La transumanza del pensionato, Italia-Tenerife

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La transumanza del pensionato, Italia-Tenerife

Un tempo, all’anziano era consentito consigliare ed era il vero protagonista familiare. Ultimati i lavori dell’orto e della vigna, dopo aver fatto scorta della legna, trascorreva le lunghe serate davanti al camino, raccontando favole al più piccino. Di giorno, si sedeva attorno al braciere che fungeva da salotto, con in testa il berretto e sulle spalle il cappotto. Il braciere era fatto di ottone inserito su un tondo tavolato da appoggiare i piedi per essere riscaldati. Il luogo era ristretto e la brace riscaldava l’affetto, ogni suo detto entrava in altrui petto. Attorno a quel fuoco tutte le fanciulle erano operose con aghi, telai e fusi si preparavano il corredo da spose. L’anziano narrava compiaciuto il suo vissuto, soleva per principio evidenziare ogni suo spirito di sacrificio. Le sue fatiche, rappresentavano vere lezioni di vita così come ogni sua smorfia era gradita. L’intimità e il calore generati da quel fuoco, sono stati sostituiti a poco a poco, dai telefoni, dalle televisioni e dai termosifoni.

L’anziano è divenuto un vero impiccio, sgridato per ogni suo pasticcio. Il pensionato però che economicamente non si è fatto del tutto asciugare inizia a viaggiare, scegliendo la località adatta alla sua disponibilità. Il risparmio del guadagno lo utilizza per il proprio fabbisogno. Appena arriva l’umida stagione si attiva per l’emigrazione. L’autunno mette malinconia risvegliando i dolori della sciatalgia. Con il risparmio del riscaldamento si paga l’affitto dell’appartamento, ne beneficia la sua vitalità, allontanandosi dall’inquinamento della città; si dà una scossa per arrecare beneficio alle proprie ossa. Va dove l’inverno è mite, dove le passeggiate al sole sono gradite. Dopo anni di sudori e di lavoro si è meritevoli dell’adeguato ristoro. Va a confrontarsi con altre conoscenze e per acquisire nuove esperienze. Il volo è presto prenotato ed anche il bagaglio è preparato. E’ tempo di migrare si abbandonano il condominio e il malcontento familiare. Con in tasca gli occhiali da vista inizia il viaggio sulla pista lungo il rettilineo cementato, dopo essersi a Dio raccomandato. Si viaggia in alto inizia a togliere la ruggine allo smalto, viaggia per non sentirsi di peso, per non essere più offeso. Ad alta velocità per tagliare il vuoto, in cui l’enigma dell’equilibrio resta sempre il moto, si viaggia in alto verso un’altra realtà, lasciando alle spalle il rumore convulso della città. Le nuvole silenti tengono compagnia aiutando a dimenticare il caos e la frenesia; sembrano tante pecorelle che si abbracciano come sorelle. Dall’alto i monti e le valli appaiono in miniatura, tutto il panorama terrestre sembra una pittura.

Quando l’apparecchio, sorvola l’enorme specchio dell’oceano atlantico, riaffiora il panico, con sguardo avvilente e si fissa il salvagente. Si scongiura la cattiva sorte, stringendo la mano alla propria consorte, come quando le forti vibrazioni creano emozioni mostrando alla compagna buon viso, ricevendo la smorfia di sorriso. L’occhio, si sofferma sull’enorme specchio, il regno di altri esseri viventi che migrano anch’essi indifferenti alla ricerca della flora e nuova dimora. Si riflette come l’acqua e la terra si siano scambiati di posizione, giostrati dal movimento di rotazione. Una cruda realtà avvenuta secoli fa, notizie racchiuse nella memoria immortalate nella storia. Per intanto si viaggia nel cielo infinito con sguardo smarrito, con la fede nel cuore affidandosi alla volontà del Signore capace di far raggiungere qualsiasi destinazione. Tutti fermi! avvertono gli addetti dell’equipaggio, siamo prossimi all’atterraggio. Si sganciano i carrelli, sono proprio quelli, i primi a prendere contatto con la terra e avviene l’urlo liberatorio del fine guerra.

