Lettera al Direttore. Quale sarà il destino di Tenerife dopo il coronavirus?

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Lettera al Direttore. Quale sarà il destino di Tenerife dopo il coronavirus?

E’ terminato maggio e siamo già oltre alla metà di giugno, i mesi dell’esplosione della natura. Con le sue sublimi sfaccettature, la natura si manifesta con l’impulso spontaneo di piante, fiori e alberi, con la musica melodiosa del cinguettare degli uccelli che ci ricordano, ancora una volta, la bellezza della vita, il suo fascino, la sua armonia che incanta e ci spinge ad essere felici.

La felicità però non si può comprare al mercato: la si può conquistare con l’impegno, la perseveranza, la tenacia e la costanza assidua di noi umani che, con caparbietà e pervicacia, sappiamo raggiungere qualunque obiettivo e traguardo ci proponiamo di ottenere. Questo preambolo mi permette di introdurre l’argomento del destino di Tenerife e di tutti gli Italiani che qui vivono, lavorano e hanno costruito i sogni e le speranze per loro stessi, per le famiglie e per i loro figli ormai integrati ed assimilati ai canari.

Oggi purtroppo il sogno e il desiderio di tanti va ad infrangersi contro questo maledetto e oscuro virus che ha colpito tanti di noi, anziani o giovani, persone sane e persone deboli o cagionevoli di salute, costringendo i Governi di gran parte del mondo a imporre la quarantena. Si tratta di una misura antica di prevenzione, ma  ancora è l’unica considerata il sistema più efficace per contenere le epidemie, riducendo sensibilmente i casi di infezione.

Cosi i nuovi scenari si presentano con questa emergenza sanitaria che sta trasformando il sistema di vita delle comunità. Abbiamo tutti meno certezze per l’avvenire, ma avremo risposte sempre più qualificate, perché l’ansia del contagio è una reazione emotiva che stimola la nostra attenzione, ma attiva al contempo le nostre risorse mentali e fisiche per affrontare questa nuova situazione.

L’ansia sociale per il contagio da covid19 ha condotto a episodi di aggressività e intolleranza verso i cittadini cinesi che non costituivano alcun pericolo. Questo è accaduto perché l’imprevedibilità della malattia ha attivato ansie inconsce che evocano pericoli ed epidemie che hanno segnato la Storia umana. La peste e il colera sono iscritte nel nostro patrimonio genetico, insieme con il clima fosco del terrore collettivo. E così anche la caccia agli untori: accusati in passato ingiustamente di essere artefici del contagio solo perché stranieri, oppure sconosciuti che si comportavano in modo non convenzionale.

All’amica Editrice Signora Antonina va tutta la mia comprensione in questo particolare momento di sofferenza editoriale, sperando che questo difficile periodo potrà essere superato senza perdere la speranza, per far germogliare presto una nuova stagione. Ricordiamo che quando il sole tramonta…si illuminano le stelle.

Questo mio desiderio è condiviso da tanti, tanti e tanti amici di Antonina. Forza, perché presto tutto ritornerà come prima. Anzi: meglio di prima!

giannimperia

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