Pane, Amore e … Empatia – Dedicato a chi sogna di essere uno chef italiano a Tenerife

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Pane, quello che abbiamo come alimento principe della cucina italiana. Amore, quello che abbiamo per la nostra terra, per i suoi mille odori e mille sapori, per la caledoscopica varietá dei suoi prodotti agroalimentari.

 

Empatia quella che, spesso, non abbiamo quando pensiamo che tra tutti i sapori del mondo i nostri siano oggettivamente i migliori e pertanto graditi, anzi adorati, da tutti. Empatia. Dall’enciclopedia Treccani: capacitá di immedesimarsi e fare propri gli stati d’animo di un’altra persona.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}Il quadro é completo per iniziare a raccontare la storia. E per invitarvi a riflettere. C’era una volta, non molto tempo fa, una giovane donna italiana che amava districarsi tra i fornelli con un esito molto piú che discreto. Le sue cene a base soprattutto di antipasti, primi piatti e verdure richiamavano con successo moltissimi amici.

Da brava anfitriona cucinava tutto, tranne i dolci per i quali aveva una manina meno felice visto che da sempre il suo palato era maggiormente stuzzicato dai sapori salati. Ho sempre pensato che la cucina sia sinonimo di creativitá, e qui passo dalla terza persona singolare alla prima.

La creativitá é difatti l’arte o la capacità cognitiva della mente di creare e inventare; essa può prestarsi a numerose interpretazioni e significati e soprattutto puó esplicarsi in numerose maniere. Cucinare, a mio avviso, é una di queste.

Le mie cene, spesso in piedi … si fa per dire perché poi un posto a sedere lo si trova sempre, si basano su un semplice concetto, la monotematicitá.

In tempi come questi in cui la salute deve andare a braccetto con il concetto di buona tavola rinuncio alle tradizionali cinque portate della cucina italiana per focalizzarmi solo su antipasti e primi piatti.

Quindi per iniziare una pletora di bruschette e/o focacce, verdure grigliate e non, prosciutto e/o formaggi tipici, a seguire quasi sempre un assaggio di due primi piatti a contrasto, uno dal sapore netto e deciso come bucatini alla carbonara, spaghetti all’amatriciana, cacio e pepe, spaghetti alla gricia, penne all’arrabbiata, fusilli alla puttanesca, fettuccine al ragú in tutte le sue declinazioni (tradizionale, bianco, di salsiccia …) e uno rigorosamente piú delicato, generalmente a base di verdure, come maltagliati ai legumi, orecchiette o fusilli con broccoli o broccoletti, tagliatelle con ricotta e noci, o con formaggi, tartufo, o con funghi etc. etc..

Arrivata a Tenerife mi creo una cerchia di amici, spagnoli peninsulari e canari, e ripeto pedissequatamente la cena come se non avessi interposto quasi 2.500 km tra Roma e la mia casa attuale. Ma chi se ne importa … a chi non piace la cucina italiana, la adorano a tutte le latitudini. Questi qui se la sognano una vera carbonara senza panna e con l’autentico pecorino romano e poi che dire degli gli gnocchi al gorgonzola … nemmeno sanno cosa siano, saranno una vera sorpresa. Stasera si leccheranno i baffi.

Altro che i fantomatici spaghetti alla bolognesa (spagüeti a la boloñesa) che ti propinano da queste parti, un piatto immaginario che non troveresti nemmeno nella piú infima bettola di Bologna!

Inizio con il solito antipasto di prosciutti e formaggi arrivati direttamente dall’Italia, verdure grigliate, olive e crema di olive; il pane purtroppo é quello che é dal momento che panifici artigianali non ce ne sono, ma un “pan de pueblo” abbruscato, generosamente ricoperto di aglo, olio e pomodoro fa sempre la sua bella figura come bruschetta. Successo completo. Arrivano i primi, il piatto forte della serata.

Ma, con sommo orrore, noto che mentre in Italia gli amici si avventavano voracemente sul maccherone o sul fusillo qui distrattamente posano due o al massimo tre cucchiaiate di pasta sul piatto in cui giace ancora una fetta di prosciutto o un tocco di formaggio, come se la pasta fosse solo un accompagno. Risultato: la quantitá di pasta che normalmente utilizzo per due persone basta a sfamarne sei o piú.

Il pecorino della carbonara ha un sapore troppo forte e il gorgonzola … non lo hanno detto esplicitamente, forse per educazione, ma dai loro sguardi intuivo che altro non pensavano che alla puzza! Come ciliegina sulla torta qualcuno mi chiede anche se l’uovo crudo della carbonara é pericoloso per via della salmonella.

Il giorno dopo mi ritrovo con tanto materiale avanzato per fare frittate di pasta per un reggimento di alpini. A conclusione per fortuna che avevo un pezzo di parmigiano reggiano DOP invecchiato 30 mesi portato dall’Italia e una tortilla preconfezionata di Mercadona.

Ho risolto la cena (erano ancora visibilmente affamati) con tapas a base di tocchetti di parmigiano e trocitos di tortilla, una vera armonia di cucina italiana e spagnola in zona Cesarini. La veritá é che ho capito che italiani e spagnoli sono simili ma non sul piano culinario.

Noi adoriamo vedere i piatti pieni susseguirsi gli uni con gli altri (primo, secondo etc. etc.), loro amano spizzicare vari stuzzichini (del resto ir de tapas é una costante delle serate spagnole) quasi sempre sullo stesso piatto in cui … ebbene si … la pasta, la nostra cara vecchia pastasciutta é solo uno dei tanti ingredienti, ingrediente peraltro non condito, di un piatto unico.

La pasta, ahinoi, é assimilabile ad una sorta di contorno, un alimento che da solo non gode di vita propria. “Maccarone… m’hai provocato e io te distruggo, maccarone! Io me te magno!” e via con l’abbuffata, diceva Alberto Sordi nel brillante film di Steno “Un Americano a Roma” (1954).

A queste latitudini non avrebbe fatto certo indigestione!

Carla Galanti

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