in avanti il mio nuovo impiego.

La felicità, l’entusiasmo e la soddisfazione si traducono da subito nella consapevolezza di poter finalmente iniziare a progettare la nostra vita qui.

Rapidamente veniamo catapultati nella quotidianità di Adeje, un paese lontano dalla vita vacanziera della costa, scelto come nostra casa appositamente per la sua atmosfera canaria. Giorno dopo giorno la nostra prospettiva cambia: iniziamo così a scoprire luoghi trascurati dalle classiche rotte commerciali, meno conosciuti, ma non per questo meno interessanti.

La meraviglia che regala la loro scoperta spontanea fa percepire la vera essenza di Tenerife: paesaggi dove traspare possente l’origine vulcanica dell’isola, atmosfere che sembrano inviolate e mai intaccate dall’uomo.

Tenerife è di una bellezza che ti entra dentro piano piano, si insinua nel cuore e lo inonda di calore e attimi incancellabili: tramonti dai colori spettacolari visti da angolature uniche, passeggiate in luoghi incontaminati, ancora allo stato brado, che sanno di avventura.

Sono sicuro che anche tra i lettori di questo giornale c’è chi ha provato queste sensazioni, che a mio avviso meritano di essere condivise: solo così si può carpire l’unicità di questo territorio magico.

Alessandro Ugolini – alessandrougolini0@gmail.com

Foto di Alessandro Tramonto e Playa de Diego Hernandez

 

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