Possiamo dirlo: Cenerentola è Napoletana!

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Chi non conosce fiabe come “Cenerentola”, “La Bella Addormentata nel Bosco”, “Raperonzolo”, “Il Gatto con gli Stivali”? Sono racconti le cui radici affondano nella cultura popolare e che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo occidentale.

 

Le raccolte di celebri autori come Perrault, H.C. Andersen ed i Fratelli Grimm, hanno conferito alla fiaba una dimensione letteraria indipendente, imponendola come genere narrativo al di là delle convenzioni e degli schemi stilistici, in cui il mondo reale cede il campo alla fantasia, ed elementi magici, simbolici e psicologici hanno un ruolo preponderante.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}In realtà, gli autori menzionati, si sono limitati a riprendere e riadattare racconti popolari tramandanti oralmente e le cui origini – in alcuni casi – sono estremamente antiche. Un personaggio le cui vicende ricordano quelle di Cenerentola, ad esempio, viene descritto già nel II Libro delle “Storie” di Erodoto, in cui la cortigiana Rodopi, invidiata e vessata per la sua straordinaria bellezza, riesce a sposare il Faraone grazie ad un paio di scarpette rosse che solo lei è in grado di calzare ed al provvidenziale intervento del Dio Horus.

Persino in Cina esiste una versione risalente al IX secolo della fiaba di Cenerentola: anche in questo caso, il “lieto fine” è propiziato dall’intervento dell’elemento magico e da una scarpetta “provvidenzialmente” perduta…

Non è però necessario andare così indietro nel tempo per risalire alla fonte che ispirò Perrault e i Fratelli Grimm: è sufficiente fermarsi al 1634, quando apparvero i primi 3 volumi (cui ne seguiranno altri 2 nel 1635 e nel 1636) de “Lo Cunto de Li Cunti (overo lo trattenemiento de’ peccerille)” dello scrittore campano Giambattista Basile. Si tratta di una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana e strutturata secondo un modello simile al Decameron di Boccaccio, al punto da essere successivamente ribattezzata “Pentamerone”; le storie vengono infatti raccontate da 10 narratrici e sono suddivise in 5 “giornate”.

Nel 1697 Charles Perrault tradusse e riadattò alcune delle fiabe contenute nel Pentamerone di Basile e le incluse nella sua celebre raccolta “I Racconti di Mamma Oca”. Lo stesso fecero più tardi, nel 1812, i Fratelli Grimm, che in quell’anno pubblicarono la raccolta “Fiabe del Focolare”.

Fra le fiabe di Basile riadattate ed edulcorate da Perrault e dai Fratelli Grimm, si annoverano “Zezolla” (Cenerentola), “Sole, Luna e Talia” (La Bella Addormentata), “Petrosinella” (Raperonzolo) e “Cagliuso” (Il Gatto Con Gli Stivali). In realtà, sebbene il sottotitolo della raccolta di fiabe di Basile – “lo trattenemiento de’ peccerille” – lascerebbe intendere che i destinatari dei racconti siano i bambini, lo stile narrativo ed i temi trattati non corrispondono a questa visione.

I racconti del Pentamerone, infatti, presentano elementi decisamente poco consoni alla letteratura per l’infanzia, quali omicidi, stupri e cannibalismo. Da ciò è facile dedurre come la raccolta fosse stata in realtà concepita per il divertimento delle corti e fosse rivolta a “…uomini letterati ed esperti e navigati, che sapevano intendere e gustare le cose complicate e ingegnose” come scrisse Benedetto Croce, grande estimatore di Basile.

Proprio tale peculiarità, ha fatto si che le fiabe di Basile siano rimaste lungamente nell’oblio, mentre le versioni “rivedute e corrette” in chiave pedagogica di Perrault e dei Fratelli Grimm hanno al contrario incontrato enorme successo.

Confrontando le fiabe di Basile con le versioni apparse successivamente, le differenze appaiono immediatamente evidenti: ad esempio Zezolla, la “Cenerentola Partenopea”, per nulla mite e remissiva come la sua variante più celebre, si macchia dell’omicidio della matrigna per favorire il matrimonio del padre con la sua istitutrice, che apparentemente è affezionata a lei; l’idillio però dura ben poco, e Zezolla si rende conto di essere caduta dalla padella alla brace.

Aiutata da una fata, riesce infine a sposare l’immancabile Principe, ma a differenza dei riadattamenti successivi, le ci vorranno ben 3 balli prima di poter finalmente calzare la fatidica scarpetta. Presenta tinte assai più fosche “Sole, Luna e Talia”, versione di Basile della fiaba della “Bella Addormentata nel Bosco”.

Se nella variante ormai diventata classica, la bella Principessa viene risvegliata da un romantico bacio, nella versione originaria di Basile la Principessa Talia viene assai più prosaicamente abusata da un Principe ben poco nobile, e sarà grazie ai figli concepiti a seguito della violenza che la protagonista sarà finalmente ridestata dal sonno incantato. Il discutibile “lieto fine” si realizza solo dopo altre innumerevoli peripezie, nel corso delle quali Sole e Luna, i figli della Principessa, rischiano letteralmente di essere serviti come pietanze alla mensa del padre…

Come accennato in precedenza, fra i grandi estimatori di Giambattista Basile vi fu il grande Filosofo e Scrittore Benedetto Croce, il quale contribuì alla riscoperta de “Lo Cunto de Li Cunti”, che definì “il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari…”.

A Croce si deve anche il più celebre adattamento in lingua Italiana dell’opera di Basile, realizzato nel 1925. Ma la definizione forse più azzeccata del Pentamerone, è però da ascrivere al grande Italo Calvino – anch’egli affascinato dall’opera dello scrittore di Giugliano – che nel suo Saggio “Sulla Fiaba”, affermò che il libro di Basile “è come il sogno d’un deforme Shakespeare partenopeo”.

Al di là delle opinioni e dei gusti personali, resta inspiegabile il fatto che un’opera che potrebbe essere tranquillamente definita “fondante” del genere fiabesco, ed in una prospettiva più ampia, pietra miliare della Letteratura per l’Infanzia, sia tuttora poco conosciuta se non in ambito accademico.

Se Cenerentola, La Bella Addormentata, Raperonzolo e gli altri personaggi del mondo delle fiabe vi hanno fatto sognare scorrendo le pagine di un libro o mentre vi perdevate nelle sfavillanti trasposizioni cinematografiche disneyane, lo si deve anche ad un misconosciuto scrittore campano del ‘600: Giambattista Basile da Giugliano di Napoli.

E alla fin fine si, possiamo dirlo: Cenerentola è Napoletana!

Claudio Del Piano

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