Stimata Antonina Giacobbe

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Ho ricevuto il suo contatto da Ilva di Correggio in un volo di ritorno da Tenerife sud a Bologna.

Mi chiamo Nicola e sono arrivato a Tenerife il 23 Marzo 2006 invitato dal mio correlatore di laure a lavorare con lui nel suo studio estero.

Ma ritorniamo un po’ indietro a quando tutto questo ebbe inizio…

 

Il mio arrivo nell’isola non è stato dei più felici.

Sono arrivato organizzandomi il viaggio e immaginandomi come poteva essere Tenerife.

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Come chiunque si accinga ad apprendere un viaggio osservai in un atlante in che puntino nell’ oceano mi sarei andato a cacciare.

Ricordo che comprai anche una piccola guida della Lonley Planet che per mia fortuna aveva poche immagini del tutto decontestualizzate che non permettevano di avere una visione chiara del paesaggio e dell’isola di per se.

I colori apparivano brillanti e le città, un insieme pittoresco di elementi storici.

Arrivato all’aeroporto de Los Rodeos presi una “guagua” e mi diressi a Santa Cruz.

A darmi il benvenuto una raffineria in piena vista e una Plaza de Espana con i lavori in corso .

Immaginavo che data la localizzazione della capitale vi fosse almeno un lungomare e una spiaggia dove passeggiare …ma anche qui Santa Cruz de Tenerife delude.

Il mio carattere e la mia tenacia mosse dal desiderio di capire e conoscere mi hanno permesso di indagare, cercare, osservare e stupirmi di fronte a uno dei paesaggi più belli e unici al mondo.

Montagne verdi, increspate, coronate da boschi secolari ottime per le passeggiate e dei pic-nic in famiglia fanno da guardiane a delle piccole spiagge nere brillanti che caratterizzano gran parte dell’isola.

Per non parlare della gente, degli abitanti dell’isola, gentili e affabili amano la loro terra e i luoghi dove sono cresciuti. Dopo qualche tempo nell’isola mi resi conto che l’idea che mi ero fatto e che vendono le agenzie al di fuori delle Canarie non è affatto veritiera bensì ingannevole.

D’altra parte lo è anche il sud dell’isola venduto come icona e imbottito di turisti non è altro che una cupola di vetro che si vende al turista comodo e fugace che spesso torna a casa con un idea del tutto sbagliata del luogo che ci ospita.

Mi sono laureato in architettura a Venezia e devo ammettere che ho avuto un percorso inconsueto.

Di fatto la maggior parte dei neolaureati in Italia svolgono mere funzioni di restituzione grafica sottopagati, mentre io ho avuto la possibilità di sviluppare svariati progetti.

Dopo una gavetta di due anni a Tenerife e con l’opportunità di un buon progetto a Trento ho diretto uno studio satellite a Venezia per conto dello studio locale Palerm & Tabares de Nava s.l.p. Una volta portato a termine il progetto di un Centro Culturale Sportivo Polifunzionale ho optato per ritornare alle Canarie.

Durante la mia permanenza in Italia ho insegnato Progettazione Architettonica presso l’Università di Ingegneria Edile a Trento; esperienza che mi ha arricchito notevolmente tanto a livello professionale così come personale.

Tornato a Tenerife e godendo della fiducia del prof. arch. Juan Manuel Palerm Salazar ho continuato la mia attività professionale sviluppando tra tanti il progetto della stazione dei treni del sud di Anaza, il progetto per il nuovo Mercato La Recova della La Laguna e collaborando con la Biennale di Architettura, Arte e Paesaggio delle Canarie promuovendo il testo del Manifesto del Paesaggio e collaborando come coordinatore generale.

Data la difficile situazione dell’’architettura non ho mai abbandonato una formazione culturale che reputo necessaria per la crescita personale di ogni individuo.

Dallo scorso anno svolgo attività di traduzioni e interpretariato presso gli organi giudiziari di Santa Cruz de Tenerife.

Ho saputo che lei con il suo giornale sta cercando di aiutare gli italiani a interagire e conoscere l’isola nei suoi molteplici aspetti; aiutando anche coloro che vivono come residenti a intercambiare esperienze e relazionarsi tra loro.

Reputo che il suo impegno denoti una lodevole volontà di collaborazione e di voglia di “italianicità”che risulta essere una malattia comune di noi residenti che abbiamo staccato il cordone ombelicale ma portiamo sempre nel cuore la nostra “bota tricolor”.

Sarebbe un gradito piacere poterla conoscere e intercambiare qualche opinione….

Nicola

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