Risposta all’articolo: visita all’ufficio delle tasse con pacemaker

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email inviata alla direzione e pubblicato nel numero di settembre 2014 a pag. 21

Pregiatissimo Signor Mario,

 

Per motivi di lavoro devo recarmi all’Ufficio delle tasse (Hacienda) a Tenerife sud, almeno 4 o 5 volte al mese.

Da anni incontro sulla porta la Sig.ra Carmen, la guardia giurata che regola e controlla l’accesso.

Io, come tutti i miei colleghi, siamo ben lieti di potere contare sulla sua presenza visto che, spesso, si assume responsabilità al di là del suo dovere nel tentativo di aiutare gli utenti.

{loadposition adsense-riquadro-articoli-piccolo}Più volte mi sono chiesto com’è il suo lavoro: una noiosa giornata di controllo dell’accesso, sempre più spesso interrotta da continui richiami alle persone che gridano nel cellulare sotto il cartello che invita a non usarlo, inseguimenti dei bambini che si intrufolano fra le gambe degli impiegati sotto lo sguardo indifferente dei genitori che hanno rinunciato da tempo ad educarli oltre a sopportare gli impazienti che ogni 3 o 4 minuti vanno a chiederle come mai il loro numero non è ancora uscito.

Da un po’ di tempo, per colpa dei tagli alle spese statali, anche a Tenerife, chi si occupa degli accessi negli Enti Pubblici, si è visto progressivamente aumentare il carico di lavoro in quanto oggi svolgono spesso compiti aggiuntivi che dovrebbero competere agli impiegati.

Ovviamente, nella loro busta non è entrato un soldo in più. Direi una bugia se dicessi che non mi aspettavo prima o poi da un mio connazionale un reclamo su Doña Carmen.

Già una volta, in mia presenza, aveva dovuto affrontare con fermezza un tedesco che si era messo ad urlare contro tutti perchè non riteneva logico che in quell’Ufficio nessuno parlasse una lingua così importante come la sua. Sig. Mario, nel suo reclamo sostiene che questa persona l’ha discriminata.

Eppure ha fatto il suo lavoro e con professionalità: le ha chiesto la tessera rilasciata da un medico che certifica che lei è un portatore di pacemaker, documento che non aveva con sé.

Anche la Polizia, stando al suo racconto, le ha chiesto una seconda volta la stessa tessera. Ora, se in tutti gli aeroporti e uffici del mondo l’hanno lasciata passare senza problemi, i casi sono due: o Hacienda ha un regolamento più ristretto che lei non ha il diritto di criticare (non si scordi che Spagna ha sofferto il più grande attacco terrorista Europeo e che Eta è solo dormiente), oppure lei sta castigando l’unico operatore che cerca di fare il suo lavoro con disciplina e applaudendo gli altri che, svogliati, le rendono però la vita più facile.

Se, e ripeto, se è obbligatorio che le richiedano la tessera, come mai non usa la stessa enfasi per lamentarsi di chi la lascia passare senza un approfondito controllo?

Non è questo un rischio per la sicurezza di tutti? Mi ha fatto riflettere la sua domanda sulla necessità che persone in quel posto così delicato debbano essere adeguatamente preparate.

A mia volta mi chiedo: ma l’utente, non deve avere uguale preparazione? Oggigiorno i giovani no, ma le persone della mia e della sua generazione, eravamo preparati per recarci in un Ufficio Pubblico: ci avevamo educato a rispettare, in qualsiasi caso, i lavoratori e l’autorità.

La sua rabbia ha offeso entrambi.

Posso comprendere che non sia facile vivere con una malattia o con un apparato, però ancora più difficile è vivere senza accettare gli inconvenienti che possono succedere.

Lei è residente nelle Canarie, gode di un ottimo clima e di una vita più serena.

Accetti che non si può avere tutto.

Cordialmente!

Giovanni Comoli

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