Pane, amore e … empatia – Neo pensionati italiani cercano casa a Tenerife

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Pane, amore e … empatia – Neo pensionati italiani cercano casa a Tenerife

Neo pensionati italiani cercano casa: 5 vani, doppi servizi, imprescindibile bidet Mi ripeto, ma … repetita (si sa, o almeno si spera) iuvant.

Pane, quello che abbiamo come alimento principe della cucina italiana e che sappiamo essere di accompagno ai mille companatici che noi chef, master chef, aspiranti tali o semplici frettolose casalinghe prepariamo in cucina, nella nostra cucina. Amore, quello che abbiamo per la nostra terra, per la nostra dimora, la nostra casa, il nostro nido.

Empatia quella che, spesso, non abbiamo quando pensiamo che tra tutte le magioni del mondo le nostre siano oggettivamente le migliori e pertanto gradite, anzi adorate, da tutti e a tutte le latitudini.

Empatia. Dall’enciclopedia Treccani: capacitá di immedesimarsi e fare propri gli stati d’animo di un’altra persona. Il quadro é completo per iniziare a raccontare la storia. E per invitarvi a riflettere. Di nuovo. C’era una volta, non molto tempo fa, una giovane donna italiana che amava vestire gli spazi con un esito molto piú che discreto. Sottolineo che non ho mai, e ribadisco mai, inteso la casa come uno showroom piuttosto che come reale spazio da vivere, non mi sono mai sentita pervasa da quella perversa attitudine di molti miei colleghi che faceva asserire a Le Corbousier che l’arte dell’architetto consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria.

Ho sempre avuto la passione per gli interni e ho sempre ritenuto gli oggetti, l’arredo e le finiture come indispensabili complementi per valorizzare ed esaltare uno spazio architettonico ben progettato. Chiaro é che con queste premesse ho dovuto fare i conti con una realtá che non mi aspettavo neanche lontanamente.

puerto-tenerife.jpgIn quest’isola di Tenerife, e in particolare per quanto mi riguarda da vicino a Puerto de la Cruz, tutte le certezze sul “patrimonio costruito” sono letteralmente sovvertite. A parte la cronica assenza di bidet, che risulta ormai essere un classico al di fuori dei nostri confini, e la talvolta scarsa maestria delle manovalanze quasi al limite dell’improvvisazione (ero giá abituata in Italia; come se domandando: ma da quanto fai il muratore?

Ti sentissi rispondere: per la veritá non molto ma da piccolo giocavo con i Lego, ero bravo sai!) quello che colpisce é che tutto é ridotto, piccolo, sottodimensionato per i nostri standard consueti. I soffitti alti 2,70 m? E mi rispondo da sola: perché tutto questo spreco mica siamo Watussi! Il letto matrimoniale largo canonicamente 1,80/1,90 m? E nuovamente mi dó da sola la risposta: a meno di non avere stazze extralarge a cosa servono davvero 30 cm in piú?

Fare i conti con una realtá che ha dismesso, riconvertendole in spazi abitativi, molte delle strutture alberghiere sorte nell’epoca d’oro del turismo tinerfegno tra gli anni sessanta e settanta dello scorso secolo. Questo é quello che ti colpisce in faccia come un pugno e che devi piano piano, lentamente, accettare e metabolizzare se vuoi imparare a amare questi luoghi.

E che anche nella nuova progettazione spesso pedissequamente e stancamente ha continuato a seguire canoni obsoleti ed inadeguati anche quando si realizzavano residenze e non piú aparthotel. Difficilmente infatti si incontrano camere da letto matrimoniali superiori o pari ai 14 mq italiani. Da ció ne consegue da queste parti l’utilizzo di letti matrimoniali molto, ma molto, al di sotto della soglia accettabile per noi italiani.

Il letto matrimoniale standard qui é da 1,50 m con la possibile variante al ribasso di 1,35 m. Il tedesco, determinato e maniacalmente attento al confort, spesso esige i letti separati ma noi no. Noi italiani non rinunciamo al talamo matrimoniale. I letti separati ci appaiono come l’anticamera del divorzio, ma poi storciamo la bocca di fronte all’alcova di Barbie che ci si impone alla vista ogni qualvolta andiamo a visitare un appartamento. E poi il numero dei vani.

Nel paese che rifunzionalizza gli hotel realizzando da vetuste camere miriadi di estudios, sorta di miniappartamenti con un unica finestra, condizione questa che stride con qualsiasi regolamento edilizio o d¡ igiene a noi conosciuto (vi dice nulla il rapporto geometrico tra superficie calpestabile e superficie apribile?), noi cerchiamo disperatamente la camera da letto. Ma la camera da letto vera, non quegli aborti di “dormitori” chiusi da quattro pareti e una porta, che si aprono all’interno del salone della casa.

Finte camere, camere cieche, per rispondere a vere esigenze di privacy ma senza aria e né luce solare. I miei zii, li chiameremo per comoditá zio Lucio e zia Lella, come molti altri connazionali hanno deciso di trascorrere i mesi invernali a Tenerife. Mobilitazione generale e grandi manovre per la ricerca dell’appartamento ideale.

I vani. Croce e delizia di ogni agenzia immobiliare! La dimora standard per noi italiani ha due camere da letto e due bagni corredati dall’inderogabile bidet. Mission impossible … o quasi. Sai … possono venirci a trovare i figlioli e se ci fosse un divano letto per i bimbi sarebbe anche meglio! Ma adorati zietti vi rendete conto che risparmiando 200 euro mensili sull’affitto di una casa con due camere da letto (e incrociate le dita che siano camere vere con finestra esterna) e due bagni, facendo un ipotesi di permanenza a Tenerife pari a 6 mesi invernali, avreste a disposizione un badget in piú di 1200 euro da destinare ai pargoli e alla loro prole per farli alloggiare una settimana in uno splendido hotel 5 stelle con tanto di tata stile Mary Poppins per i bimbi e maggiordomo in livrea a disposizione degli adulti!

Cari zietti, la veritá é che noi cerchiamo di riproporre i nostri modelli in contesti che ne hanno tutt’altri, forse peggiori o forse migliori, ma comunque diversi. É con la diversitá dell’altro che dobbiamo fare i conti, rispettandola per magari cercarla di farla nostra aggiungendo del nostro, a poco a poco con amore e pazienza. Zio Lucio e zia Lella alla fine sono stati a Puerto quest’inverno in un comodissimo loft con splendida vista mare, piscina e roof garden, centrale e a due passi da tutti i supermercati. I pargoli e la prole per una settimana sono stati alloggiati in un signorile appartamento vista Teide con grande gioia soprattutto della nuora (meno male mi sono risparmiata una settimana di arresti domiciliari a casa con mia suocera!)

Quello che ho imparato, dunque, nel tempo trascorso qui sull’isola e che vorrei condividere con gli altri italiani che ogni giorno approdano da queste parti (non riuscendo a togliersi di dosso gli stessi panni indossati fino ad ora) é che “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust).

Carla Galanti

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