Una volta arrivati, i sospiri sono più rinfrancati. Fuori attende il taxi di Manolo che saluta in spagnolo, si riacquista il coraggio salutando i conoscenti di viaggio. Si è sempre in cerca di compagnia giacché l’insieme genera più allegria. In terra straniera, l’amicizia, è la familiarità, che delizia. Si inizia la giornata da soldatini, vestiti con magliette e calzoncini. Tutti in gruppo senza far fatica per l’educazione fisica. Un nazionale sportivo insegna a scandire all’aperto i metodi di respirazione e qualche utile flessione. Tutti consapevoli che sono movimenti benevoli, eseguiti senza premura ma che arrecano beneficio ad ogni giuntura. A piedi nudi sulla spiaggia ogni lenta esecuzione è salutare e saggia. L’insegnante volontario, si presta per devozione dopo che lui stesso per i medesimi esercizi, ha ricevuto benefizi e guarigione. E’ un vero professionista, ex nazionale di tiro a segno, che offre ogni mattino il suo impegno, lo fa per diletto capace di alleviare qualche difetto agli alunni di diversa nazione, oltre ad essere per tutti, motivo di aggregazione. Dopo la colazione si ritorna sotto l’ombrellone, sdraiati sulla sabbia, luogo in cui l’inverno fa meno rabbia. Alcuni in disparte praticano il gioco delle carte dove in fretta s’improvvisa qualche barzelletta. Le passeggiate corali diventano utili per gli scambi confidenziali, si capta l’informazione per dove meglio far colazione; invece agli sprovvisti si consiglia dove fare migliori acquisti. Molti fanno bagni e docce, altri giocano alle bocce. Alla sera senza il cappotto si va a magiare il pesce col risotto.

L’aggregazione cancella i pensieri e la mortificazione perché la libertà è partecipazione. Le serate danzanti sono sospese per le restrizioni abbondanti, così per i tornei di burraco, in attesa che tutto venga ripreso a tra poco. La compagnia e l’allegria spesso sono minate dall’apparenza, da coloro che vogliono mettersi in evidenza per abbagliare all’istante, creando l’atmosfera devastante.

Non appena si fa amicizia del nuovo conoscente si allontanano le vecchie amicizie e il parente. Essi sono convinti di acquistare nuove dimensioni e di ricevere maggiori considerazioni. Sempre è buona sorte, varcare qualsiasi soglia con la propria consorte, l’aiuto corale è la forza ottimale, capace di trovare la giusta soluzione per ogni situazione.

La lunga convivenza è definita monotonia o pazienza? L’unione è considerata un avvilente frustrazione? Non è così, sapeste da soli come si allunga l’inutile dì. La solitudine attanaglia, generando la nostalgia canaglia; un unico ingranaggio capace di tritare entusiasmo e coraggio. Si ha poi nostalgia degli accesi battibecchi, delle incomprensioni e delle discussioni. Quando non si è più coppia, il morale si affievolisce e scoppia. Si scopre la stupidità per l’avvenuta rivalità, s’invoca il proprio amore persino il sudore impregnato sul suo maglione.

Quando si resta soli, tristi e sordi, le discussioni diventano antichi ricordi, ricchi tesori accampati nei cuori. Si vaga per la città cercando tra la folla che non sa, del dolore inflitto nel proprio cuore. Si cerca invano di dimenticare ma il vero amore non si può scordare. Da ex-pastorello quindicenne, ho percorso indenne, il tratturo della transumanza, San Paolo-Sulmona, definita la mia prima vacanza, dodici giorni e dodici notti con i piedi cotti dal sudore, a quell’età però la vita aveva un altro sapore. Da ottantenne, la transumanza, Italia-Tenerife, ha acquisito più importanza, ha una valenza doppia, perché non ho viaggiato da solo, ma in coppia.

Antonio Monte da Tenerife

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