Mi dicono: “sei vecchio, antiquato”, ed io sono contento!

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Mi dicono: “sei vecchio, antiquato”, ed io sono contento!

Oggigiorno essere moderni significa accettare incondizionatamente il modo di vivere, costumi ed abitudini, il parlare, il  vestire. Io invece mi trovo legato alle consuetudini, alle tradizioni, alle abitudini ed alle usanze di una volta: non parliamo di tanto tempo fa, basta pensare a 40/50 anni fa, quando tutto era diverso.

Mi accorgo con rimpianto che in questi anni, nemmeno mezzo secolo, il mondo è cambiato e purtroppo non in meglio.

Una volta l’educazione e il rispetto verso il prossimo venivano insegnati con le parole adeguate, ma se queste non erano sufficienti, si applicavano piccole punizioni, che chiarivano il dovere dei più piccoli di rispettare gli adulti, e in particolare gli anziani.

Gli anziani erano coloro che con il proprio lavoro e sacrificio avevano creato le condizioni per far vivere ai giovani una vita soddisfacente, nel benessere. L’insegnamento dei nostri genitori dimostrava con l’esempio l’attaccamento al rispetto e all’amore verso i più anziani, che venivano aiutati, quando le condizioni fisiche o mentali venivano a mancare.

La famiglia si raccoglieva intorno ai “vecchi”, per assisterli e far sentire loro la vicinanza e l’affetto necessari per continuare a respirare “aria di famiglia”.

Oggi viviamo una vita frenetica, l’egoismo non permette alla società di occuparsi “degli altri”, anche se genitori o familiari implorano aiuto: non tanto in termini di assistenza, quanto di amore, affetto, sorrisi, carezze, parole gentili.

Oggi il mondo non ci permette di occuparci di qualcun altro, sia genitore, fratello, familiare, perché siamo troppo impegnati dal nostro egoismo ed egocentrismo per concedere attenzione ai bisogni degli altri, della famiglia, della società, dell’umanità, che consideriamo ormai un elemento astratto, che non fa più parte della nostra coscienza e sensibilità.

La sensibilità, l’affetto, l’amore per gli altri non s’insegnano con le parole, con vocaboli o definizioni, ma con la prova e la dimostrazione che le nostre azioni sono rivolte a favore degli altri. Non si tratta di sciorinare espressioni altisonanti, ma dimostrare con i fatti, adoperandosi in comportamenti e iniziative che possano generare a loro volta azioni e comportamenti altruistici.

Solo in questo modo, il viaggio della vita potrà avere quello scopo umano che è un messaggio per spiegare il senso e l’idea di dove stiamo andando.

La bomba demografica si è rimpicciolita, è invecchiata. Pochi sono i giovani e ancor meno le nascite. Il welfare è sotto pressione come non mai, l’ansia per il futuro domina il nostro pensare, mentre reagiamo sfiduciati verso il prossimo. Il grande problema del lavoro dei giovani, che manca, l’intolleranza ed il razzismo mi tolgono il sonno.

Giannimperia

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